Un calcio sferrato nel Pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca durante una notte di follia alcolica costa caro a un giovane, ma non ai suoi genitori, sollevati da ogni responsabilità civile per aver dimostrato di aver fatto tutto il possibile per educarlo e vigilarlo. Lo ha stabilito il Tribunale di Lucca, mettendo la parola fine a una complessa vicenda civilistica nata dieci anni fa.
I fatti risalgono alla notte del 9 ottobre 2016. Il protagonista della vicenda, all’epoca sedicenne, era stato soccorso dalle forze dell’ordine nel parcheggio di una nota discoteca. Il ragazzo si trovava in un forte stato di agitazione dovuto all’abuso di alcolici e, come emerso successivamente, nelle sue tasche era stato rinvenuto anche dell’hashish.
Trasportato in ambulanza al Pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca e sottoposto a sedazione, il giovane si era improvvisamente risvegliato, dando in escandescenze per evitare le cure, strappandosi aghi e cannule dal braccio. Un infermiere in servizio nel reparto, insieme ad altri cinque colleghi e medici, era intervenuto nel tentativo di contenerne la furia selvaggia.
Durante le concitate operazioni l’operatore sanitario era stato raggiunto da un violentissimo calcio ai genitali. Un colpo tremendo che, oltre al trauma immediato, costrinse l’infermiere ad aumentare la pressione addominale per difendersi, causandogli un’ernia inguinale acuta da sforzo per la quale fu poi operato in clinica. Le conseguenze di quell’aggressione, tra dolori cronici e ripercussioni sulla sfera intima e psicologica, si sono trascinati per anni.
Chiuso il capitolo penale davanti al Tribunale per i minorenni di Firenze con il perdono giudiziale (il ragazzo ammise le proprie colpe), l’infermiere ha intentato una causa civile per chiedere i danni al giovane e ai genitori. La richiesta faceva leva sull’articolo 2048 del Codice civile, ipotizzando una colpa dei coniugi sia nell’educazione sia nella vigilanza del figlio, lasciato libero di “sballarsi” nella notte.
La sentenza del Tribunale di Lucca ha però ribaltato i presupposti della colpa genitoriale. Il giudice ha infatti riconosciuto la validità della prova liberatoria presentata dai coniugi. Carte alla mano, la difesa ha dimostrato come la coppia avesse cresciuto il ragazzo in un clima sereno e costruttivo, così come certificato dalle minuziose relazioni dei servizi sociali redatte negli anni successivi all’adozione.
Non solo: il sedicenne era ben inserito nel tessuto sociale, senza mai aver dato segni di aggressività prima di allora. Anche sul fronte della vigilanza per quella specifica notte i genitori sono stati scagionati. Si erano infatti opposti all’uscita del figlio e, quando questi si era allontanato, avevano allertato i carabinieri, restando in contatto telefonico costante con lui e con i militari fino al momento del blackout delle comunicazioni. Un comportamento ritenuto impeccabile, che ha spinto il magistrato a escludere ogni responsabilità dei genitori, definendo il comportamento del ragazzo come un episodio “eccentrico, imprevedibile e isolato”.
Il verdetto ha così individuato nel giovane – oggi ventiseienne – l’unico responsabile civile del danno. Lo stato di ubriachezza volontaria, infatti, non diminuisce l’imputabilità sul piano del risarcimento. Il giudice ha quantificato il danno complessivo subito dall’infermiere in 6.305 euro, tra lesioni biologiche permanenti (valutate al 2%), sofferenza morale interiore e spese mediche. Da questa somma dovrà essere sottratto l’acconto di 1.000 euro, già versato dal ragazzo all’epoca dei fatti, e aggiunta l’attualizzazione dell’importo con il calcoli degli interessi.
Inutilizzabile, infine, la polizza assicurativa che i genitori avevano tentato di attivare, chiamando in causa la compagnia assicuratrice: il contratto esclude categoricamente la copertura per i danni derivanti da condotte dolose dei familiari. Il giovane aggressore è stato condannato a pagare all’infermiere i danni e le spese legali, liquidate in oltre 5.000 euro, oltre ai costi della perizia medica. Di contro, l’infermiere, avendo visto respinta la domanda nei confronti dei genitori, dovrà rifondere a questi ultimi le spese di lite per oltre 2.500 euro.
Redazione Nurse Times
Fonte: Lucca in diretta
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