Home Infermieri Salario giusto o lavoro giusto? La sfida dimenticata della sanità accreditata e sociosanitaria
InfermieriNT NewsProfilo professionale

Salario giusto o lavoro giusto? La sfida dimenticata della sanità accreditata e sociosanitaria

Condividi
Lucca, infermieri e oss in fuga verso le strutture pubbliche: Rsa vicine al collasso
Condividi

Negli ultimi mesi il dibattito politico e sindacale si è concentrato sul tema del cosiddetto salario giusto, introdotto anche nel recente Decreto-legge n. 62/2026. Un tema importante, che però rischia di restare incompleto, se non viene calato nella realtà concreta di migliaia di lavoratrici e lavoratori della sanità italiana. Perché il vero problema, oggi, non riguarda soltanto quanto si guadagna, ma anche quali diritti vengono riconosciuti.

Nella sanità accreditata e sociosanitaria italiana operano circa 450mila professionisti tra infermieri, oss, fisioterapisti, tecnici, educatori, operatori della riabilitazione e personale sanitario e socio-sanitario. Un mondo enorme che comprende Rsa, centri di riabilitazione ex art. 26 della Legge 833/1978, strutture psichiatriche, residenze protette, lungodegenze, centri diurni, cliniche accreditate e ospedali classificati.

Sono strutture che ogni giorno garantiscono una parte fondamentale dell’assistenza pubblica prevista dall’articolo 32 della Costituzione, spesso in territori fragili, aree interne e zone periferiche, dove rappresentano l’unico presidio sanitario realmente presente. Eppure proprio questo settore vive oggi una delle più profonde contraddizioni del sistema sanitario italiano.

I contratti Aris Rsa e Aiop Rsa risultano senza rinnovo da circa 14 anni, mentre quelli degli ospedali classificati e delle cliniche accreditate attendono il rinnovo da circa 8 anni. Nel frattempo sono aumentati il costo della vita, l’inflazione, il peso delle responsabilità professionali e soprattutto la complessità assistenziale.

Le Rsa e i centri riabilitativi non assistono più soltanto pazienti a bassa intensità. Oggi accolgono persone con Sla, demenze avanzate, Parkinson, esiti di emorragie cerebrali, ventilazione assistita, PEG, tracheostomie, gravi disabilità neurologiche e patologie psichiatriche complesse. Il livello clinico e assistenziale richiesto agli operatori è enormemente cresciuto.

Eppure il settore continua a essere frammentato in decine di contratti collettivi differenti, con enormi disparità salariali e normative. Ed è qui che emerge il vero nodo politico e sindacale. Possiamo davvero parlare di “salario giusto” quando esistono lavoratori che svolgono attività analoghe, ma hanno diritti profondamente diversi a seconda della struttura in cui lavorano?

Perché il problema non riguarda soltanto la retribuzione. Riguarda ferie, permessi, congedi, malattia del bambino, mensa, aggiornamento professionale, Ecm, progressioni di carriera, riconoscimento del coordinamento, sicurezza nei turni e possibilità di crescita professionale.

Non può esistere un sistema sanitario realmente equo se un infermiere, un oss o un fisioterapista vedono cambiare radicalmente diritti e tutele semplicemente passando da un ospedale pubblico a una Rsa, da una clinica accreditata a un centro di riabilitazione o a una struttura psichiatrica.

Il rischio concreto è che il concetto di salario giusto resti una definizione teorica, mentre nella realtà continuano a esistere lavoro povero, frammentazione contrattuale e profonde diseguaglianze tra lavoratori che fanno parte dello stesso sistema sanitario nazionale. Per questo oggi la vera sfida non è soltanto garantire una giusta retribuzione. È costruire finalmente un “lavoro giusto”.

Servono rinnovi contrattuali veri, una revisione delle rette e dei budget sanitari, standard assistenziali aggiornati e, soprattutto, una riflessione nazionale sulla dignità del lavoro nella sanità accreditata e sociosanitaria. Perché senza lavoratori tutelati, valorizzati e messi nelle condizioni di operare con dignità, anche il diritto alla salute rischia lentamente di indebolirsi.

Daniele Leone – Infermiere

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati