“Nonostante le promesse, al San Raffaele poco o nulla è cambiato rispetto a due mesi fa”. Inizia così la segnalazione inviata a Fanpage.it da una dipendente dell’ospedale privato convenzionato di Milano, che tra il 6 e il 7 di dicembre si è trovato nel caos per la pericolosa inefficienza registrata nei tre reparti ad alta intensità dove il servizio infermieristico era stato affidato a una cooperativa esterna, con personale rivelatosi non all’altezza del compito e con conseguenti rischi per diversi pazienti.
Una situazione che aveva portato alle dimissioni dell’allora amministratore delegato Francesco Galli, al quale era succeduto Marco Centenari, già amministratore delegato del gruppo San Donato, di cui fa parte la struttura di via Olgettina.
“La logica è sempre quella – racconta la sanitaria a Fanpage.it, chiedenmdo di rimanere anonima -. Il denaro prima di tutto. Basta vedere la differenza tra i reparti destinati a chi paga e quelli convenzionati con il Ssn. Nell primo caso veri e propri hotel a 5 stelle, nel secondo mancano spesso medicinali e altri oggetti indispensabili per la cura, come garze e pannoloni, che ci dobbiamo scambiare da un reparto all’altro”.
E con il mobilio, secondo il racconto della dipendente, non sembra andare meglio: “Ci sono per esempio barelle e sedie che andrebbero sostituite per garantire l’incolumità dei pazienti, invece non se ne acquistano di nuove, nonostante i numerosi solleciti del personale. Addirittura ci sono un ambulatorio infermieristico e un ufficio degli specializzandi che hanno soffitto e pareti ricoperti di muffa e la questione è stata già segnalata da tempo senza che nessuno faccia nulla: chi ci lavora deve stare in ambienti insalubri, che per un ospedale è un paradosso”.
Ma il tema che più si collega ai fatti di dicembre, e che non riguarda solo il San Raffaele ma tocca tutto il comparto sanitario in una città con prezzi alle stelle come Milano, è la carenza di personale, per nulla attratto a lavorare con salari insufficienti a sostenere il costo della vita e a ritmi che si fanno di anno in anno più massacranti proprio per la scarsità di figure impiegate.
Nel caso del San Raffaele, per tamponare l’emorragia di infermieri e personale ausiliario è in corso da settimane una trattativa tra la direzione amministrativa e i sindacati Fials, Cgil, Cisl, Uil, Usi Sanità, Cub e Nursind. Stando a fonti sindacali, l’ospedale proporrebbe aumenti salariali del 7% mensile per infermiere, infermieri e ostetriche, del 6% per ota e oss e del 4,5% per tutte le categorie previste dal contratto Ccnl Aiop, cioè il contratto per il personale non medico nelle strutture sanitarie private.
L’aumento, secondo le clausole previste dalla proposta, sarebbe da considerarsi a titolo di super minimo assorbibile, cioè gli importi erogati dovrebbero essere assorbiti dai futuri scatti salariali. Un tentativo di accordo che non ha trovato il placet di Usi Sanità e Cub, i quali si dicono pronti allo stato di agitazione.
Un “trappolone”, lo definisce Usi Sanità, che in una nota precisa di aver “chiesto aumenti stabili e non a tempo, invece questa ipotesi tradisce radicalmente le ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori che agli scioperi hanno partecipato. I cosiddetti aumenti […] al prossimo rinnovo contrattuale non saranno più in busta paga e saranno conguagliati con le eventuali somme previste a titolo di arretrati”.
E ancora: “L’accordo chiude qualsiasi possibilità di rivendicazione economica per due anni, senza aver ottenuto nulla di stabile in busta paga e non dà soluzione ai problemi della fuga del personale, del conseguente sovraccarico di chi rimane, del calo dei pazienti, del ricorso agli appalti e dell’organizzazione e sicurezza”. Sulla trattativa il San Raffaele, contattato da Fanpage.it, non conferma né ritiene opportuno commentare.
Redazione Nurse Times
Fonte: Fanpage.it
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