Di seguito una nota a firma di Manuel Ruggiero, presidente dell’associazione Nessuno tocchi Ippocrate.
Negli ultimi mesi si parla molto di riforma del Sistema di Emergenza Territoriale 118. Ma una riforma così strategica non può essere il risultato della visione di una sola associazione o di pochi interlocutori. Deve nascere da un confronto ampio, multidisciplinare e istituzionale, nel rispetto dei principi di partecipazione e buon andamento della pubblica amministrazione, sanciti dall’articolo 97 della Costituzione.
Se davvero si vuole riformare il 118, bisogna innanzitutto sedersi attorno a un tavolo con chi il sistema lo vive ogni giorno.
Le priorità sono chiare:
1 – Convocare un tavolo nazionale con tutti i direttori delle Uoc / Centrali operative 118 d’Italia. Ogni Regione ha un’organizzazione differente del sistema di emergenza-urgenza: modelli “medicalizzati”, modelli infermieristici, differenti reti tempo-dipendenti, diverse modalità di integrazione con DEA, pronto soccorso e continuità assistenziale. Prima di legiferare è indispensabile effettuare una ricognizione delle criticità operative, organizzative e di personale.
2 – Coinvolgere i principali sindacati della medicina generale, quali FIMMG, SNAMI, SMI e Intesa Sindacale. Il 118 rappresenta il primo anello dell’assistenza territoriale e deve dialogare in maniera strutturata con la medicina generale e con la continuità assistenziale, riducendo gli accessi impropri ai pronto soccorso.
3 – Coinvolgere le organizzazioni rappresentative della professione infermieristica, comprese realtà scientifiche come SIIET e gli organismi professionali competenti. Gli infermieri dell’emergenza territoriale rappresentano una componente fondamentale del soccorso avanzato e devono partecipare alla definizione dei modelli organizzativi.
4 – Integrare le scuole di specializzazione in Medicina d’emergenza-Urgenza (MEU) prevedendo un percorso formativo obbligatorio e qualificante all’interno del sistema 118. Il soccorso extraospedaliero richiede competenze specifiche nella gestione del paziente critico, della medicina delle catastrofi, del trauma maggiore, delle emergenze cardiovascolari, neurologiche e respiratorie, oltre alla capacità decisionale in ambienti a elevata complessità.
5 – Coinvolgere le principali società scientifiche e le organizzazioni della medicina d’emergenza-urgenza, come SIMEU, insieme alle rappresentanze sindacali della dirigenza medica, tra cui ANAAO ASSOMED, CIMO-FESMED e FP CGIL Medici e dirigenti SSN. Una riforma non può prescindere dal contributo di chi opera quotidianamente nell’emergenza.
6 – Istituire Aziende regionali dell’Emergenza Territoriale 118 in tutte le Regioni, sul modello delle migliori esperienze già presenti, al fine di uniformare governance, protocolli clinico-assistenziali, formazione, sistemi informatici, standard tecnologici e modalità di reclutamento del personale. Oggi il servizio è estremamente frammentato e presenta profonde disomogeneità territoriali.
7 – Rafforzare e valorizzare il ruolo dell’infermiere dell’emergenza territoriale, attribuendogli una funzione centrale nella gestione del soccorso pre-ospedaliero, attraverso protocolli condivisi, percorsi formativi avanzati e una piena integrazione multiprofessionale con il medico dell’emergenza.
Il Sistema 118 non è un compartimento isolato: è parte integrante della rete dell’assistenza territoriale prevista dal SSN e deve operare in stretta sinergia con medicina generale, continuità assistenziale, centrali operative, DEA, pronto soccorso, reti tempo-dipendenti e servizi territoriali.
Una riforma nazionale richiede ascolto, competenza e condivisione. Non può essere costruita sulla base della posizione di un singolo soggetto o di una sola associazione. Il futuro del 118 riguarda migliaia di professionisti e milioni di cittadini. Le decisioni devono essere il frutto di un confronto realmente rappresentativo, non di una voce sola.
Mario Balzanelli (presidente nazionale della SIS 118, ndr) non deve diventare l’unico interlocutore del Governo per una riforma che interesserà migliaia di medici, infermieri, autisti soccorritori, operatori delle centrali operative e milioni di cittadini.
Redazione Nurse Times
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