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Si licenziano dal settore privato per lavorare in Asl Lecce, ma Regione Puglia blocca le assunzioni: 72 tra medici, infermieri e biologi restano a casa

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Asl Lecce, indennità giornaliera raddoppiata per chi lavora in Ps, 118 e Casa circondariale
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Vinti i relativi concorsi, 72 tra medici, infermieri e biologi si erano licenziati dai propri posti di lavoro nel settore privato per firmare un contratto con l’Asl Lecce. Invece sono ora disoccupati, per effetto di due direttive emanate dal governatore pugliese Antonio Decaro con l’intento di mettere ordine nei conti disastrati della sanità pugliese.

Per la precisione si tratta di 30 tra medici e biologi, che a metà maggio avevano ricevuto la lettera di convocazione dall’Asl Lecce per formalizzare l’assunzione. Invece sono stati messi in standby, perché in quegli stessi giorni arrivò la prima circolare della Regione Puglia che imponeva agli allora commissari straordinari delle aziende sanitarie di bloccare qualsiasi procedura.

Si era pensato a una situazione temporanea, legata proprio allo stato di commissariamento. Ma qualche settimana dopo sono stati nominati i direttori generali delle Asl, ai quali è arrivata la seconda circolare è arrivata la seconda circolare, che imponeva anche a loro di stoppare le assunzioni e di sottoporre al vaglio del dipartimento regionale della Sanità quelle già in corso. Una situzione, quest’ultima, che resta bloccata, visto che dallo stesso dipartimento non è arrivato ancora il via libera.

Per le medisime ragioni sono rimasti a casa 42 infermieri vincitori del bando di pronta disponibilità che con contratto a tempo determinato avrebbero dovuto rimpiazzare le assenze il personale assente. Nel loro caso le convocazioni ereano partite il 19 maggio, fissando persino il reparto di destinazione e il giorno di inizio lavoro (15 giugno 2026). E anche loro, al pari dei medici e dei biologi iteressati, si erano dimessi dal lavoro nel settore privato. Dimissioni che, essendo volontarie, non danno nemmeno il diritto all’indennità di disoccupazione.

A peggiorare la situazione degli infermieri, il fatto dall’Asl Lecce non sia arrivata nessuna comunicazione ufficiale sulle prospettive future, né sulle possibili soluzioni. Anzi, pare che qualcuno abbia ricevuto l’invito a “cercare un’altra occupazione”. Di qui la decisione di rivolgersi direttamente a Decaro.

“Ci sono 42 infermieri, 42 famiglie, 42 storie di persone che hanno creduto nello Stato, che hanno lasciato un lavoro, confidando nella correttezza delle istituzioni, e che oggi si ritrovano senza reddito e senza alcuna prospettiva – si legge nella lettera inviata al governatore –. In un momento in cui la sanità pugliese denuncia la cronica carenza di personale infermieristico, appare difficile comprendere come professionisti possano essere lasciati per oltre un mese in una situazione di totale abbandono amministrativo. Non chiediamo privilegi, ma solo il rispetto della parola data dalle istituzioni”.

Per i medici si è fatto invece sentire il sindacato della dirigenza medica Anaao Assomed, che ha scritto ai vertici dell’Asl Lecce. “Auspicavamo la ripresa delle necessarie assunzioni per la copertura delle gravi carenze di organico in numerosi reparti – dice il segretario aziendale Nicola D’Angelo -. Carenze che compromettono il funzionamento dei servizi e l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. È una beffa per i servizi, che per funzionare aspettano queste persone. Ed è un danno per quei professionisti che da settimane si ritrovano senza un impiego, e quindi in un limbo. I medici e i sanitari rischiano di pagare due volte il disavanzo della Regione: con l’Irpef aumentata e con le penalizzazioni procurate da queste manovre, dettate dal presunto risparmio nelle spese delle Asl”.

Redazione Nurse Times

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