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Addio ai tremori senza bisturi: primi 10 pazienti trattati con nuova terapia a ultrasuoni al Policlinico Vanvitelli di Napoli

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L’ospedale partenopeo è l’unica struttura del Sud ad avere questa tecnologia 2.0.

“Il Parkinson limitava quasi del tutto la mia autonomia, dopo la terapia a ultrasuoni il tremore dal lato destro è sparito. Oggi riesco di nuovo a guidare l’auto, farmi la barba, scrivere a mani libere, usare le posate per mangiare. Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia”. Questa è la toccante testimonianza di Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, tra i primi dieci pazienti, otto campani e due da fuori regione, trattati al Policlinico Universitario Vanvitelli di Napoli con il nuovo sistema di terapia a ultrasuoni, guidata da risonanza magnetica.

La rivoluzionaria tecnologia consente di eliminare i tremori invalidanti dovuti al Parkinson resistente ai farmaci e a tremore essenziale, senza bisturi o procedure invasive, come la stimolazione cerebrale profonda che comporta l’impianto di elettrodi nel cervello. Il Policlinico partenopeo è il primo ospedale nel Sud a dotarsi di questa tecnologia rivoluzionaria in una versione aggiornata che, mediante un “caschetto” indossato dal paziente dentro uno scanner per risonanza magnetica, permette di colpire, con estrema precisione, aree cerebrali millimetriche responsabili dei disturbi del movimento.   

“Questo nuovo approccio terapeutico rappresenta un significativo miglioramento sia in termini di sicurezza e appropriatezza clinica sia in termini di qualità della vita dei pazienti –afferma il Rettore dell’Ateneo Vanvitelli, Gianfranco Nicoletti -. Parallelamente, l’adozione di questa tecnologia apre nuove e importanti prospettive di ricerca traslazionale e clinica, favorendo lo sviluppo di programmi scientifici avanzati nell’ambito delle patologie neurologiche e neurodegenerative, nonché percorsi formativi altamente qualificanti per studenti, specializzandi e giovani ricercatori”.

E ancora: “È un traguardo molto importante per il nostro Ateneo e per il sistema integrato di formazione, ricerca e assistenza, che testimonia la capacità della nostra rete accademico assistenziale di adottare soluzioni tecnologiche ad alto contenuto innovativo, pienamente coerenti con i più avanzati standard scientifici e clinici a livello internazionale. Desidero, pertanto, esprimere il mio apprezzamento al professor Tessitore e al suo team multidisciplinare per aver contribuito alla realizzazione di questo progetto, frutto di una collaborazione virtuosa tra competenze cliniche, scientifiche e organizzative”.

Dichiara Mario Iervolino, direttore generale dell’Aou Vanvitelli: “Grazie all’acquisizione di questa apparecchiatura di assoluta rilevanza, resa possibile dall’impiego di fondi regionali e dal lavoro di tutte le componenti aziendali coinvolte in sinergia con gli uffici regionali competenti, la Campania si distingue come unica regione del Mezzogiorno, e tra le poche a livello nazionale, in grado di offrire un trattamento dimostratosi efficace in tutti i pazienti selezionati. Tale risultato contribuisce a consolidare il ruolo del Policlinico Universitario sia come centro di riferimento per tantissimi cittadini della Regione, favorendo anche la riduzione del fenomeno della migrazione sanitaria, sia quale polo di eccellenza in cui si valorizza il legame inscindibile tra assistenza clinica e ricerca universitaria”.

“La conferma del binomio vincente tra ricerca e assistenza arriva dai risultati sui primi dieci pazienti, quattro con Parkinson e sei con tremore essenziale, malattia fino ad oggi priva di farmaci realmente efficaci”, dichiara il professor Alessandro Tessitore, ordinario di Neurologia, direttore della Uoc di Neurologia dell’Aou Vanvitelli e presidente della Società Italiana di Parkinson (Limpe-DisMov).

E aggiunge: “Sottoposti al nuovo trattamento da fine novembre scorso ad oggi, hanno recuperato l’autonomia funzionale perduta con effetto immediato e una riduzione del tremore dall’80 fino al 100%, tranne in un caso in cui la risposta terapeutica è stata del 40-50% ma comunque clinicamente rilevante. Questa nuova tecnologia migliora radicalmente la qualità di vita dei pazienti con risultati non solo immediati ma anche stabili nel tempo, è accessibile però solo a soggetti selezionati attraverso un rigoroso processo di screening”.     

COME FUNZIONA IL “CASCHETTO” ANTI-TREMORE

“È un casco con oltre mille sorgenti ultrasoniche che il paziente indossa dentro uno scanner per risonanza magnetica – spiega Tessitore -. Gli ultrasuoni sono diretti verso una parte molto piccola del cervello coinvolta nei disturbi del movimento che viene ‘bombardata’ con una precisione straordinaria, necrotizzando l’area responsabile del tremore che così scompare, con un effetto che non è solo immediato, ma duraturo nel tempo”.

“L’azione è controlaterale – prosegue il professor Manlio Barbarisi, del team multidisciplinare coinvolto nella procedura, associato di Neurochirurgia, dipartimento multidisciplinare di Specialità medico-chirurgiche e odontoiatriche –. Ciò significa che il ‘bombardamento’ sull’emisfero cerebrale destro risolve il tremore a sinistra e viceversa. La procedura dura in media dalle tre alle quattro ore e durante il trattamento il paziente è sveglio e vengono eseguiti controlli in tempo reale che permettono di evidenziare un beneficio motorio immediato”.    

“I dati di follow-up – riferisce il professor Mario Cirillo, associato di Neuroradiologia, dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche avanzate – indicano che, sia nei pazienti con Parkinson che con tremore essenziale, il controllo dei sintomi rimane significativo anche dopo 5 anni, pur con la possibilità di una parziale ricomparsa in relazione alla naturale progressione della malattia. In questi casi è possibile ripetere la procedura dopo un’accurata valutazione clinica e radiologica”.

Conclude Tessitore: “Recenti evoluzioni della tecnica e la selezione di bersagli terapeutici differenziati stanno dimostrando benefici motori significativi anche in pazienti con forme di Parkinson prive di tremore, caratterizzate invece da rigidità e rallentamento motorio prevalenti da un lato del corpo. Questo ampliamento dello spazio clinico rappresenta una concreta opzione terapeutica nei casi in cui la terapia farmacologica non è più sufficiente. Opportunità che, come confermano i nostri risultati, si sta progressivamente consolidando nella pratica clinica”.

Redazione Nurse Times

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