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Nursing Up: “Infermieri, umiliazione italiana: salari sotto la media e fuga all’estero”

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Nursing Up, De Palma: "Il 15 ottobre passerà alla storia. Migliaia di infermieri da tutta Italia uniti per un solo obiettivo.
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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Nursing Up.

«L’ultimo report globale dell’ICN (International Council of Nurses), Our Nurses. Our Future. Empowered Nurses Save Lives, pubblicato a maggio 2026 dalla più grande federazione mondiale degli infermieri, che rappresenta oltre 28 milioni di professionisti, ribadisce che investire sugli infermieri significa rafforzare la crescita economica, aumentare la produttività, ridurre i costi della carenza di personale e rendere più resilienti i sistemi sanitari», afferma Antonio De Palma (foto), presidente nazionale del sindacato Nursing Up. «Un principio che in Italia continua a non tradursi in scelte strutturali. Così si lasciano gli infermieri tra le categorie professionali meno valorizzate dell’Occidente».

I dati dell’ultimo OECD Health at a Glance, pubblicato nel novembre 2025, evidenziano che gli infermieri italiani percepiscono in media 48.000 dollari, contro una media OCSE di 61.000 dollari. C’è quindi un divario di 13.000 dollari annui a parità di potere d’acquisto.

«Mentre l’Europa investe costantemente sulla professione – prosegue De Palma – Paesi come Repubblica Ceca, Polonia e Lituania hanno registrato aumenti retributivi reali compresi tra il 9% e l’11% annuo. In Polonia e nella Repubblica Ceca gli stipendi infermieristici superano del 50% la retribuzione media nazionale. Invece, l’Italia resta tra i pochi Paesi OCSE nei quali gli infermieri guadagnano meno del lavoratore medio del proprio Paese».

Alle criticità economiche si aggiungono quelle organizzative. La Relazione della Corte dei Conti sul Documento di Finanza Pubblica, presentata in audizione il 28 aprile 2026, certifica che appena il 3,8% delle nuove strutture della sanità territoriale previste dal PNRR risulta pienamente operativo.

«Esistono modelli europei che dimostrano come sia possibile intervenire in modo efficace sulla programmazione e sulla valorizzazione professionale», evidenzia De Palma.

Tra questi il modello Irlanda (Safe Staffing), sviluppato nell’ambito del progetto ufficiale WHO Europe TSI avviato nel marzo 2025, collega gli organici alla complessità assistenziale dei pazienti e alla pianificazione del fabbisogno professionale. In aggiunta, si cita il modello Romania, richiamato nel Report WHO Europe sulla mobilità sanitaria del 16 settembre 2025. Questo modello ha contrastato l’emigrazione sanitaria attraverso interventi sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro.

«L’Italia non può continuare a formare professionisti altamente qualificati senza creare condizioni adeguate per trattenerli. Occorrono norme sul calcolo scientifico degli organici, il pieno riconoscimento economico dell’esclusività professionale e lo sblocco delle carriere cliniche autonome. Questo per ridurre il divario che ci separa dai sistemi sanitari più avanzati d’Europa», conclude De Palma.

Redazione Nurse Times

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