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Garattini: “In ritardo sulle case di comunità perché i medici di famiglia non le vogliono”

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Mix di vaccini anti-Covid, il farmacologo Garattini: "Studi in corso. Serve prudenza"
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“Nella realizzazione delle case della comunità siamo in grande ritardo anche perché i sindacati dei medici di medicina generale non le vogliono: non vogliono diventare dipendenti pubblici”. Così Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, intervenendo alla trasmissione Check Up, su Giornale Radio.

“I medici di medicina generale – ha aggiunto Garattini – vogliono continuare a fare un lavoro che non possono fare da soli. La medicina è cambiata e loro si devono mettere insieme, come sono insieme a lavorare nell’ospedale. Devono diventare dipendenti dal Servizio sanitario nazionale come i medici ospedalieri, e devono fare le loro 40 ore”.

Sempre Garattini: “Dicono che partecipano, ma mettendo solo qualche ora. In Lombardia, per esempio, l’obbligo di ambulatorio è di 15 ore alla settimana. Cosa si può fare per 1.500 o 1.800 cittadini? È chiaro che così si intasano i pronto soccorso, che non possono più occuparsi solo delle urgenze”.

Garattini ha poi richiamato l’attenzione sul nodo retributivo del personale sanitario: “Gli stipendi in Italia sono almeno il 30% più bassi della media europea. È questa la ragione per cui tanti professionisti qualificati lasciano il servizio pubblico per il privato o per l’estero, dove sono pagati meglio e possono costruirsi una famiglia. È una delle prime cose da risolvere”.

Garattini ha infine ricordato l’importanza di difendere il Servizio sanitario nazionale, definendolo “il più grande risultato” che abbia visto nei suoi 60 anni di attività: “Io ho vissuto il periodo in cui il Servizio sanitario nazionale non esisteva. Mio padre dovette prendere un secondo lavoro per curare i famigliari, perché bisognava pagare tutto. Oggi si rischia di tornare a quella situazione, e questo dobbiamo assolutamente evitarlo”.

Redazione Nurse Times

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