Gli infermieri lamentano da sempre di essere adibiti ad attività improprie. Numerosi studi hanno stimato che circa il 30% del tempo di lavoro del personale infermieristico viene impiegato per svolgere compiti di tipo amministrativo e domestico alberghiero.
Non a caso nel corso degli anni, specialmente dopo l’abolizione della figura dell’infermiere generico, si è cercato di risolvere questo problema inserendo delle figure di supporto. Negli anni Ottanta è stato introdotto l’ausiliario sociosanitario specializzato. Poi, negli anni Novanta, è stato il turno dell’OTA. Ma la situazione non è cambiata, perché questi operatori hanno comunque continuato a svolgere mansioni di ausiliariato, e non di assistenza domestico-alberghiera.
La svolta è arrivata con la creazione della figura dell’OSS, nel 2001. Nelle aziende sanitarie pubbliche questa figura è stata introdotta con molta parsimonia e ha rappresentato solo una soluzione parziale al problema, sia per il numero insufficiente di operatori introdotti sia per la mancanza di precisi standard di riferimento.
Nella Regione Lazio gli standard assistenziali determinati e deliberati sulla base dello studio Luiss, avevano fatto cenno alle attività improprie degli infermieri, senza tuttavia stabilire quale fosse il fabbisogno di personale di supporto. Si è dovuto attendere la circolare del 2015, prot. 259999, per avere indicazioni chiare sul fabbisogno di personale di supporto (OSS) da inserire nelle dotazioni organiche delle aziende sanitarie pubbliche.
Cosa è successo con l’entrata in vigore di questa disposizione regionale? Poco, in verità. Molte aziende sanitarie territoriali e ospedaliere non sono riuscite colmare i vuoti di organico esistenti e non hanno pertanto potuto inserire, specialmente nei reparti di degenza, un numero di operatori socio-sanitari tale da affiancare gli infermieri nei tre turni, in numero adeguato.
In molti ospedali si è creata una commistione di personale delle cooperative con personale dipendente, generando ulteriore caos. Il megaconcorso regionale per OSS bandito dalla Regione Lazio avrebbe dovuto portare all’assunzione di numerosi operatori socio-sanitari, reinternalizzando i servizi, ma non è andata così. Le chiamate sono state interrotte per sopraggiunti problemi economici, con reparti e servizi che sono rimasti a organico incompleto.
È il caso emblematico dell’Asl Roma 4, dove tra dicembre 2025 e gennaio 2026 due cooperative, la Acapo (servizi amministrativi) e la Nuova Sair (operatori socio sanitari), hanno concluso il rapporto contrattuale con l’Azienda Sanitaria di Civitavecchia. Il mancato rinnovo degli appalti, in assenza dell’assunzione di un adeguato numero di operatori sanitari e amministrativi, rischia di far sprofondare l’Azienda in una grave crisi, compromettendo sia i diritti dei lavoratori sia la qualità dei servizi offerti ai cittadini.
Il personale rimasto è sottoposto a carichi di lavoro eccessivi, con inevitabili ricadute sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza delle prestazioni. Alessandro Mattei, dirigente territoriale della Uil Fpl, è intervenuto a sostegno dei lavoratori, chiedendo formalmente un piano di fabbisogno di tutto il personale. L’ultima nota è stata inviata il 31 dicembre scorso, ma senza ottenere alcun riscontro da parte della direzione aziendale. La definizione dei fabbisogni è necessaria per definire gli standard assistenziali da assicurare e anche per definire i contingenti minimi di garanzia in caso di sciopero.
“Il piano di fabbisogno del personale e il ripristino di un organico adeguato in sostituzione degli operatori delle postazioni perse a causa del cessato rapporto con le cooperative sono necessari per garantire i diritti dei lavoratori e la qualità dell’assistenza”, ha dichiarato Mattei.
Sta di fatto che, invece di andare avanti, si rischia di tornare molto indietro. Non si possono eliminare le postazioni OSS gestite dalla cooperativa, senza reintegrarle con personale strutturato. Lo stesso vale per il personale amministrativo, che svolge funzioni essenziali per l’Azienda.
Il demansionamento conseguente a queste decisioni porterà malcontento e stress lavorativo, con inevitabile peggioramento dei servizi diretti alla persona e aumento dei contenziosi legali. Per evitare questo la Regione Lazio e la direzione dell’Asl Roma 4 dovranno intervenire con urgenza.
Dott. Ivo Camicioli – Delegato sindacale
Articoli correlati
- 700 infermieri lasciati nel limbo: la vicenda della Asl Roma 3
- Asl Roma 6, giudice ordina riammissione di infermiera no vax sospesa
- Donna morta dopo trasfusione sbagliata: Asl Roma 5 condannata a maxi risarcimento
- Unisciti a noi su Telegram https://t.me/NurseTimes_Channel
- Scopri come guadagnare pubblicando la tua tesi di laurea su NurseTimes
- Il progetto NEXT si rinnova e diventa NEXT 2.0: pubblichiamo i questionari e le vostre tesi
- Carica la tua tesi di laurea: tesi.nursetimes.org
- Carica il tuo questionario: https://tesi.nursetimes.org/questionari
Lascia un commento