La Corte ribalta il primo grado e riconosce il buono pasto per 32 dipendenti: risarcimenti per oltre 81 mila euro più oneri e spese
La Corte d’Appello di Ancona, con la sentenza n. 336/2025, ha riconosciuto il diritto al buono pasto per tutti i giorni di effettiva presenza lavorativa (turni superiori a 6 ore) e ha condannato l’AST di Macerata al risarcimento di 32 dipendenti. Questa decisione — che ribalta la pronuncia di primo grado — rappresenta una svolta nelle notizie di attualità sulla tutela dei diritti contrattuali nella sanità pubblica.
I fatti in breve
Nel 2022 un gruppo di lavoratori dell’AST (ex Area Vasta 3) — assistiti dal sindacato NurSind — ha presentato ricorso al Tribunale di Macerata per ottenere il riconoscimento del buono pasto per i giorni effettivi di lavoro con turni superiori alle sei ore. Il primo grado aveva respinto le richieste, ma l’appello è stato accolto: la Corte d’Appello ha riconosciuto il danno e disposto il pagamento delle somme richieste.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’importo complessivo accertato a titolo risarcitorio ammonta a 73.680,20 €, mentre la somma totale liquidata (inclusi interessi legali) è pari a 81.601,46 €, cui si aggiungono spese legali e oneri che portano il totale oltre i 107.000 €.
Perché la sentenza è importante (contesto giuridico e contrattuale)
Il diritto al buono pasto è previsto dalla contrattazione collettiva e, secondo la giurisprudenza ormai consolidata, può trovare tutela anche tramite la via giudiziale quando l’organizzazione aziendale impedisce l’effettiva fruizione della mensa. La decisione di Ancona conferma che regolamenti interni o pratiche aziendali non possono comprimere un diritto previsto dal contratto collettivo, specie quando mancano soluzioni alternative (pasti da asporto o sostituitivi) per chi svolge turni prolungati.
La versione del sindacato e le dichiarazioni ufficiali
Il NurSind — attraverso la segretaria territoriale Elisabetta Guglielmini — ha sottolineato la persistenza nell’azione legale nonostante la prima sentenza sfavorevole e ha ricordato come un errore materiale iniziale nella pronuncia (corretto con ordinanza) avesse rallentato l’esecuzione. Per il sindacato si tratta di “una vittoria esemplare” che ribadisce il principio che il diritto alla mensa non è una mera concessione aziendale.
Precedenti e altri casi collegati
Il caso di Tolentino/Tolentino–Macerata non è isolato: in passato NurSind aveva ottenuto riconoscimenti analoghi in altri presidi (ad esempio a Camerino, con una conciliazione che ha portato al riconoscimento e al rimborso di buoni pasto negati per decine di operatori). Questi precedenti rafforzano l’orientamento secondo cui la mancata fruizione del servizio mensa, se non adeguatamente compensata, apre alla pretesa risarcitoria retroattiva.
La sentenza n. 336/2025 della Corte d’Appello di Ancona rappresenta un precedente rilevante nella tutela del diritto alla mensa per il personale sanitario: conferma che diritti contrattuali non possono essere neutralizzati da regolamenti aziendali o prassi discriminatorie.
Redazione NurseTimes
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