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Linfomi non-Hodgkin, studio rivela efficacia di nuovo farmaco orale

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Linfomi non-Hodgkin, studio rivela efficacia di nuovo farmaco orale
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Si chiama Zanubrutinib e ha prodotto ottimi risultati soprattutto nei pazienti con linfoma della zona marginale: riduzione del tumore nell’80% dei casi e guarigione per una persona su cinque.

Arriva una nuova arma contro due tipi diversi di linfomi non-Hodgkin: il linfoma MZL (zona marginale) e il linfoma FL (zona follicolare), per i quali non si dispone di un elevato numero di trattamenti. Si tratta del farmaco Zanubrutinib (denominazione commerciale: Brukinsa) e a determinarne l’efficacia è stato un team di ricercatori internazionali, guidati da scienziati statunitensi del Rogel Cancer Center e dell’Università del Michigan.

Zanubrutinib è stato testato su 53 degenti con linfoma della zona marginale e su altri 33 con linfoma follicolare, tutti con una forma recidivante e refrattaria della neoplasia maligna, somministrando il farmaco per via orale. Al termine della sperimentazione è stata riscontrata la riduzione dell’80% dei tumori nei pazienti con linfoma nella zona marginale, con guarigione di una persona su cinque. Efficacia inferiore, purtroppo, per chi combatte contro il linfoma follicolare: 36,4% dei tumori ridotti; 18,2% dei pazienti in remissione dalla malattia).

Come recita il relativo comunicato stampa, Zanubrutinib è risultato efficace e sicuro, con alcuni effetti collaterali, quali eruzioni cutanee, leucopenia (livelli di globuli bianchi ridotti), febbre, diarrea, lividi. Nessuna segnalazione di fibrillazione atriale è pervenuta. Due pazienti hanno dovuto ridurre la dose, mentre in quattro casi la somministrazione è stata sospesa.

Decisamente soddisfatto il professor Tycel Phillips, che nella nota ha asserito: “Le opzioni di trattamento con una migliore tollerabilità e un migliore controllo della malattia erano necessarie per il linfoma della zona marginale e il linfoma follicolare. Sebbene le piccole dimensioni di questo studio limitino le conclusioni generali, i risultati su sicurezza ed efficacia evidenziano il potenziale di Zanubrutinib come aggiunta alle terapie disponibili per questi tumori”.

Allo studio hanno collaborato gli studiosi del Waitemata District Health Board (Nuova Zelanda), del Niguarda Cancer Center dell’ospedale Niguarda di Milano, della Mayo Clinic, dell’Ospedale Universitario Dong-A (Corea del Sud), della società BeiGene, dell’Università di Sydney (Australia) e di altri istituti.

Redazione Nurse Times

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