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Rinnovo Ccnl sanità privata e Rsa: riflessione sull’interrogazione parlamentare Zanella-Zaratti

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"Infermieri in fuga dai contratti di lavoro al ribasso": la denuncia di Cgil Fp Sanità privata convenzionata Abruzzo-Molise
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Sostengo dal 2023 che il rinnovo dei Contratti collettivi della sanità privata accreditata e delle Rsa debba essere legato all’adeguamento di rette, tariffe e DRG, tesi che nel 2026 ha trovato un primo riconoscimento nel confronto tra Conferenza Stato-Regioni, ministero della Salute, Aiop, Aris e sindacati. Condivido quindi pienamente l’obiettivo dell’interrogazione degli onorevoli Zanella e Zaratti. Proprio per questo ritengo doveroso segnalare un punto che rischia di comprometterne l’efficacia, e che merita attenzione tanto da parte dei sindacati quanto, soprattutto, dei proponenti.

Il comparto privato accreditato non è remunerato da un unico sistema, ma da due sistemi diversi. Le cliniche private accreditate, gli ospedali classificati e i centri di riabilitazione che operano in regime di ricovero ospedaliero sono pagati con il DRG: un tariffario nazionale, aggiornato periodicamente dal ministero della Salute. Le Rsa e le strutture sociosanitarie ex articolo 26 della legge 833/1978, invece, non sono mai state pagate con il DRG: la loro fonte di finanziamento sono rette e tariffe fissate da ciascuna Regione, senza alcun tariffario nazionale di riferimento.

Ne consegue che chiedere di subordinare l’aumento dei DRG al rinnovo dei Ccnl per l’intero comparto sovrappone due sistemi che restano, nei fatti, separati. Per cliniche e ospedali classificati il riferimento al DRG è corretto. Per le Rsa e le strutture ex articolo 26 della legge 833/1978 no: il vincolo richiesto non incide su alcuna leva reale, lasciando privo di tutela proprio il segmento – il Ccnl Rsa, fermo da 14 anni -, dove la crisi è più grave.

È una riflessione che rivolgo con pari rispetto anche ai sindacati che hanno promosso la denuncia: il riferimento indistinto al DRG rischia di indebolire, più che rafforzare, la tutela dei lavoratori Rsa, che avrebbero bisogno di uno strumento proprio. Andrebbe piuttosto richiesta l’istituzione, per le rette sociosanitarie, di un meccanismo nazionale di aggiornamento vincolante per le Regioni e sostenuto da un finanziamento dedicato in Legge di Bilancio, sul modello già adottato quest’anno per la specialistica ambulatoriale. In sua assenza, la determinazione delle rette resta rimessa alla piena discrezionalità regionale: l’Abruzzo, con le rette ferme dal 2012, ne è testimonianza diretta.

Non è una critica all’impianto politico dell’interrogazione, che nell’obiettivo resta condivisibile, né un giudizio sui sindacati, il cui allarme resta fondato. È un contributo tecnico che offro come infermiere che da oltre trentacinque anni lavora in sanità, ha ricoperto alcuni incarichi di responsabilità e si è appassionato al mondo del socio-sanitario, cercando di comprenderne a fondo le dinamiche.

Solo distinguendo i due sistemi realmente in vigore, e costruendo per ciascuno lo strumento che gli è proprio, il vincolo tra rinnovo contrattuale e risorse pubbliche può diventare esigibile per tutti i lavoratori del comparto, sia della sanità privata accreditata sia del socio-sanitario. Legare i contratti di entrambi i settori all’adeguamento automatico di DRG, rette e tariffe ha senso solo se quell’adeguamento è realmente automatico e uniforme su tutto il territorio.

In caso contrario, il rischio concreto è di mettere in ginocchio le piccole e medie realtà che operano nelle regioni dove le tariffe restano ferme da un decennio, a vantaggio di chi opera invece dove gli adeguamenti arrivano con regolarità, accentuando – anziché correggere – gli squilibri già oggi esistenti tra i territori.

Dott. Daniele Leone
Infermiere – Coordinatore infermieristico

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