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Case di comunità, Schillaci apre ai medici ospedalieri. Anaao Assomed e Cimo-Fesmed: “Parliamone”

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È corsa contro il tempo per popolare le 1.038 case di comunità che dovranno essere operative entro il 30 giugno, data di scadenza prevista dal Pnrr. E mentre resta aperto il confronto con i medici di famiglia, Orazio Schillaci chiama ora in causa i medici ospedalieri.

“Ci servono altri specialisti”, ha dichiarato il ministro nell’intervista trasmessa durante l’evento “Healthcare & Pharma Talk”, tenutosi a Roma, annunciando l’intenzione del Governo di valutare un superamento delle incompatibilità che impediscono ai medici ospedalieri di svolgere ulteriori attività dipendenti o convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. L’ipotesi allo studio, ha aggiunto Schillaci, è quella di consentire loro di operare nelle case di comunità “fuori dell’orario di lavoro e su base volontaria”.

La reazione di Anaao Assomed e Cimo-Fesmed

Un’ipotesi accolta con favore dai diretti interessati. “Siamo aperti al dialogo, naturalmente alle condizioni che detta il ministro, cioè in autoconvenzione e su base volontaria – dice Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed, contattato da LaPresse -. Insomma, compatibilmente con le carenze di personale che abbiamo negli ospedali, noi ci siamo”.

“Si tratta di una richiesta da noi avanzata più volte, nell’ottica di quella liberalizzazione della professione medica che da sempre è un mantra della nostra organizzazione sindacale – commenta Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed -. È evidente, infatti, che incompatibilità tanto rigide come quelle attuali rendono poco attrattivo il lavoro negli ospedali pubblici. È giusto, invece, che il medico sia libero di organizzare il proprio tempo nel modo che ritiene più adatto alle proprio esigenze e inclinazioni professionali”.

Ma c’è una richiesta precisa, rivolta anche alle Regioni. “I rappresentanti dei medici dipendenti del Ssn vanno coinvolti in qualsiasi progetto di revisione delle incompatibilità, in modo da poter offrire un contributo costruttivo – aggiunge Quici -. Non accetteremo alcun impianto calato dall’alto e imposto esclusivamente per rendere operative le case di comunità entro il 30 giugno. Sono quattro anni che si conosce questa scadenza: non possono essere sempre i medici ospedalieri a dover mostrare piena responsabilità dinanzi a ritardi e inadempienze altrui”.

Dello stesso avviso Anaao Assomed. “Non possiamo essere d’accordo con ciò che vogliono fare alcune Regioni: una mobilità coatta dei medici ospedalieri dall’ospedale alle case di comunità, che peraltro non è neanche prevista dal nostro contratto – conferma Di Silverio -. La proposta del ministro per noi può andar bene, ma sediamoci attorno a un tavolo. Perché non vogliamo essere i tappabuchi di nessuno”.

Redazione Nurse Times

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