Nel decennale del terremoto del 24 agosto 2016, OPI Rieti rilancia la testimonianza del soccorritore ARES 118 tra triage e macerie
Il 24 agosto 2026, esattamente dieci anni dopo il terremoto che devastò Amatrice e ampie aree dell’Appennino centrale, l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rieti ha affidato alla testimonianza dell’infermiere Andrea Sebastiani il ricordo delle prime drammatiche ore dell’emergenza. Un racconto personale che riporta al centro il contributo degli infermieri e degli operatori dell’emergenza sanitaria durante una delle più gravi catastrofi naturali della storia recente italiana.
Sebastiani, indicato dall’OPI Rieti come infermiere ARES 118 e membro del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico della stazione di Rieti, quella notte si trovava ad Amatrice. Dalla scossa delle 3:36 fino alle ore successive lavorò tra triage, soccorso, estrazione e assistenza ai feriti, rimanendo per circa tredici ore tra le macerie.
La sua testimonianza assume un significato particolare proprio nel giorno del decennale, mentre l’Italia ricorda le 299 vittime e una tragedia che, come ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, provocò anche 365 feriti e oltre 40mila sfollati.
Sisma di Amatrice 2016: cosa accadde alle 3:36 del 24 agosto
Alle 3:36 del 24 agosto 2016 una scossa di magnitudo Mw 6.0 colpì l’Appennino centrale. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia localizzò l’epicentro in provincia di Rieti, nei pressi di Accumoli, con Amatrice e Arquata del Tronto tra i centri più vicini e maggiormente colpiti.


Il bilancio ufficiale della Protezione Civile è di 299 morti, con gravissimi danni nei territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. Un successivo rapporto del Dipartimento indica 237 vittime ad Amatrice, 11 ad Accumoli e 51 ad Arquata del Tronto.
Il terremoto del 24 agosto fu soltanto l’inizio di una lunga sequenza. Il 26 ottobre 2016 nuove forti scosse interessarono soprattutto il confine tra Marche e Umbria e il 30 ottobre un terremoto di magnitudo 6.5 colpì l’area di Norcia, aggravando ulteriormente danni e sfollamenti.
Dieci anni dopo, il presidente Mattarella ha definito quella notte una pagina drammatica della storia della Repubblica, richiamando la necessità di continuare a «potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento» di fronte al rischio sismico.
Andrea Sebastiani: dalla propria casa al primo triage dei feriti
Il racconto pubblicato dall’OPI Rieti comincia negli stessi istanti della scossa.
Sebastiani si trovava a casa con la moglie, mentre i figli erano dai nonni a Contigliano. Dopo aver atteso la fine del movimento sismico e aver lasciato l’abitazione, iniziò ad aiutare i vicini, alcuni dei quali avevano difficoltà a uscire dagli edifici.
Poco dopo incontrò un carabiniere con competenze di soccorso alpino. Recuperata l’attrezzatura disponibile, i due iniziarono a evacuare persone con difficoltà di deambulazione e si misero in contatto con le rispettive centrali operative.
È in questa fase che, secondo la testimonianza dell’infermiere, prese forma un primo triage da maxiemergenza, con la separazione delle persone ferite in funzione della gravità e l’indicazione del campo sportivo come area più sicura per chi non presentava problemi sanitari immediati.
Con la Centrale Operativa vennero inoltre individuate possibili aree in cui allestire i Posti Medici Avanzati (PMA), tenendo conto della distanza dagli edifici pericolanti e della possibilità di utilizzare gli elicotteri.
Non si trattava ancora della macchina organizzativa che sarebbe arrivata nelle ore successive, ma della prima risposta sanitaria in un territorio improvvisamente trasformato in uno scenario di catastrofe.
«Tredici ore tra le macerie»: i soccorsi nel centro di Amatrice
Entrando nel centro di Amatrice, Sebastiani descrive una situazione di devastazione: edifici crollati, polvere, principi d’incendio e persone ferite che cercavano di allontanarsi dall’area più pericolosa.
Con l’arrivo di un’ambulanza proveniente dall’Aquila, il presidio del triage poté essere affidato a un’altra professionista. Sebastiani entrò quindi nella zona delle macerie insieme ad altri soccorritori e a squadre dei Vigili del Fuoco.
Le persone recuperate vive venivano valutate, immobilizzate e trasferite nelle aree di sicurezza e, una volta attivati i PMA, stabilizzate prima dell’eventuale trasferimento negli ospedali.
L’emergenza sanitaria assunse rapidamente dimensioni enormi. Secondo la Protezione Civile, in seguito alla scossa del 24 agosto furono effettuati 392 trasferimenti di feriti verso strutture ospedaliere delle quattro regioni interessate, anche mediante elitrasporto. Furono inoltre evacuati 39 pazienti da strutture sanitarie danneggiate ad Amatrice e Amandola.
Sebastiani racconta di essersi reso conto del trascorrere del tempo soltanto chiedendo l’ora a un vigile del fuoco: erano trascorse ormai tredici ore. Nel ricordo dell’infermiere restano «tredici ore passate nelle macerie senza bere senza mangiare», concentrate esclusivamente sul tentativo di soccorrere la popolazione.
Triage e PMA: perché gli infermieri sono centrali nelle maxiemergenze
La testimonianza di Amatrice permette di comprendere concretamente concetti che appartengono alla pianificazione sanitaria delle catastrofi.
La normativa nazionale definisce il Posto Medico Avanzato come una struttura o un’area funzionale destinata al triage e alla stabilizzazione dei pazienti prima della loro evacuazione verso gli ospedali più appropriati.
Nel triage di una catastrofe l’obiettivo non coincide semplicemente con la normale gestione dei flussi di un Pronto soccorso. Occorre rapidamente identificare la gravità delle vittime, assegnare le priorità, effettuare le prime procedure di stabilizzazione e organizzare l’evacuazione sanitaria.
La direttiva nazionale sul triage sanitario nelle catastrofi prevede infatti una prima classificazione delle vittime sul luogo dell’evento, una successiva stabilizzazione e una nuova valutazione una volta raggiunto il PMA.
I documenti di Protezione Civile riconoscono espressamente ruoli infermieristici nella catena dei soccorsi: nei PMA lavorano medici e infermieri con esperienza e formazione nell’emergenza e nelle maxiemergenze.
La capacità di operare in sicurezza, comunicare con la Centrale Operativa, attribuire correttamente le priorità, rivalutare le condizioni delle vittime e collaborare con Vigili del Fuoco, forze dell’ordine, soccorso alpino e altri professionisti diventa quindi parte essenziale della risposta.
A dieci anni dal sisma, il racconto di Andrea Sebastiani non rappresenta soltanto una testimonianza della cronaca del 2016.
È anche un richiamo all’importanza della preparazione alle maxiemergenze.
L’esperienza del terremoto evidenziò anche la necessità di garantire la continuità dell’assistenza sanitaria dopo la fase più acuta. La Protezione Civile attivò quattro Posti di assistenza socio-sanitaria, una radiologia campale, strutture provvisorie per farmacie, ambulatori e postazioni 118 e interventi di supporto psicologico.
La maxiemergenza, infatti, non termina con l’ultimo paziente estratto dalle macerie: continua con l’assistenza ai feriti, alle persone fragili, agli sfollati e alle comunità che hanno perso strutture sanitarie e servizi essenziali.
Dieci anni dopo: la ricostruzione di Amatrice è ancora in corso
Il decennale del terremoto coincide anche con un nuovo bilancio della ricostruzione.
Secondo il Rapporto 2026 della Struttura commissariale, nel complesso del cratere risultano 36.149 richieste di contributo per la ricostruzione privata, per 17,82 miliardi di euro. I cantieri autorizzati sono 23.361 e quelli conclusi 14.968.
Ad Amatrice la Struttura commissariale indica un avanzamento complessivo, tra ricostruzione pubblica e privata, pari al 40%. Le domande private presentate e accettate sono 1.510, mentre le abitazioni già ricostruite e dichiarate agibili risultano 247. Anche la ricostruzione dell’ospedale è in corso, con lavori indicati in fase avanzata nel rapporto diffuso in occasione del decennale.
Memoria e ricostruzione restano dunque strettamente legate. E la testimonianza degli operatori che furono presenti nelle prime ore contribuisce a conservare una parte fondamentale di quella storia: quella del soccorso sanitario prestato quando strutture, strade, comunicazioni e riferimenti ordinari erano stati improvvisamente sconvolti.
Dieci anni dopo, il racconto dell’infermiere Andrea Sebastiani ricorda soprattutto quanto, nelle maxiemergenze, tecnologia e organizzazione siano indispensabili ma debbano essere accompagnate da professionisti preparati, capaci di assumere decisioni rapide e di operare in squadra anche nelle condizioni più difficili.
Redazione NurseTimes
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Fonti ufficiali consultate
- OPI Rieti – testimonianza di Andrea Sebastiani, 24 agosto 2026: Dieci anni dal sisma di Amatrice: il racconto dell’infermiere Andrea Sebastiani
- Dipartimento della Protezione Civile – Terremoto Centro Italia 2016: Terremoto Centro Italia 2016-2017
- INGV – terremoto del 24 agosto 2016: Aggiornamento INGV del 24 agosto 2016
- Presidenza della Repubblica – dichiarazione del presidente Sergio Mattarella per il decennale: Dieci anni dal terremoto di Amatrice
- Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016 – Rapporto del decennale: 2016-2026, memoria, responsabilità e rinascita dell’Appennino centrale
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