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Manovra 2026: Governo generoso con la sanità privata

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A conti fatti, la Manovra 2026 si limita a mantenere la spesa sanitaria pubblica appena sopra il 6% del Pil (6,1). Con poche risorse a disposizione sarebbe essenziale farne un uso razionale. Invece – sottolinea nella sua analisi il Manifesto – il Governo ha preferito disperderle, prestando ascolto ai gruppi di interesse del settore.

La sanità accreditata ha almeno due motivi per festeggiare. Per accorciare le liste d’attesa le Regioni potranno acquistare dai privati visite, esami e interventi per altri 123 milioni. Ma queste prestazioni costeranno di più al Servizio sanitario nazionale, che annuncia un rialzo delle tariffe e allo scopo ha appostato altri 100 milioni. Da quando al ministero della Salute c’è il meloniano Marcello Gemmato il settore delle farmacie gode di un’attenzione particolare. E la Manovra 2026 non fa eccezione.

“Dopo 16 anni di sperimentazione, la farmacia dei servizi diventa strutturale, integrandosi stabilmente nel Ssn per rafforzare l’assistenza territoriale”, annuncia Gemmato, intestandosi il provvedimento. Per remunerare le farmacie che svolgeranno visite ed esami il Governo ha stanziato 50 milioni. A differenza degli altri soggetti che affollano il mercato della salute, i farmacisti non dovranno accreditarsi presso le Asl e dimostrare che gli operatori siano qualificati e che gli strumenti non diano valori sballati.

La Manovra rimanda piuttosto a più flessibili “linee guida” da concordare. I laboratori privati avevano denunciato questa concorrenza sleale al Tar, che il 17 dicembre scorso ha legittimato la disparità di trattamento in quanto la farmacia “non svolge attività medica”. Una motivazione che adesso regge poco.

Ma la manovra viene incontro anche alle richieste dell’industria farmaceutica. Viene smontato il meccanismo del payback, che per invitarle a calmierare i prezzi carica sulle aziende una parte dello sforamento dei tetti di spesa fissati annualmente per i farmaci. In primo luogo, viene cancellata la quota fissa dell’1,83% del prezzo delle medicine versata dalle aziende all’erario, aprendo un buco da 166 milioni che sarà coperto da soldi pubblici.

Inoltre si alza il tetto di spesa diretta per l’acquisto dei farmaci ospedalieri: altro sconto per Big Pharma perché abbassa lo sforamento. Lo ha candidamente ammesso Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, esponendo i suoi desiderata in un’intervista al Messaggero: “Chiediamo di alzare il tetto della diretta all’1% (del Fondo sanitario nazionale, ndr) per far scendere il payback sulla spesa”. Il Governo si è fermato allo 0,3%, che costerà 350 milioni allo Stato. Lo stesso schema viene adottato per i fornitori dei dispositivi medici, anch’essi sottoposti al payback. L’esborso in questo caso è di 280 milioni.

Infine ha superato indenne tutte le revisioni della Manovra il comma 397, che porta da 50 a 120 milioni l’anno il finanziamento diretto del Governo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, di proprietà vaticana, in aggiunta ai circa 300 milioni di rimborsi per le prestazioni erogate dall’ospedale in convenzione con il Ssn. Raramente un Governo ha mostrato tanta generosità verso la Santa Sede e le sue ramificazioni sanitarie. Tanto meno in un’epoca in cui gli ospedali pubblici faticano a chiudere i bilanci e pagare gli stipendi. Ma nemmeno dai banchi dell’opposizione si sono levate critiche alla “maxi mancia”.

Redazione Nurse Times

Fonte: il Manifesto

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