Con la chiusura della seconda sessione di immatricolazioni e iscrizioni alle università italiane, tutti i 17.278 posti disponibili nelle facoltà di Medicina sono stati assegnati per l’anno accademico 2025/2026. La copertura è dunque completa. Un risultato che la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, promotrice della riforma incentrata sul cosiddetto semestre filtro, ha rivendicato con forza nel suo sfogo alla Camera dei deputati, durante il question time del 21 gennaio.
Dopo due mesi di lezioni, gli aspiranti medici hanno avuto a disposizione due appelli per sostenere gli esami delle materie studiate (fisica, biologia e chimica). I risultati, però, non sono stati quelli attesi, giacché moltissimi studenti sono stati bocciati almeno a un esame. Un’ecatombe che ha indotto il ministero dell’Università e della ricerca a intervenire con un decreto per aprire le porte della graduatoria anche ai bocciati, prevedendo inoltre il recupero dei voti ottenuti nel primo appello.
In tal modo si è evitato il rischio di lasciare posti vacanti, ma le polemiche non sono mancate, accompagnate dalla preparazione di centinaia di ricorsi. Va ricordato, inoltre, che prima dell’inizio del secondo semestre gli studenti bocciati in uno o due test del semestre filtro dovranno sostenere gli esami di recupero nelle università assegnate loro. Per immatricolarsi ufficialmente a Medicina e proseguire gli studi, infatti, è necessario superare tutte e tre le prove.
Lo sfogo della ministra Bernini
“La graduatoria di Medicina è stata tutta completata e gli studenti sono ora in fase di assegnazione delle sedi”, ha detto la ministra Bernini alla Camera durante il question time. Per poi replicare con durezza alle critiche che hanno accompagnato la riforma da lei voluta: “Sul semestre aperto di Medicina si è fin dall’inizio preferito costruire un caso mediatico. Prima si è parlato di un presunto concorsone dove copiavano tutti. Poi, smentiti i fatti, si è sostenuto l’opposto, ovvero che gli esami erano troppo difficili. Questa non è una critica costruttiva, ma rumore politico, utile solo a difendere il vecchio sistema dei quiz, dei corsi privati a pagamento fuori dall’università”.
E ancora: “La riforma del semestre aperto non è un colpo di teatro. È una scelta politica nata in Parlamento, attuata da questo Governo, applicata dal ministero che rappresento in più fasi con responsabilità e trasparenza. La prima fase ha fatto una cosa storica, portando in università 55mila studenti. Nel secondo semestre si apriranno nuovamente tutti i corsi di laurea per consentire a chi vuole accedere a materie affini, o anche ad altre materie, di continuare il proprio percorso universitario. Nessuno perderà l’anno“.
Sempre Bernini: “Grazie al semestre filtro, per la prima volta la formazione avviene dentro l’università. Non c’è più una selezione esterna, che fino all’anno scorso ha portato, a fronte di 80mila richieste e 10mila posti disponibili, 70mila cadaveri lasciati fuori dai cancelli dell’università, non assistiti, ma solamente selezionati attraverso test ghigliottina. Ecco, questo non succederà mai più”.
La polemica del Pd sul semestre filtro
Le polemiche, però, non si placano. “Il sistema di accesso alla facoltà di Medicina deve essere completamente revisionato già dal prossimo anno, per garantire trasparenza, equità e un adeguato livello formativo per gli studenti”, ha commentato la deputata Ilenia Malavasi (Pd) durante il question time alla Camera con la ministra Bernini.
E ha aggiunto: “Niente più test a crocette, accesso libero al semestre filtro, formazione e non selezione. Sono questi i tratti salienti di una riforma che la stessa ministra Bernini ha definito democratica e meritocratica, con l’obiettivo di superare il numero chiuso e dare una risposta alla carenza dei medici. Alla prova dei fatti, però, tutto si è dimostrato un flop: il semestre filtro si è trasformato in due mesi di lezioni online o modalità mista, e le prove di esame sono state una debacle, al punto che il ministero ha dovuto cambiare in corsa le regole e ammettere anche chi aveva superato una sola prova”.
Ha concluso Malavasi: “Oggi aumentano i ricorsi di chi si sente preso in giro, perché escluso senza un vero motivo, mentre continua a crescere il mercato della formazione privata. Chissà se era questo il vero obiettivo della riforma voluta dalla ministra”.
Redazione Nurse Times
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