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Piacenza, abusi sessuali su colleghe e infermiere: 8 le presunte vittime del primario di Radiologia. Ma Omceo revoca sospensione

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La Procura di Piacenza ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a Emanuele Michieletti, ex primario del reparto di Radiologia dell’Ospedale Civile di Piacenza, accusato di reiterati abusi sessuali ai danni di infermiere e dottoresse. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero otto le donne coinvolte, di cui cinque hanno deciso di presentare querela, rompendo quello che gli inquirenti definiscono un “clima di silenzio e timore all’interno del reparto”. L’inchiesta sarebbe nata dalla denuncia di una radiologa.

Già un anno fa una telecamera occultata nel bocchettone dell’aria condizionata avrebbe documentato “32 violenze sessuali in 45 giorni”, elemento considerato centrale nell’impianto accusatorio. Per l’accusa il primario, “esclusi festivi e riposi, ci provava praticamente tutti i giorni”. A sostegno dei capi di imputazione figurano inoltre numerose intercettazioni che contribuirebbero a delineare un quadro particolarmente grave, da verificare comunque in sede processuale.

La ricostruzione degli episodi contestati

Uno degli episodi contestati è così ricostruito nell’avviso di conclusione delle indagini: “Il 21 novembre 2024, alle 11:30, (la collega radiologa, ndr) si recava nell’ufficio del primario per parlare di ferie. Lui, dopo aver chiuso la porta a chiave, la prendeva per le spalle e la spingeva contro una libreria… Tenendola ferma per un braccio si strusciava contro le sue parti intime e la baciava insistentemente sul collo…”.

Tra le testimonianze compare anche quella di un’altra professionista, relativa a episodi che si sarebbero verificati diversi anni prima: “Un’altra dottoressa ha riferito che già nel 2015 Michieletti non si era limitato agli strusciamenti, ma si era abbassato i pantaloni davanti a lei, cercando poi di palpeggiarla”.

E poi c’è il presunto caso di un’infermiera che avrebbe subito molestie per circa dieci anni. La Procura di Piacenza sostiene che Michieletti “più volte al mese, quando aveva bisogno di sfogare le sue pulsioni sessuali, la prendeva per le spalle, la conduceva nel suo ufficio e la costringeva ad avere rapporti sessuali”.

Dall’impostazione accusatoria emerge inoltre il presunto stato di soggezione del personale sanitario nei confronti del primario. Dottoresse e infermiere sarebbero state infatti condizionate “dalla sua immagine di uomo potente e protetto dalla direzione sanitaria”.

La strategia difensiva sarà definita nelle prossime settimane. L’avvocato di Michieletti ha spiegato che sarà depositata una memoria entro il termine previsto dalla legge, precisando: “Non abbiamo ancora deciso se farlo interrogare”. Da questo momento il professionista dispone di 20 giorni per depositare memorie difensive, produrre documentazione o chiedere di essere interrogato prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

Omceo Piacenza revoca la sospensione

Nel frattempo Michieletti, dopo aver trascorso sei mesi agli arresti domiciliari, è tornato a esercitare la professione in uno studio privato. Ciò è stato possibile grazie al provvedimento con cui l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatridi Piacenza ha revocato la sospensione dall’esercizio professionale precedentemente disposta.

“Si sono chiuse le indagini istruttorie penali a carico del medico e sarà eventualmente un processo penale a verificare la sua responsabilità rispetto alle accuse che gli vengono contestate – precisa Omceo Piacenza in una nota -. In questa fase, per legge, i provvedimenti della sospensione o meno dall’esercizio della professione vengono adottati dall’Ordine in via speculare e dipendente rispetto ai provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria”.

E ancora: “In questo senso, nel maggio 2025, preso atto delle evidenze e dei richiesti riscontri confermativi circa l’adozione delle misure cautelari riportate dalla cronaca giornalistica, il Consiglio direttivo ha deliberato di sospendere il dottor Michieletti dall’esercizio della professione, provvedimento successivamente revocato a seguito della revoca della misura cautelare nei confronti del professionista. Provvedimenti – sottolineiamo – che risultano collegati e dipendenti da quelli dell’autorità giudiziaria. Non è costume dell’Ordine giudicare un proprio iscritto prima che le responsabilità siano accertate dalla magistratura, soprattutto in situazioni di tali gravità”.

Redazione Nurse Times

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