Contattato da Nurse Times, l’esperto sottolinea quanto sia importante un approccio sinergico tra soccorritori e forze dell’ordine per garantire sicurezza e qualità delle cure.
La tragica vicenda di Abderrahim Fakir, 42enne morto il 19 luglio 2026 a Bologna durante un intervento della polizia e dei soccorritori, ha riacceso i riflettori sul tema della sicurezza delle cure. Abbiamo raccolto l’autorevole parere del dottor Francesco Venneri, responsabile del Centro di gestione rischio clinico della Regione Toscana, clinical risk manager dell’Azienda Usl Toscana Centro, oltre che ex medico di emergenza-urgenza.
“I sistemi dell’emergenza – premette Venneri – prevedono già protocolli in continuo aggiornamento sull’approccio a un individuo in preda a crisi di agitazione psicomotoria o in stato di forte agitazione, anche con connotazione di tipo violento. Tale approccio deve essere sempre orientato alla tutela della libertà personale. Anche perché l’agitazione, indipendentemente dall’assunzione di sostanze eccitanti/stupefacenti o da un eventuale stato di ebbrezza alcolica, può essere generata da più fattori che, giunti al culmine, si trasformano in espressione di violenza”.
Prosegue l’esperto: “Se vogliamo ottenere sicurezza e qualità delle cure, l’approccio sinergico è l’arma vincente. Per approccio sinergico si intende la collaborazione tra la parte sanitaria pura, ossia quei soccorritori che in Italia devono appartenere al mondo professionale istituzionalmente riconosciuti (medici, infermieri, tecnici), e la componente del volontariato laico, fortemente rappresentativa del nostro Paese e dotata di competenze che derivano una formazione professionalizzante”.
Ma importante è anche la sinergia di queste due componenti con le forze dell’ordine che intervengono in casi analoghi a quello di Bologna: “La sinergia non deve mirare solo all’immobilizazzione in sè, ma anche al saper adeguatamente immobilizzare un individuo che può mettere a repentaglio la proria e l’atrui incolumità. Il sistema dell’emergenza sanitaria territoriale ha sviluppato protocolli nazionali sulle attività da svolgere insieme alle forze dell’ordine. Protocolli che prevedono misure di contenimento, ma nel rispetto del mantenimento delle funzioni vitali, così da poter gestire il paziente in piena sicurezza”.
Quindi il suggerimento: “A mio parere sarebbe opportuno sviluppare una formazione simultanea, magari con scenari simulati, per personale delle forze dell’ordine, personale volontario e personale professionista afferente al sistema 112. Una formazione che consentirebbe loro di porre in atto i protocolli d’azione esistenti, tutelando la salute di individui che – è bene ricordarlo – versano in condizioni di fragilità. Tutte le forze dell’ordine, esercito compreso, andrebbero quindi istruite sui possibili effetti di un’immobilizzazione prolungata e sulle tecniche da utilizzare, come quella che garantisce la posizione laterale di sicurezza per far espandere il torace”.
Un ruolo importante, rimarca Venneri, lo svolge anche la centrale operativa che coordina i soccorsi: “Quando la centrale operativa riceve una segnalazione specifica, o comunque ha il sentore di trovarsi davanti a una situazione di agitazione psicomotoria e di violenza in atto, deve attivare da remoto quei protocolli sinergici per forze dell’ordine e sistema sanitario. Ma so benissimo che sul territorio italiano le centrali lavorano già in questo senso”.
Concludendo: “Il caso Bologna, come altri analoghi del passato, ci ricordano che gli eventi legati a criticità gestionali e organizzative sono comuni, quasi quotidiani. Da tali eventi dobbiamo imparare come attuare azioni migliorative, a garanzia della qualità e della sicurezza delle cure”.
Redazione Nurse Times
Articoli correlati
- Caso Fakir: le riflessioni di Maurizio Zega (Opi Roma)
- Caso Fakir, nove società scientifiche: “Basta, conclusioni affrettate”
- Morte di Abderrahim Fakir a Bologna: cosa sappiamo sui soccorsi del 118
- Morte Fakir, Riccardi (Simeu): “Delirio iperattivo è emergenza tempo-dipendente. Serve tavolo tecnico per coordinare interventi”
- Morte Fakir, Balzanelli (Sis 118): “L’agitazione psicomotoria richiede sempre un team medico-infermieristico. Protocolli da rivedere”
- Caso Fakir, Nessuno tocchi Ippocrate all’attacco: “Omissione di soccorso. I sanitari non intervennero”
- XXII Congresso nazionale Aico: video intervista a Francesco Venneri (esperto in Risk Management)
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento