Il cuore malato del piccolo Domenico Caliendo fu espiantato all’ospedale Monaldi di Napoli prima dell’arrivo del cuore prelevato a Bolzano, precisamente alle 14:18. La notizia che il nuovo organo era pronto per l’impianto giunse invece delle 14:22. A questi quattro minuti se ne devono poi aggiungere almeno una decina, corrispondenti orientativamente al tempo impiegato per arrivare nella sala dove era in corso l’intervento. E’ qanto risulta dalle testimonianze dei sanitari ascoltati dalla Procura di Napoli, che indagano sul trapianto dal quale è poi derivato il decesso del bambino.
Dalle stesse testimonianze emergerebbero inoltre momenti di forte tensione, il 10 febbraio scorso, nel corso di una riunione a cui partecipò anche il cardiochirurgo Guido Oppido, che impiantò il cuore danneggiato dal ghiuaccio secco utilizzato durante il trasporto. Al centro della disputa, proprio la tempistica dell’espianto del cuore malato. Si sarebbe trattato di una riunione particolarmente accesa, durante la quale Oppido sferrò anche un calcio a un termosifone.
Il cuore espiantato era già stato sul tavolo quando i sanitari si accorsero che qualcosa non andava nel contenitore utilizzato per trasferire al Monaldi l’organo prelevato a Bolzano. All’espianto dell’organo nell’ospedale di Bolzano partecipò, come previsto dalla rete internazionale Eurotransplant, un’equipe austriaca del Centro Trapianti di Innsbruck (Austria). Furono loro a intervenire in sala operatoria, quando si presentò una criticità durante l’espianto dei colleghi di Napoli. I medici austriaci sono stati sentiti dagli inquirenti italiani per completare la documentazione sui fatti.
La testimonianza degli infermieri napoletani e le criticità emerse a Bolzano
“Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”. Agli atti degli inquirenti che indagano sulla morte di Domenico, come riporta Repubblica, la testimonianza, raccolta dai pm, di tre infermieri del Monaldi presenti in sala operatoria all’arrivo del cuore da Bolzano. Il cestello fu estratto e dentro c’era l’organo da trapiantare, ormai trasformato in un blocco di ghiaccio.
Di qui i tentativi disperati degli operatori sanitari. Poi la decisione di Guido Oppido, per lui inevitabile (“per assenza di alternative”), di trapiantare comunque il cuore a Domenico. Ma lo stesso cardiochirurgo, sempre secondo le testimonianze, avrebbe detto: “Questo cuore non farà neppure un battito. Non ripartirà mai”.
Come già comunicato nei giorni scorsi dal Dipartimento Prevenzione sanitaria e salute di Bolzano agli inquirenti di Napoli, durante l’intervento emersero significative criticità operative a carico del team di prelievo partenopeo. Criticità amplificate dalle difficoltà nella comunicazione con l’equipe di Innsbruck, che si sarebbe svolta in inglese.
Gli inquirenti dovranno anche chiarire se i medici intervenuti a Bolzano avevano poi informato i colleghi che dovevano effettuare il trapianto al Monaldi sulle criticità emerse in Alto Adige. Inparticolare, sul drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione e sull’intervento correttivo da parte del team di Innsbruck. L’analisi dei telefonini, sequestrati solo in parte, potrebbe fornire una risposta. Resta, infine, la questione del ghiaccio aggiunto a Bolzano, oltre a quella del rispetto dei protocolli e dei controlli previsti. Punti sui quale gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.
Redazione Nurse Times
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