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Caso San Raffaele, Opi Lombardia: “Servono regole certe per un reclutamento etico degli infermieri”

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All’ospedale San Raffaele di Milano l’emergenza non è certo finita con le dimissioni dell’amministratore unico Francesco Galli, sostituito dall’amministratore delegato del Gruppo San Donato, Marco Centenari. Ora bisogna trovare nuovi infermieri e ricostruire la sicurezza assistenziale che una struttura di eccellenza deve garantire. Il Coordinamento regionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Opi) della Lombardia ha diffuso una nota in cui sostiene che la crisi attuale non fa che confermare l’urgenza di adottare regole certe per la professione.

La nota degli Opi lombardi

Da tempo, come Coordinamento regionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, congiuntamente alla Federazione nazionale, sosteniamo la necessità di un reclutamento etico degli infermieri, in special modo se provenienti dall’estero. Le notizie di attualità che stanno riguardano l’azienda ospedaliera San Raffaele di Milano, al momento al centro di un’indagine avviata dalla Regione Lombardia, ci conferma che questa è l’unica strada perseguibile.

Pur riconoscendo il problema, globale, della carenza infermieristica, si devono prevedere regole certe in termini di formazione e iscrizione all’Ordine per tutti i professionisti che entrino in contatto con i pazienti. Non dobbiamo dimenticare che il nostro primo impegno è nei confronti del cittadino.

L’Ordine è un ente sussidiario previsto dallo Stato voluto per garantire e certificare la qualità dell’esercizio professionale. Se un infermiere è iscritto all’Albo significa che può assistere e rispondere con competenza ai bisogni di salute delle persone.

Occorre quindi definire quanto prima modalità e percorsi chiari anche per evitare episodi gravi come quelli registrati in queste ore, e scongiurare ulteriori rischi legati all’esercizio temporaneo in deroga (previsto ancora fino al 2027) dei professionisti sanitari con qualifiche professionali acquisite all’estero.

Questi criteri devono valere in tutti i luoghi in cui operano gli infermieri: strutture del Servizio sanitario nazionale, sanità privata, Rsa, cooperative, servizi esternalizzati e anche per chi esercita in partita Iva. L’aderenza agli standard professionali non può dipendere dal datore di lavoro o dal modello organizzativo: chi esercita come infermiere deve essere pienamente qualificato e regolarmente iscritto all’Albo, a tutela del cittadino e della qualità dell’assistenza. Argomento rispetto al quale la Federazione nazionale ha promosso numerosi testi emendativi nel corso del tempo.

Redazione Nurse Times

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