Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa di Opi Roma.
Il 12 marzo la Giunta regionale del Lazio ha approvato l’accordo con Opi Roma per l’utilizzo delle configurazioni algoritmiche e logiche software del modello Professional Assessment Instrument – Pai. Per l’attività infermieristica si tratta in buona sostanza di una uscita dal buio alla luce. Nel fascicolo sanitario elettronico sarà finalmente presente e consultabile il risultato delle attività assistenziali realmente svolte dagli Infermieri, consentendo a ogni interessato una più completa valutazione della situazione sanitaria dei pazienti.
Particolare rilievo avranno le attività territoriali – si tenga presente in Italia (dati Agenas) il 95% delle attività di cura domiciliare è svolta da Infermieri -, in quanto ad oggi non c’è nessun sistema di reporting che possa monitorare le attività infermieristiche. Con il Pai ci sarà invece un quadro analitico e puntuale per ogni singolo paziente “preso in carico”.
Cosa è il Pai? È un programma di supporto alla decisione infermieristica per la definizione del piano assistenziale su configurazioni algoritmiche e logiche software, e su specifici parametri di assessment infermieristico validate scientificamente. Frutto dell’attività di ricerca scientifica del Centro di Ricerca di Opi Roma, il Pai consente, attraverso scoring e algoritmi di computazione, di supportare l’identificazione delle diagnosi infermieristiche e i correlati interventi e attività per i trattamenti assistenziali, favorendo l’omogeneità e la tracciabilità dei processi di assistenza.
Con l’accordo ricordato, esso viene messo a titolo gratuito a disposizione del Servizio sanitario regionale. Opi Roma lo ha già in precedenza, e sempre a titolo gratuito, messo a disposizione di alcune aziende sanitarie romane quali Policlinico Gemelli, Gemelli Isola, Campus Biomedico e altre ancora non solo a Roma, come il gruppo San Donato Italia.
Cosa può cambiare per i pazienti? Che in caso di cambio del setting assistenziale non saranno più loro a dover fare da tramite fra le diverse strutture sanitarie. Ed è già non poco, se si considerano le condizioni spesso precarie proprio sotto il profilo assistenziale della maggior parte di loro.
Dal punto di vista della professione infermieristica l’uso del Pai significa, ed era ora, il riconoscimento alla luce del sole del contributo prestato nella risposta alla domanda di salute, in un quadro di valutazione finalmente olistica dello stato di salute dei pazienti.
Fino a oggi tutto il lavoro svolto dagli infermieri era come l’opera di fantasmi: non risultava in alcun tracciato formale che arrivi all’attenzione delle autorità regionali per definire il piano sanitario regionale. L’utilizzo di una tassonomia per mezzo del Pai consente un linguaggio standardizzato e accessibile a ogni infermiere di qualsiasi età e formazione.
Il valore aggiunto dell’algoritmo Pai è dunque quello di consentire all’infermiere l’utilizzo della tassonomia adeguatamente supportato. Ciò consentirà di arrivare ai livelli essenziali di assistenza infermieristici necessari al paziente e alle autorità pubbliche per misurare l’intervento ricevuto.
Per capire meglio: un paziente sul territorio, di cui già si sa che è affetto per esempio da insufficienza cardiaca e, con diagnosi infermieristica, risulta essere a “rischio di lesione da pressione” (decubito) potrà misurare l’outcome degli interventi infermieristici, ad esempio con una valutazione a trenta giorni che vede l’assenza della lesione: insomma dal rischio non si è passati alla lesione.
Il residente della regione Lazio, Francesco Rocca, presente alla ultima assemblea di Opi Roma,ha “consegnato” simbolicamente agli infermieri romani la delibera sulla adozione del Pai, facendosi precedere da una dichiarazione in cui rimarca che “va superata quella mentalità che lascia solo al clinico la cura della persona: anzi, nello specifico al clinico spetta la cura della patologia e all’infermiere quella della persona: il percorso di cura sia unico”.
“Le iniziative poste in essere dalla Regione Lazio e la direzione di marcia sono quelle giuste – ha risposto Maurizio Zega (foto), presidente di Opi Roma – e certificano da parte del decisore politico una consapevolezza e una attenzione rivolte non a una categoria professionale, ma a una risposta efficace del bisogno di ‘salute pubblica’ che si manifesta oggi sempre più evidente. Certo, il cammino sarà ancora lungo e complesso, ma la direzione imboccata consente qualche speranza. Ne diamo atto al presidente Rocca”.
Redazione Nurse Times
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