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Sentenza storica della Cassazione: lavare i ferri chirurgici non è compito degli infermieri

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La Corte di Cassazione, con una sentenza storica (21 dicembre 2024 n. 33781), ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione avvocatura degli infermieri (Aadi), ponendo fine a una vicenda giudiziaria che ha visto un’infermiera di Ascoli Piceno obbligata a occuparsi di lavaggio, asciugatura e impacchettamento degli strumenti chirurgici. Questo pronunciamento segna un passo cruciale per la tutela della professione infermieristica, sancendo limiti chiari contro il demansionamento.

Il caso: obblighi ingiusti e battaglie legali

La vicenda ha avuto inizio quando un’infermiera, spesso chiamata anche in pronta disponibilità per occuparsi del lavaggio dei ferri chirurgici, ha contestato l’assegnazione di questo compito, ritenuto non conforme alle sue mansioni professionali. Dopo due sconfitte nei precedenti gradi di giudizio, l’Aadi ha portato il caso davanti alla Corte di Cassazione.

La Suprema Corte ha riconosciuto la validità delle argomentazioni presentate dall’associazione, stabilendo che tali mansioni possono essere assegnate agli infermieri solo in situazioni di emergenza comprovate e non differibili. In assenza di tali condizioni, queste pratiche costituiscono un demansionamento illegittimo.

La sentenza: rispetto per il ruolo degli infermieri

La Corte di Cassazione ha ribadito che gli infermieri svolgono una professione intellettuale e altamente qualificata, che non può essere svilita da mansioni inferiori come il lavaggio degli strumenti chirurgici. Ordinare tali compiti senza dimostrare urgenza e necessità violerebbe la normativa e i diritti dei lavoratori. Inoltre il demansionamento comporta un risarcimento per il danno subito.

Aadi: “Una lezione anche per gli Ordini professionali”

L’Aadi non ha risparmiato critiche verso alcuni Ordini professionali degli infermieri (Opi), accusati di non tutelare adeguatamente i professionisti e di promuovere corsi su attività considerate marginali, come lo svuotamento delle sacche di urina. Secondo l’Associazione, tali iniziative rischiano di sminuire la dignità e il valore della professione.

La stessa Aadi ha annunciato che riassumerà la causa entro 60 giorni, insistendo sul risarcimento per l’infermiera coinvolta e rafforzando il messaggio di tutela della professione. La sentenza della Cassazione, già definita storica, chiude un anno di successi legali per l’Associazione, che promette di affrontare nuove battaglie nel 2025 a difesa di infermieri, ostetriche e altre professioni sanitarie.

Redazione Nurse Times

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