Continuando il nostro percorso sulla farmacologia, trattiamo un argomento abbastanza importante che riguarda molti di noi: i gastroprotettori.
Si parla molto spesso di problematiche di origine gastrica o esofagea che portano fastidi non di poco conto, a volte anche invalidanti. Non sono patologie che interessano solo gli adulti, infatti la letteratura parla anche di episodi non di rado nei bambini e nei neonati.
Non si può far riferimento ad una classe di farmaci senza identificare a livello anatomico quello di cui stiamo parlando. Lo stomaco è un organo che si trova tra l’esofago e il duodeno, rispettivamente diviso tramite il cardias e il piloro. Dall’esterno verso l’interno esso è formato da uno strato di peritoneo viscerale, uno strato muscolare con delle fibre di tre tipologie, una sottomucosa, la muscolaris mucosae e una mucosa. Lo stomaco non è un semplice organo perché non solo contiene una ricca rete di vasi sanguigni ma è responsabile di una vasta secrezione endocrina.
Quest’ultimo infatti contiene il cibo che viene ingerito e determina il rimescolamento dello stesso tramite diversi movimenti involontari dovuti proprio alla fitta rete muscolare ivi presente.
La digestione si differisce a seconda della tipologia di alimento (se ricco di proteine, lipidi o carboidrati), assorbendo ed eliminando rispettivamente i nutrienti o le sostanze di scarto.
Ovviamente la digestione comincia a livello orale con la saliva che contiene diverse sostanze tra cui la lipasi e amilasi salivare, ma la maggior parte del lavoro avviene proprio nello stomaco.
Nella patologia è chiaro che possono esserci delle azioni che non vengono eseguite correttamente da parte di questo organo o semplicemente possono esserci delle problematiche congenite o secondarie che portano ad un malfunzionamento dello stesso. Si può parlare per esempio di pirosi gastrica o acidità gastrica che è una condizione non tanto rara che porta ad una sintomatologia classica riconoscibile. Si può parlare di una causa dovuta a maldigestione, pasti troppo abbondanti, stress. Per non parlare delle problematiche esterne che possono portare a questa patologia come il fumo di sigaretta o l’abuso di farmaci. Può anche essere dovuta ad una problematica ancestrale identificata solitamente con un malfunzionamento del cardias che porta ad una risalita dei succhi gastrici a livello del terzo inferiore dell’esofago. In questo caso si può parlare di reflusso gastro esofageo, che può essere diagnosticato tramite la ph-metria delle 24 ore.
Il bruciore di stomaco deve essere comunque attentamente identificato e diagnosticato per differenziarlo da problematiche più gravi che possono essere ritrovate sia livello duodenale che a livello gastrico come per esempio le ulcere peptiche o duodenali appunto o ancora l’ernia iatale.
I gastroprotettori sono dei farmaci che hanno proprio il compito di proteggere la mucosa gastrica dai danni identificati a carico di fattori esterni come i farmaci che molte volte sono gastrolesivi oppure da problematiche insite. Tra questi farmaci riconosciamo per esempio gli inibitori della pompa protonica che hanno il compito di inibire parte della secrezione gastrica. Il principale tra questi farmaci è il Pantoprazolo ma ce ne sono comunque altri largamente impiegati a livello ospedaliero e non solo.
Ancora abbiamo gli antagonisti dei recettori Instaminici H2 che hanno bene o male la stessa funzione dei farmaci sopra citati ma agiscono soprattutto a livello della mucosa tramite i recettori per l’istamina di tipo due. Il principale di questi farmaci è la Cimetidima ma ce ne sono anche altri. Altri farmaci che non sono considerati gastroprotettori ma che sono molto importanti per risolvere problematiche come quelle citate nella prima parte dell’articolo sono gli antiacidi.
Questi infatti non sono in grado di diminuire la secrezione gastrica acida ma si limitano a neutralizzare e quindi tamponare l’acidità elevata prodotta a livello gastrico.
Ce ne sono di diverse tipologie tra cui il bicarbonato di sodio, l’alluminio e il carbonato di calcio e vengono impiegate su larga scala soprattutto per acidità con risalita a livello esofageo, dolore epigastrico, difficoltà nella digestione e in alcuni casi anche per ulcera peptica.
A differenza di quello che molti credono è necessario comunque richiedere al proprio medico e/o infermiere di fiducia un controllo approfondito della situazione specifica. Non si può autonomamente acquistare questi farmaci, perché a lungo andare la funzionalità diminuisce sempre più. Inoltre essendo comunque farmaci, hanno effetti collaterali, se pur non gravissimi, dunque è giusto sottoporre il corpo a determinati aiuti esterni solo se necessario. In ogni caso prima di pensare a patologie vere e proprie bisogna far leva sui fattori di rischio esterni come alimentazione errata, fumo di sigaretta, abuso di alcool e utilizzo di farmaci gastrolesivi.
Solitamente infatti prima di somministrare dei farmaci specifici o comunque dopo poco tempo in cui questi vengono utilizzati senza avere alcun effetto benefico, viene solitamente richiesto al paziente, solo dopo accurata anamnesi, di effettuare degli esami specifici: tra questi ricordiamo analisi ematiche, delle feci e gastroscopia.
Dott.ssa Taccogna Federica
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