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Gli infermieri non sono demotivati: è il sistema che li rende incompatibili

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Ogni volta che si parla di crisi sanitaria, salta fuori la stessa parola: motivazione. Gli infermieri non sono più motivati. Non vogliono lavorare. Non reggono la pressione. È una narrazione comoda. Semplice. E soprattutto rassicurante per chi deve spiegare un sistema che non funziona.

Ma è anche profondamente sbagliata. Perché la verità è un’altra: gli infermieri non sono demotivati. Sono diventati incompatibili con il sistema in cui lavorano. Certo, i problemi ci sono. Pochi soldi. Poco tempo libero. Sono veri. Ma non bastano a spiegare quello che sta succedendo.

Ridurre tutto a stipendio e turni non è solo superficiale. È irrispettoso. Perché il punto più profondo è un altro: lavorare in un contesto che entra in conflitto con i propri principi. Quando la qualità dell’assistenza si abbassa. Quando il tempo per il paziente si riduce. Quando le decisioni organizzative diventano scorciatoie.

A quel punto non è più solo fatica. È dissonanza. È lavorare ogni giorno sapendo che potresti fare meglio, ma non ti viene permesso. Ed è qui che il sistema si incrina davvero. Perché i sistemi complessi non reggono sulle scorciatoie. Si rompono. E nella sanità le scorciatoie hanno sempre un costo. Non economico. Umano.

Allora il problema non è motivare di più. Forse è smettere di chiedere ai professionisti di adattarsi a un modello che li consuma. Perché la motivazione non muore. Ma se continui a ignorarla, prima o poi se ne va chi la porta.

Guido Gabriele Antonio

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