Una particolare versione del virus sviluppata in laboratorio e iniettata nelle scimmie, ha indotto risposte forti da parte delle cellule T specifiche e non è stato più rilevato nelle analisi.
Un team di ricercatori giapponesi dei National Institutes of Biomedical Innovation, Health and Nutrition è riuscito a fornire un’immunità protettiva a lungo termine dal virus dell’immunodeficienza delle scimmie, il corrispettivo del virus Hiv umano. Nello specifico, a un gruppo di macachi cynomolgus è stata inoculata una particolare versione del virus sviluppata in laboratorio: quello che potrebbe essere considerato un nuovo vaccino per la sindrome di immunodeficienza delle scimmie. Il risultato dell studio, presentato su npj Vaccines, potrebbe essere un passo avanti verso un vaccino contro l’immunodeficienza acquisita negli esseri umani (Aids).
Quattro settimane dopo l’iniezione, gli scienziati hanno notato che nelle scimmie erano state indotte risposte forti da parte delle cellule T specifiche per il virus dell’immunodeficienza delle scimmie vivo attenuato (SHIV). E soprattutto che il virus risultava non più rilevabile. Lo stesso risultato è emerso dalle analisi effettuate 37 settimane dopo che il virus era diventato non rilevabile, inducendo a credere che il vaccino abbia provocato forti risposte immunitarie sterili contro il patogeno SHIV.
Il virus dell’immunodeficienza delle scimmie (Simian immunodeficiency virus, SIV) è un retrovirus che causa, in almeno 45 specie di primati africani, un’infezione simile all’Aids. Si ritiene che sia stato trasmesso dalle scimmie all’uomo più volte nel corso della storia, ma solo durante il secolo scorso è riuscito a prendere piede globalmente, diffondendosi in molte popolazioni e partendo da pochi individui africani.
Redazione Nurse Times
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