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La sanità italiana non è stata distrutta: è stata costruita così

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….di Gabriele Guido

Ma voi non sapete come hanno ucciso la sanità italiana.
No, non è solo colpa della sfortuna. Non è solo l’invecchiamento della popolazione o la mancanza di risorse.

È un omicidio premeditato. Fatto attraverso riforme precise. Con nomi e cognomi che andrebbero ricordati.

Tutto inizia nel 1992, con la riforma che trasforma gli ospedali in aziende.
È lì il peccato originale.
La salute smette di essere un diritto e diventa una voce di bilancio.

Da quel momento il direttore generale non risponde più al cittadino.
Risponde alla Regione che lo ha nominato.
E se tagli i letti e risparmi, fai carriera.
Se curi troppo, diventi un problema.

Poi arriva il colpo di grazia.
2001, modifica del Titolo V della Costituzione.
Una scelta politica precisa, fatta per inseguire il federalismo.

Risultato?
Non esiste più una sanità italiana.
Esistono 21 sistemi diversi.

Ed è lì che nasce il mostro della mobilità sanitaria.
Migliaia di euro che ogni anno volano dal Sud verso il Nord.
Dalle regioni più fragili verso quelle più forti.
Dai cittadini verso le cliniche private.

Un pizzo sanitario, mascherato da libertà di scelta.

Poi arrivano i governi.
Tremonti con i tagli lineari.
Monti con l’austerità.
Renzi con le spending review.

In dieci anni spariscono 37 miliardi.

E quando togli risorse a un sistema, quel sistema non si adatta.
Si deforma.

Nasce così il cancro dei gettonisti.
Lo Stato blocca le assunzioni per risparmiare.
E poi paga medici a gettone anche 1200 euro a turno.

Spendiamo il quadruplo.
Per avere un servizio precario.

Un’estorsione legalizzata.
Pagata con le tasse dei cittadini.

E mentre tutto questo accade, c’è il passaggio più sottile.
Quello che molti fanno finta di non vedere.

Le liste d’attesa.

Aspetti mesi. A volte un anno.
Poi scopri che puoi fare la stessa visita domani.
Nello stesso ospedale.
Con lo stesso medico.

Basta pagare.

Intramoenia.
Un sistema perfetto.
Un conflitto di interessi strutturale.

Le liste restano lunghe.
Così qualcuno paga per accorciarle.

E allora la verità è più semplice di quanto vogliano far credere.

La sanità italiana non è stata distrutta.
È stata costruita così.

E la domanda, a questo punto, non è più se il sistema funziona o meno.

Ma se siamo ancora disposti ad accettare che la salute sia diventata un mercato.

Gabriele Guido

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