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Demansionamento infermieri, fino al 30% del turno sottratto all’assistenza: lo studio

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Infermiera sovraccarica di incombenze amministrative e logistiche: il problema delle attività non infermieristiche nei reparti
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Una revisione della letteratura riaccende il dibattito sulle attività non infermieristiche, sul burnout e sulle conseguenze per la sicurezza dei pazienti.

25 ottobre 2026. Quanto tempo viene sottratto all’assistenza infermieristica per svolgere attività che potrebbero essere affidate ad altre figure professionali?

La domanda torna al centro dell’attualità sanitaria dopo una revisione della letteratura scientifica del 2026, dedicata alle attività non propriamente infermieristiche.

Secondo i risultati riportati nell’approfondimento pubblicato da Nurse24, tali mansioni possono assorbire, nei contesti studiati, una quota indicativa del 20-30% del tempo lavorativo.

Un dato che riapre il confronto sul demansionamento, sulla carenza di personale di supporto e sull’organizzazione delle attività negli ospedali italiani.

Cosa emerge dalla revisione scientifica

La revisione prende in esame 28 studi dedicati al fenomeno delle non-nursing tasks, ovvero attività svolte dagli infermieri che non richiedono necessariamente competenze proprie della professione.

Tra gli esempi figurano la ricerca di materiali, alcune incombenze amministrative, il trasporto dei pazienti e attività logistiche.

Il fenomeno non è uniforme: la quantità di tempo impiegata dipende dall’organizzazione del reparto, dalla disponibilità di personale di supporto e dalle caratteristiche del servizio.

La percentuale del 20-30% non deve quindi essere interpretata come un valore dimostrato per tutti gli ospedali italiani.

Fino a 105 minuti per turno: i dati di uno studio italiano

Un’indagine condotta in cinque ospedali piemontesi ha rilevato una mediana di 105 minuti per turno dedicati ad attività potenzialmente delegabili nei reparti di medicina e di 95 minuti nei reparti chirurgici.

Si tratta di un tempo significativo, che potrebbe essere destinato ad attività assistenziali, educative e di monitoraggio clinico.

Il dato pone interrogativi sulla distribuzione delle responsabilità all’interno delle équipe e sull’utilizzo delle competenze infermieristiche.

Occorre però distinguere le attività potenzialmente delegabili da quelle che, pur essendo semplici o ripetitive, richiedono una valutazione professionale o rientrano nelle responsabilità dell’infermiere.

Demansionamento e attività non infermieristiche: non sono sinonimi

Sul piano giuridico e organizzativo è necessaria una distinzione.

Il termine demansionamento indica una questione che deve essere valutata alla luce delle mansioni concretamente richieste, del rapporto di lavoro e della normativa applicabile.

La presenza occasionale di attività logistiche o di supporto non costituisce automaticamente un demansionamento giuridicamente accertato.

Diversa è la situazione in cui l’infermiere venga impiegato sistematicamente e prevalentemente in compiti estranei alla propria professionalità, con una possibile compromissione delle attività assistenziali.

Per questo, un’indagine seria dovrebbe considerare frequenza, durata, caratteristiche delle attività e organizzazione del servizio.

Carenza di OSS e sovraccarico infermieristico

Uno dei principali problemi organizzativi riguarda la disponibilità di operatori sociosanitari.

L’OSS collabora all’assistenza alla persona nell’ambito delle competenze previste dal proprio profilo e secondo l’organizzazione del servizio.

Quando il personale di supporto è insufficiente, alcune attività possono ricadere sugli infermieri, aumentando il carico complessivo di lavoro.

La risposta, tuttavia, non può essere una semplice sostituzione tra figure professionali.

È necessario individuare correttamente le competenze, le responsabilità e i bisogni assistenziali, garantendo una distribuzione appropriata delle attività.

Quali conseguenze sulla qualità dell’assistenza?

La letteratura scientifica segnala associazioni tra attività non infermieristiche, insoddisfazione professionale, burnout e fenomeno delle missed nursing care, cioè cure infermieristiche necessarie ma ritardate o non eseguite.

Quando una parte consistente del turno viene assorbita da incombenze organizzative, il tempo disponibile per osservazione clinica, educazione terapeutica, relazione con il paziente e pianificazione assistenziale può ridursi.

Non è però corretto attribuire automaticamente ogni evento avverso o ogni cura mancata alle attività improprie.

La sicurezza del paziente dipende da una pluralità di fattori, tra cui dotazioni organiche, complessità clinica, organizzazione e competenze.

Come intervenire sull’organizzazione dei reparti

Tra le possibili soluzioni figurano una ricognizione sistematica delle attività svolte durante i turni, il rafforzamento del personale di supporto dove necessario e la semplificazione delle procedure amministrative.

Anche la disponibilità di materiali, una logistica efficiente e strumenti digitali appropriati possono ridurre le interruzioni dell’attività assistenziale.

Le direzioni infermieristiche potrebbero utilizzare audit organizzativi per misurare il tempo dedicato alle diverse mansioni e individuare le principali criticità.

L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto ridurre il carico di lavoro, ma restituire tempo alle attività che richiedono competenze infermieristiche.

La valorizzazione professionale passa anche dall’organizzazione

Il dibattito sul demansionamento non riguarda esclusivamente il riconoscimento economico o contrattuale.

Riguarda anche la possibilità di esercitare pienamente le competenze acquisite durante la formazione universitaria e l’esperienza professionale.

Un infermiere impegnato prevalentemente in attività logistiche dispone di meno tempo per contribuire alla valutazione clinica, alla prevenzione delle complicanze e alla continuità assistenziale.

Gli studi sulle attività non infermieristiche richiamano la necessità di ripensare l’organizzazione del lavoro. La valorizzazione della professione richiede organici adeguati, ruoli definiti e una distribuzione delle attività coerente con le competenze di ciascun componente dell’équipe.

Redazione Nurse Times

Fonti principali: PubMed – Letteratura scientifica sulle non-nursing tasks⁠, Il fabbisogno formativo del management infermieristico: una survey interregionale, Modelli, evidenze, lacune e raccomandazioni negli studi sulle attività non infermieristiche: risultati di una revisione esplorativa

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