Puntualmente, e lo scriviamo da decenni, ad ogni tentativo di rivedere il sistema, peraltro ormai al collasso, assistiamo ai capricci di qualche illuminato
Ora siamo alle disquisizioni letterali: prescrizione o richiesta?
E già perché “la prescrizione sottende ad una preventiva diagnosi” e questo sarebbe di esclusiva competenza medica, mentre invece la richiesta può farla l’Infermiere a cui sarebbe preclusa la diagnosi.
Io non so se i “Lor signori” abbiano conoscenza della NANDA-I (North American Nursing Diagnosis Association International) la quale ha fornito negli anni una tassonomia standardizzata delle diagnosi infermieristiche, fondamentale per strutturare le prescrizioni infermieristiche (o interventi assistenziali) nel processo di nursing.
Bisogna pertanto distinguere tra prescrizione medica e prescrizione Infermieristica posto che le affermazioni secondo cui la prescrizione sarebbe solo di competenza medica sono assolutamente fuorvianti e fuori contesto.
Difatti, la prescrizione di presidi, ausili e tecnologie non coincide necessariamente con la formulazione di una diagnosi medica, potendo e dovendo invece essere di competenza Infermieristica.
Si pensi alla prescrizione di dispositivi (es. medicazioni avanzate, presidi antidecubito, ausili per stomie ecc. ecc.), senza contare che non sempre l’atto prescrittivo sottende ad una diagnosi potendo essere in taluni casi attuativo, non diagnostico.
E’ evidente come le posizioni della Intersindacale Medica siano anacronistiche, mostrano difficoltà ad inquadrare gli Infermieri nella giusta veste giuridica e finalizzate solo a mantenere una posizione dominate nel SSN, come è evidente che rappresentano una zavorra per il sistema arroccato ai desiderata di una sola professione.
Tutti sanno come in diversi Paesi UE gli Infermieri specialisti prescrivono dispositivi e talvolta anche taluni farmaci e non si segnalano catastrofi particolari.
La richiesta di sostituire “prescrivere” con “richiedere” ha la finalità di svuotare di significato la specializzazione, di mantenere una subordinazione gerarchica non coerente con l’autonomia Professionale riconosciuta dalla legge e pertanto è IRRICEVIBILE.
L’infermiere, ope legis, è responsabile dell’assistenza, e deve pertanto avere strumenti giuridici coerenti con tale responsabilità. Queste ormai ataviche e stucchevoli prese di posizioni rischiano di farci rimanere indietro rispetto ai modelli europei basati su team multiprofessionali evoluti.
In buona sostanza l’autonomia professionale non si identifica con l’estensione di ogni potere decisionale di altri, ma con l’esercizio pieno e responsabile delle competenze proprie.
Matteo Incaviglia, Infermieristica Legale
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