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Parma, la “valvola dimenticata” del cuore si cura anche senza chirurgia

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L’Ospedale Maggiore di Parma apre una nuova frontiera nel trattamento delle malattie della valvola tricuspide, la cosiddetta “valvola dimenticata” del cuore. L’équipe composta da cardiologi, cardiochirurghi e rianimatori ha già trattato con successo tre pazienti ultraottantenni attraverso una tecnica mininvasiva innovativa che evita l’intervento chirurgico tradizionale, rendendo più rapida la dimissione e consentendo una buona qualità di vita.

In Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma la procedura viene eseguita da cardiologi interventisti della struttura di cui è responsabile Luigi Vignali, affiancati dai cardiochirurghi dell’unità diretta da Francesco Nicolini, che è anche direttore del dipartimento Cardio-toracico-vascolare.

La tecnica consente di riparare in modo mininvasivo il difetto, posizionando delle piccole clip sulla valvola tricuspide, avvicinando i lembi e migliorandone la chiusura. Le clip vengono posizionate attraverso cateteri introdotti nella vena femorale, che raggiungono il cuore senza dover creare gli accessi chirurgici.

La mano dei chirurghi – in sala i cardiologi interventisti Luigi Vignali e Giorgio Benatti, i cardiochirurghi Andrea Agostinelli e Filippo Benassi – viene guidata dalle immagini dell’ecocardiografista Sergio Suma, in un lavoro di équipe che coinvolge personale infermieristico e tecnico, oltre che gli anestesisti della Terapia intensiva cardiochirurgica, di cui è responsabile Silvia Grossi, mentre la gestione della fase post-operatoria è affidata al personale medico e infermieristico dell’Unità Coronarica, di cui è responsabile Giorgia Paoli.

“Il trattamento è mininvasivo – sostiene Luigi Vignali -, non richiede l’apertura del torace e consente di offrire una possibilità terapeutica anche a pazienti molto anziani o delicati dal punto di vista clinico. La non corretta chiusura della valvola causa infatti reflusso di sangue e sintomi spesso molto invalidanti: affanno, stanchezza severa, gonfiore agli arti inferiori e progressiva perdita di autonomia”.

Come spiega il direttore della struttura di Cardiologia, Giampaolo Niccoli, per anni la valvola tricuspide è rimasta ai margini dell’interesse cardiologico, perché l’attenzione si è concentrata soprattutto sulle malattie della valvola mitrale e di quella aortica, che sono più frequenti e più studiate. Oggi, grazie ai progressi della tecnologia e delle tecniche di intervento, è possibile trattare anche la valvola tricuspide con procedure mininvasive, cioè meno traumatiche rispetto alla chirurgia tradizionale.

“Questo permette di curare anche pazienti più fragili, con un rischio operatorio elevato o con altre malattie associate, che in passato spesso non potevano essere operati – afferma il direttore di Cardiologia chirurgica, Francesco Nicolini –. Gli studi più recenti hanno inoltre chiarito che questa valvola non deve più essere trascurata: è importante intervenire prima possibile, perché trattare la malattia nelle fasi iniziali può evitare che il cuore subisca danni permanenti quando la situazione è già avanzata”.

La proposta di questo trattamento nasce da una valutazione condivisa multidisciplinare all’interno dell’Heart Valve Team (cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti ed esperti di imaging), che si svolge nell’Heart Valve Center del Centro del Cuore dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Si tratta di una struttura specialistica all’avanguardia, dedicata alla diagnosi, trattamento e follow-up delle malattie valvolari. Grazie a tecniche diagnostiche e interventistiche innovative e di équipe multidisciplinari, come appunto l’Heart Valve Team, si pone l’obiettivo di offrire un trattamento personalizzato il più adatto possibile a ogni singolo paziente.

Redazione Nurse Times

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