Fials denuncia trasferimenti aziendali in Puglia mentre la procedura regionale sarebbe ancora incompleta. Le circostanze devono essere verificate, ma la domanda resta: che valore ha una selezione unica, se le singole aziende possono seguire percorsi differenti?
In Puglia la mobilità del personale sanitario è regionale. Almeno sulla carta. Nella realtà, secondo la denuncia presentata dal sindacato Fials, mentre la procedura unica affidata alla Asl BAT sarebbe ancora in attesa di essere completata, alcune aziende sanitarie avrebbero disposto autonomamente singoli trasferimenti. La graduatoria collettiva può attendere. Il trasferimento individuale, evidentemente, potrebbe conoscere percorsi amministrativi più dinamici.
È necessaria una premessa di correttezza. Le circostanze segnalate dal sindacato non risultano ancora accompagnate da una risposta pubblica della Regione Puglia o delle aziende coinvolte. Non è quindi possibile affermare che siano state commesse violazioni o favoritismi. È però possibile, e doveroso, chiedere trasparenza: quali trasferimenti sono stati autorizzati? Con quali presupposti? Sono compatibili con la procedura regionale? Per quale ragione alcuni lavoratori attendono una graduatoria, mentre altri sembrerebbero ottenere il passaggio attraverso strumenti differenti?
La vicenda nasce da una scelta che, inizialmente, appariva persino ragionevole. Nel 2025 la Regione Puglia aveva annunciato un percorso unitario per la mobilità intraregionale del personale del comparto sanitario, affidandone la gestione alla Asl BAT. L’avviso riguardava 700 infermieri, 300 operatori socio-sanitari e circa 700 unità appartenenti ad altri profili tecnici e amministrativi. L’obiettivo dichiarato era completare prima la mobilità e procedere successivamente con i concorsi unici regionali.
Il principio era chiaro: consentire ai dipendenti già in servizio di avvicinarsi alla propria residenza o trasferirsi verso un’altra azienda; quindi utilizzare il reclutamento per coprire i posti rimasti vacanti. Una sequenza capace, almeno teoricamente, di combinare esigenze organizzative e aspettative dei lavoratori. La Regione Puglia aveva presentato il modello come una gestione coordinata del personale sanitario. “Coordinata”, però, dovrebbe significare che le regole valgono nello stesso modo da Bari a Brindisi, non soltanto che il bando viene pubblicato una volta sola.
Secondo la segnalazione di Fials, la Asl BAT avrebbe approvato nell’aprile 2026 l’elenco dei candidati ammessi, senza che il percorso sia poi giunto rapidamente alla conclusione. Nel frattempo alcune aziende avrebbero autorizzato autonomamente trasferimenti di personale. Il sindacato richiama anche la posizione di un tecnico sanitario di laboratorio biomedico della Asl Brindisi e chiede verifiche sugli eventuali posti disponibili presso l’Aou di Foggia.
Il punto non consiste nel negare che possano esistere situazioni particolari o strumenti giuridici differenti. Le amministrazioni possono trovarsi davanti a esigenze urgenti, contenziosi, accordi o circostanze individuali meritevoli di valutazione. Ma proprio le eccezioni devono essere motivate e rese comprensibili. Se manca questa trasparenza, ciò che giuridicamente potrebbe essere legittimo diventa istituzionalmente opaco.
La mobilità non è un premio e non dovrebbe trasformarsi in una concessione personale. Incide sulla vita dei professionisti, sull’organizzazione familiare, sui tempi degli spostamenti e sulla possibilità di conciliare lavoro e responsabilità di cura. Quando centinaia di persone partecipano a una procedura pubblica, accettano di affidare le proprie aspettative a criteri uguali per tutti. Scoprire che potrebbero esistere percorsi paralleli mina la fiducia non soltanto nella singola graduatoria, ma nell’intero sistema.
È la stessa contraddizione che accompagna spesso la meritocrazia nella pubblica amministrazione. Le istituzioni dichiarano che tutti devono competere secondo regole comuni, ma poi non sempre spiegano in modo sufficiente perché alcuni procedimenti avanzino e altri rimangano sospesi. L’uguaglianza formale consiste nel pubblicare un bando. Quella sostanziale richiede che il bando venga concluso, applicato uniformemente e sottratto alla sensazione che la vera competenza decisiva sia conoscere la porta giusta.
Esiste poi un problema strettamente organizzativo. La mobilità non crea nuovo personale: lo sposta. Un infermiere che arriva in un’azienda lascia un posto scoperto in un’altra. Per questo il procedimento deve essere collegato a una mappa aggiornata delle carenze, delle cessazioni e delle assunzioni programmate. Autorizzare trasferimenti senza una regia complessiva può risolvere un’esigenza locale e produrne immediatamente un’altra altrove.
A sostenere questa instabilità sono soprattutto le unità operative e il middle management. Coordinatori e responsabili devono riorganizzare turni, ferie e assegnazioni ogni volta che un professionista viene trasferito, assunto o perde la possibilità di spostarsi. Se Regione e aziende non condividono tempi e informazioni, il coordinamento operativo riceve decisioni già confezionate e deve trasformarle, possibilmente entro il turno successivo, in continuità assistenziale.
La Regione Puglia dovrebbe quindi pubblicare lo stato della procedura per ciascun profilo e azienda: numero dei candidati ammessi, posti disponibili, graduatorie concluse, trasferimenti effettuati e cronoprogramma residuo. Dovrebbe inoltre indicare se siano stati autorizzati passaggi esterni alla procedura unica, chiarendone fondamento, motivazione e compatibilità con il percorso regionale. Non servono comunicati rassicuranti; servono dati verificabili.
Occorre anche collegare mobilità e concorsi. Se un dipendente si trasferisce da Brindisi a Bari, la scopertura lasciata a Brindisi deve entrare tempestivamente nel piano delle assunzioni. Altrimenti la mobilità rischia di diventare una redistribuzione delle carenze: un’azienda respira, un’altra trattiene il fiato e il sistema regionale continua a dichiarare che, nel complesso, dispone dello stesso personale.
La contestazione di Fials deve ora ricevere una risposta istituzionale. Se i trasferimenti segnalati sono pienamente legittimi e non interferiscono con la procedura comune, la Regione Puglia dovrebbe dimostrarlo con atti e motivazioni. Se invece sono emerse incoerenze, occorre correggerle senza attendere che siano i lavoratori a cercare giustizia attraverso ricorsi e contenziosi.
Una procedura pubblica non perde credibilità soltanto quando viene formalmente violata. La perde anche quando rimane ferma abbastanza a lungo da far apparire più efficaci le strade laterali. La mobilità regionale era nata per garantire uniformità, trasparenza e pari opportunità. Se diventa regionale per chi aspetta e aziendale per chi riesce a passare, non abbiamo organizzato meglio il personale. Abbiamo semplicemente costruito una graduatoria per certificare l’attesa.
Guido Gabriele Antonio
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