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Lazio, il documento sul controllo delle prescrizioni inappropriate di farmaci crea tensione tra Regione e medici di base

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Le “Disposizioni per il monitoraggio della farmaceutica convenzionata – Definizione dei criteri di operatività delle Capi e rendicontazione delle attività svolte” sono divenute motivo di tensione tra Regione Lazio e medici di medicina generale. Indirizzato ai direttori generali e ai commissari delle Asl, il documento, che porta la firma del direttore regionale della Salute, Andrea Urbani, e della dirigente dell’Area farmaci, Marzia Mensurati, non piace affatto ai professionisti di base, almeno per quanto riguarda il controllo delle prescrizioni inappropriate, motivata dal governatore Francesco Rocca con la necessità di “ridurre gli sprechi”, perché “nel Lazio si spende troppo”.

A far saltare i già fragili equilibri tra categoria e amministrazione è infatti la richiesta di “analizzare nel corso della convocazione mensile il profilo prescrittivo di dieci medici e, per ciascuno di essi, acquisire le necessarie informazioni di merito (controdeduzioni) relative ai profili di inappropriatezza, con riferimento ai 14 indicatori individuati”.

Nel documento si legge che “ogni commissione autodeterminerà le modalità di identificazione dei medici da convocare, fermo restando l’obbligo di identificarne dieci al mese”. E si fa presente la necessità di una rendicontazione mensile “entro cinque giorni dalla seduta, su numero dei pazienti individuati, controdeduzioni acquisite, quelle accettate e non accettate, quelle che hanno determinato un recupero economico”.

Imposizioni troppo stringenti per i medici di medicina generale, che le considerano come un’eccessiva limitazione della loro professionalità. Da qui la dura presa di posizione, sfociata nella dichiarazione dello stato di agitazione e nel ritiro dei propri rappresentanti da ogni commissione, tra cui quella sull’appropriatezza prescrittiva, e da ogni tavolo, incluso quello sulle case di comunità, per le quali l’Agenas ha parlato di un 66,2% di attivazione (96 su 145), ben al di sopra della media del 45,5%.

Il presidente Rocca ha comunque provato a gettare acqua sul fuoco: “La circolare in questione sarà sospesa in modo da poterne discutere in maniera condivisa con tutte le parti in causa. Ma l’obiettivo deve essere chiaro per tutti: va ridotta la spesa inappropriata. Lavoreremo per trovare un’altra formula che non sia quella indicata, ma le Asl e le commissioni devono fare il loro lavoro”.

Nel Lazio la spesa farmaceutica pro capite ammonta a 398 euro l’anno, ben al di sopra di regioni settentrionali come Emilia-Romagna e Piemonte, rispettivamente a quota 300 e 309 euro, ma decisamente meglio di regioni meridionali come Sicilia (420 euro) e Campania (430 euro).

“Quando mi sono insediato, per sole 14 molecole dei farmaci generici c’era una spesa inappropriata di 76 milioni – ha precisato ancora il govenatore del Lazio -. Abbiamo iniziato a ridurla, tanto che oggi è scesa a circa 40, ma ancora non basta. Bisogna intervenire per portarla a quota zero e avere così una spesa farmaceutica corretta”.

Redazione Nurse Times

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