Dal campo alla presidenza, il nuovo board rilancia la tutela della missione medica e la difesa degli ospedali nei conflitti
Roma, 8 maggio 2026 — Medici Senza Frontiere Italia ha eletto il nuovo Consiglio direttivo e ha affidato la presidenza a Ettore Mazzanti, infermiere pediatrico bolognese con una lunga esperienza nell’organizzazione. La nomina arriva dopo la conclusione del mandato di Monica Minardi e conferma una scelta in continuità con la storia di MSF, che nell’associazione italiana prevede una leadership con forte esperienza sul terreno e profilo sanitario.
Mazzanti lavora con MSF dal 2002 e, nel tempo, ha ricoperto diversi ruoli nei progetti sul campo: infermiere, coordinatore di progetto e responsabile medico. Dal 2008 ha lavorato anche negli uffici italiani come career manager, continuando però a partire regolarmente per missioni tra Medio Oriente e Africa orientale. Un percorso che, secondo la stessa organizzazione, gli ha permesso di conoscere a fondo i contesti operativi e l’evoluzione dei bisogni umanitari.
La sua elezione ha un significato che va oltre il passaggio formale di consegne. In una fase in cui la sanità è sempre più esposta alle conseguenze dei conflitti, la scelta di un infermiere alla guida di MSF Italia richiama il valore delle professioni di cura e del lavoro multiprofessionale. Lo stesso assetto associativo di MSF Italia, del resto, prevede che due terzi dei consiglieri abbiano esperienza di terreno come operatori umanitari e che un terzo svolga una professione sanitaria riconosciuta.
Nel nuovo Consiglio direttivo siedono, oltre a Mazzanti, Martina Marchiò e Tommaso Fabbri come vicepresidenti, Oussama Omrane, Tommaso Daunisi, Alessandra Oglino e Francesco Virdis; si aggiungono Alessia Ripandelli come membro supplente e i membri cooptati Elena Bertorello e Roberto Biondi. La composizione conferma una governance che unisce competenze cliniche, organizzative, giuridiche e manageriali.
Il primo messaggio
Nel suo primo messaggio da presidente, Mazzanti ha richiamato una visione di servizio fondata sull’impegno quotidiano, sull’ascolto e sulla volontà di ricomporre le fratture del mondo senza perdere il contatto con la realtà dei contesti di guerra e deprivazione. La linea che emerge è quella di una leadership radicata nell’esperienza sul campo, dove il lavoro sanitario non è mai separato dalla dimensione umana, relazionale e organizzativa.
Il tema più urgente resta però la protezione della missione medica.
MSF ha rilanciato in questi giorni la campagna “Proteggere gli ospedali nei conflitti”, rivolta al Governo italiano e alla comunità sanitaria, per chiedere una presa di posizione chiara contro ogni attacco a strutture sanitarie, personale medico, pazienti e mezzi di soccorso. L’appello chiede anche il sostegno a meccanismi indipendenti di indagine e di accertamento delle responsabilità.
La campagna si colloca nel solco della Risoluzione 2286 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adottata all’unanimità il 3 maggio 2016, che condanna gli attacchi contro il personale sanitario e le strutture mediche nei conflitti e richiama gli Stati alle proprie responsabilità di protezione. MSF, nel pubblicare il suo aggiornamento a dieci anni dalla risoluzione, sottolinea che oltre 80 Stati membri avevano assunto quell’impegno.
I dati richiamati dall’organizzazione mostrano quanto il quadro sia peggiorato: nel 2024 si sono registrati oltre 3.600 incidenti contro il settore sanitario, il livello più alto mai documentato secondo il richiamo di MSF ai dati OMS, mentre in 2025 l’organizzazione segnala 21 operatori MSF uccisi in 15 episodi negli ultimi dieci anni e un incremento complessivo degli attacchi alle cure mediche.
Per una testata di interesse sanitario come NurseTimes, la notizia ha un valore doppio.
Da un lato racconta una transizione di vertice nel principale attore umanitario medico internazionale; dall’altro rimette al centro il ruolo degli infermieri nelle crisi armate, dove la competenza tecnica si intreccia con triage, protezione della vita, educazione sanitaria e tenuta emotiva dei team. Nel quadro di MSF, il profilo infermieristico non è periferico ma strategico, perché contribuisce a tenere insieme cura, organizzazione e continuità assistenziale.
Resta forte anche il messaggio rivolto alle nuove generazioni: avvicinarsi alla professione infermieristica significa accettare una responsabilità concreta, fatta di tecnica ma anche di presenza, attenzione e capacità di leggere il dolore senza distacco. È questo il tratto che emerge dalla storia di Mazzanti e che può diventare, oggi, una chiave di lettura utile per tutta la sanità globale.
Redazione NurseTimes
Fonte: Fnopi
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