Il racconto di Alessandra Saccone da un centro padel di Trani diventa simbolo del valore della formazione BLSD e del ruolo degli infermieri
Una storia di competenza, sanità e umanità che arriva dalla BAT in Puglia e che sta facendo il giro del territorio per la sua forza emotiva e per il suo significato professionale. Protagonista è Alessandra Saccone, infermiera del reparto di Medicina Interna dell’ospedale “Bonomo” di Andria, che il 5 gennaio è intervenuta in un centro padel di Trani per soccorrere un uomo colto da arresto cardiaco. Un gesto tempestivo, determinato e competente, che ha contribuito in modo decisivo a salvargli la vita.
La nostra redazione ha saputo della vicenda in questi giorni, dopo la pubblicazione della nostra intervista a Natascia Maraniello, infermiera, resasi protagonista di un caso simile. Abbiamo raggiunto Alessandra che ci ha raccontato l’intera vicenda.
Il dramma si è consumato in centro padel di Trani, davanti a giocatori e spettatori presenti nell’impianto sportivo. Saccone, che si trovava lì dopo una partita, ha raccontato di essere stata attirata dalle grida di una ragazzina di 13 anni che chiedeva aiuto: il padre era caduto in campo. «In realtà io credevo una distorsione o un banale incidente di gioco, comunque per mia premura mi sono diretta verso l’ingresso del capannone e lì la scena è stata disarmante», ha ricordato.
Davanti ai suoi occhi c’era invece un uomo riverso a terra, incosciente, con sangue dal volto e un quadro clinico che inizialmente poteva far pensare anche a una crisi comiziale. L’infermiera non ha perso lucidità: ha chiesto subito il defibrillatore semiautomatico esterno, ha posizionato le placche, ha iniziato il massaggio cardiaco e ha cercato di ripulire il cavo orale dell’uomo per evitare rischi durante la gestione delle vie aeree. «Si sentiva un rantolo», ha raccontato, spiegando quanto sia stato difficile lavorare in quel contesto, con tante persone intorno, i figli dell’uomo presenti e la tensione crescente minuto dopo minuto.
Il soccorso è durato circa 35 minuti.
Il DAE ha scaricato una volta e, nel frattempo, Saccone ha continuato la rianimazione cardiopolmonare, cercando anche di coinvolgere altre persone per ricevere il cambio e non interrompere la manovra. «Ti assicuro che raccontarlo è molto riduttivo piuttosto che viverlo», ha detto, lasciando emergere tutta la drammaticità di quei momenti. Quando poi è arrivata l’automedica, il paziente è stato preso in carico e trasferito in ospedale.
La storia, però, non si è fermata lì.
Poco dopo, arrivata al lavoro, Saccone ha riconosciuto in Rianimazione proprio l’uomo che aveva soccorso. «Quando mi hanno visto correre verso di lui e accarezzarlo come fosse una mia creatura, i colleghi mi hanno chiesto se fosse un mio parente… io ho detto: “No, gli ho solo salvato la vita”», ha raccontato. L’uomo, poi identificato come Lorenzo M., 45 anni, di Bisceglie, è sopravvissuto grazie alla tempestività dell’intervento. Secondo quanto riferito dai rianimatori alla stessa infermiera, presentava coronarie occluse e, senza quel pronto soccorso sul posto, l’esito sarebbe potuto essere ben diverso.
Un episodio che conferma quanto, la tempestività sia spesso il fattore decisivo.
Nelle emergenze cardiache ogni minuto pesa, e la presenza di un DAE, unita a persone formate all’uso corretto del dispositivo e alla rianimazione di base, può fare la differenza tra la vita e la morte.
Proprio su questo si inserisce il pensiero del presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche della BAT, Giuseppe Papagni, che ha voluto leggere l’episodio come esempio concreto del valore della professione e della formazione.
«Questa vicenda ci ricorda con forza che la professionalità infermieristica non si esprime soltanto dentro gli ospedali, ma anche nella capacità di leggere l’emergenza, agire con lucidità e mettere a disposizione della collettività competenze che possono salvare una vita. Il gesto di Alessandra Saccone rappresenta il senso più alto della nostra professione: preparazione, prontezza, responsabilità e umanità.
È la dimostrazione concreta che, quando si parla di arresto cardiaco, ogni secondo conta e la differenza la fanno sia la formazione sia la presenza di cittadini e professionisti in grado di intervenire tempestivamente. Per questo, come Ordine, riteniamo fondamentale continuare a investire nella cultura del primo soccorso, nella diffusione della formazione BLSD e nella sensibilizzazione all’uso del DAE, perché la sicurezza della comunità si costruisce anche attraverso queste competenze diffuse. Alessandra ha dato un esempio straordinario di cosa significhi essere infermieri: saper essere riferimento, protezione e speranza anche fuori dal contesto assistenziale tradizionale».
Un pensiero che restituisce valore all’intera vicenda e che spiega anche la risonanza avuta nel P.O. di Andria, nei circoli sportivi della BAT e nel comune di Bisceglie, dove nei mesi successivi si è parlato anche di un possibile encomio per la professionista. La stessa Saccone ha raccontato come quell’episodio abbia spinto molti presenti a voler partecipare a corsi di primo soccorso, rendendo ancora più chiaro un messaggio essenziale: avere un DAE è importante, ma avere persone formate e pronte a usarlo lo è altrettanto.
La storia di Alessandra Saccone e di Lorenzo, l’uomo salvato nel campo da padel, è quindi molto più di un fatto di cronaca italiana. È una testimonianza viva del valore della professione infermieristica, della cultura dell’emergenza e della capacità di trasformare la competenza in salvezza concreta. «Siamo rinati insieme», ha confidato l’infermiera, riassumendo in poche parole il senso più profondo di un evento che resterà nella memoria del territorio.
Redazione NurseTimes
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