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Traffico di telefonini e denaro nel carcere milanese di Opera: arrestato infermiere che fungeva da corriere

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La polizia penitenziaria ha arrestato in flagranza un infermiere 32enne, cittadino albanese dipendente di una cooperativa in servizio all’istituto penitenziario di Milano Opera, con l’accusa di aver introdotto in carcere un pacco contenente due micro-telefoni, tre cellulari, un caricabatterie con diversi adattatori e 1.700 euro in pezzi da 20 e 50, da consegnare a un detenuto, suo coetaneo e concittadino. Denunciato a piede libero, inoltre, il mittente 44enne, ex detenuto (rilasciato nel 2023), che avrebbe utilizzato l’operatore sanitario come corriere.

A insospettire il personale della squadra investigativa sono stati alcuni movimenti sospetti, che hanno portato a ricostruire i contatti tra l’infermiere e il detenuto. L’indagine, tuttavia, è tutt’altro chiusa, perché sul carcere di Opera pesa infatti l’ombra di un sistema consolidato. Gli inquirenti vogliono infatti capire se l’episodio rappresenti un caso isolato oppure la punta di un iceberg. L’ipotesi è quella di un gruppo criminale ben strutturato e numeroso, che puntava a far entrare sottobanco non solo telefoni, ma anche stupefacenti da smerciare nel penitenziario.

La notizia è stata commentata dalle organizzazioni sindacali Uilpa e Sinappe, secondo le quali la presenza e l’introduzione in carcere di telefoni o altro materiale, oltre a consentire comunicazioni non autorizzate, favorisce lo sviluppo di un vero e proprio mercato nero. “Oggi possedere uno smartphone in carcere non serve solo a mantenere i contatti con l’esterno, ma rappresenta una nuova e lucrativa forma di business, che permette di affermare il proprio potere sugli altri reclusi – afferma Carmelo Lo Pinto, rappresentante Sinappe -. Uno smartphone può arrivare a costare 3.000 euro, un microcellulare circa 1.000. Anche la droga è una merce ricercata: in carcere il sui valore commerciale si può moltiplicare fino a dieci volte”.

L’organizzazione sindacale ha inoltre denunciato “con fermezza come tali episodi siano il sintomo di una cronica carenza di personale e di mezzi, più volte segnalata e mai adeguatamente affrontata, che rende estremamente complessa l’azione di prevenzione”.

Redazione Nurse Times

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