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Lesioni croniche e biofilm: le nuove raccomandazioni per gli infermieri

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Infermiere impegnato nella medicazione di una lesione cronica, con richiamo alle raccomandazioni ISS sulla gestione del biofilm
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Pubblicato nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’ISS un documento di buona pratica clinico-assistenziale sulla gestione delle ferite croniche nell’adulto.

25 ottobre 2026. La gestione delle lesioni croniche con sospetta presenza di biofilm rappresenta una delle sfide più complesse nell’assistenza infermieristica, sia in ospedale sia nei servizi territoriali e domiciliari.

Un nuovo riferimento scientifico è rappresentato dalla raccomandazione di buona pratica clinico-assistenziale RBPCA-00168, dedicata alla gestione locale delle lesioni croniche con biofilm nell’adulto, pubblicata nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il documento, sviluppato con il contributo delle società scientifiche impegnate nel wound care, tra cui AISLeC e AIUC, richiama la necessità di adottare un approccio strutturato, basato sulla valutazione della lesione, sulla gestione dei fattori che ostacolano la guarigione e sulla scelta appropriata dei trattamenti locali.

Per gli infermieri esperti nella cura delle lesioni cutanee, si tratta di un riferimento importante per uniformare i percorsi assistenziali e promuovere interventi coerenti con le evidenze disponibili.

Che cos’è il biofilm e perché ostacola la guarigione

Il biofilm è una comunità organizzata di microrganismi che aderisce a una superficie e si sviluppa all’interno di una matrice protettiva prodotta dagli stessi microrganismi.

Nelle ferite croniche, questa struttura può favorire la persistenza dei batteri e contribuire a mantenere uno stato infiammatorio che ostacola il normale processo riparativo.

Il biofilm può essere presente nelle ulcere venose, nelle lesioni del piede diabetico, nelle lesioni da pressione e in altre ferite difficili.

La sua presenza non è generalmente riconoscibile attraverso la sola osservazione visiva e non deve essere dedotta automaticamente da un singolo segno clinico.

Una ferita che non progredisce verso la guarigione, nonostante un trattamento appropriato, richiede una rivalutazione complessiva, che consideri anche l’eventuale coinvolgimento del biofilm.

Valutazione infermieristica: dalla lesione alla persona

La gestione delle ferite croniche non può limitarsi alla scelta della medicazione.

L’infermiere deve contribuire alla valutazione delle caratteristiche della lesione, considerando dimensioni, profondità, essudato, tessuti presenti, cute perilesionale, dolore e andamento nel tempo.

Altrettanto importante è la valutazione dei fattori generali che possono compromettere la guarigione, come diabete, insufficienza vascolare, malnutrizione, immobilità e condizioni cliniche concomitanti.

La documentazione sistematica dell’evoluzione della ferita permette di verificare la risposta agli interventi e di individuare tempestivamente situazioni che richiedono una rivalutazione multidisciplinare.

Detersione, debridement e controllo del biofilm

Un principio fondamentale nella gestione delle lesioni croniche è la preparazione del letto della ferita.

La detersione appropriata contribuisce alla rimozione dei residui e del materiale superficiale, mentre il debridement, quando indicato, permette di eliminare tessuti non vitali e materiale che ostacola la guarigione.

Il controllo del biofilm può richiedere interventi ripetuti, integrati con una gestione appropriata dell’essudato e con l’utilizzo di medicazioni selezionate sulla base delle caratteristiche della lesione.

Le modalità di debridement devono essere definite considerando competenze professionali, protocolli, condizioni del paziente, perfusione tissutale e possibili controindicazioni.

Non tutte le ferite richiedono gli stessi interventi e non esiste una medicazione universalmente efficace.

Medicazioni antimicrobiche: evitare l’impiego indiscriminato

La presenza sospetta di biofilm non giustifica automaticamente l’utilizzo prolungato di qualsiasi prodotto antimicrobico.

La scelta deve essere guidata dalla valutazione clinica, dagli obiettivi terapeutici e dalle indicazioni disponibili.

È necessario rivalutare periodicamente l’efficacia del trattamento, evitando l’impiego non motivato di presidi che potrebbero aumentare i costi senza apportare benefici documentati.

Anche la prescrizione di antibiotici sistemici deve essere distinta dalla gestione locale del biofilm: la loro indicazione dipende dalla presenza e dalle caratteristiche dell’infezione clinica, non dalla sola cronicità della ferita.

Il ruolo dell’infermiere specialista in wound care

L’assistenza alle persone con lesioni croniche richiede competenze specifiche nella valutazione, nella prevenzione delle complicanze e nel monitoraggio dei risultati.

L’infermiere esperto in wound care può contribuire alla definizione dei percorsi assistenziali, alla formazione degli operatori e al coordinamento con medici, diabetologi, chirurghi vascolari, nutrizionisti e servizi territoriali.

La continuità tra ospedale e domicilio è particolarmente importante per evitare interruzioni terapeutiche e trattamenti non coerenti.

Anche l’educazione del paziente e del caregiver riveste un ruolo essenziale, soprattutto nella gestione della pressione, della mobilità, della nutrizione e dell’aderenza alle indicazioni assistenziali.

Quali conseguenze per la pratica clinica?

La pubblicazione della raccomandazione rappresenta un’occasione per rivedere protocolli aziendali e percorsi di formazione.

È importante precisare che una raccomandazione di buona pratica clinico-assistenziale non coincide necessariamente con una linea guida nazionale e non introduce automaticamente nuove competenze professionali.

La sua applicazione deve tenere conto del contesto clinico, delle risorse disponibili e della valutazione individuale.

Il messaggio per gli infermieri è chiaro: la gestione del biofilm richiede valutazione sistematica, trattamento appropriato e rivalutazione continua. La qualità dell’assistenza dipende dall’integrazione tra competenze specialistiche, evidenze scientifiche e continuità delle cure.

Redazione Nurse Times

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