Home Regionali Lombardia Strage di Crans-Montana, ospedale svizzero presenta il conto (salato) alle famiglie di tre ragazzi feriti. Poi il dietrofront del Cantone: “È stato un errore”
LombardiaNT NewsRegionali

Strage di Crans-Montana, ospedale svizzero presenta il conto (salato) alle famiglie di tre ragazzi feriti. Poi il dietrofront del Cantone: “È stato un errore”

Condividi
Condividi

Nei giorni scorsi l’ospedale di Sion, in Svizzera, ha inviato alle famiglie di tre ragazzi italiani feriti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana le fatture relative alle spese sanitarie per le cure, con importi compresi tra 17.000 e oltre 66.000 franchi (circa 70.000 euro).

Si tratta di documenti amministrativi “inopportuni”, secondo l’avvocato Domenico Radice, che assiste alcune vittime dell’incendio. “In linea generale – ha dichiarato il legale – riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse. Proprio per questo l’invio delle fatture poteva essere evitato”.

La reazione sdegnata di Giorgia Meloni

“Sono rimasta scioccata dalla notizia delle fatture da decine di migliaia di euro inviate da un ospedale svizzero alle famiglie di alcuni ragazzi coinvolti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana. Un ospedale di Sion è arrivato addirittura a chiedere oltre 70.000 euro per poche ore di ricovero. Un insulto, oltre che una beffa, che solo una disumana burocrazia poteva produrre”. Così, sui social, la premier Giorgia Meloni.

E ancora: “Ho parlato con il nostro ambasciatore: le autorità svizzere hanno assicurato che si è trattato di un errore e che le famiglie non dovranno pagare nulla. Ma ho chiesto all’ambasciatore di tenere altissima l’attenzione su questo tema, perché sarebbe ripugnante che costi del genere possano ricadere sulle vittime o sull’Italia. Il Governo italiano rinnova la propria solidarietà ai ragazzi rimasti coinvolti e alle loro famiglie, e continuerà a fare tutto quello che è necessario per fare luce sulla tragedia e accertare le responsabilità”.

Il dietrofront dalla Svizzera: “Si è trattato di un errore. Nulla è dovuto”

Dai corridoi governativi del Cantone del Vallese, dove ha sede Sion, è arrivato subito il dietrofront. Si sarebbe trattato di un “errore”, generato probabilmente da un funzionario eccessivamente zelante o distratto. “Le prestazioni mediche dell’ospedale del Vallese non sono a carico delle famiglie”, ha precisato il Dipartimento cantonale della Sanità, che fa capo direttamente al presidente vallesano Mathias Reynard.

A risolvere l’imbarazzante situazione è stata una telefonata, nel pomeriggio di lunedì, tra lo stesso Reynard e l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado. “Il presidente del Cantone del Vallese – ha spiegato il diplomatico – mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Cantone del Vallese, ed eventualmente dalla Confederazione svizzera, e che nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall’inizio”.

Secondo il portavoce del Dipartimento Sanità, affari sociali e cultura del Cantone del Vallese “spetta all’istituzione comune LAMal (struttura che gestisce le spese mediche a livello internazionale) il compito di determinare con le assicurazioni italiane (e/o la struttura di collegamento internazionale italiana) quale assicurazione prende in carico quale prestazione”. E ancora: “Se un saldo rimane, i centri di consultazione d’aiuto alle vittime Lavi (in Svizzera) lo prenderanno in carico. Ma in tutti i casi, le famiglie non hanno fatture mediche da pagare”.

Le parole dell’assessore Bertolaso

Equivoco chiarito, dunque: i genitori non dovranno saldare nulla. “Sono atti dovuti, certificazioni che gli ospedali devono fare per coprire il loro bilancio e giustificare ai loro contabili”, ha spiegato l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso.

“Non esiste – ha proseguito – che qualcuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo. Come sapete, sono stato designato da tutti i genitori dei ragazzi a rappresentarli nella Fondazione che ha il compito di individuare le modalità per indennizzare al meglio tutte le famiglie. Innanzitutto quelle che hanno perso i loro figli, e poi anche quelle i cui ragazzi hanno subito gravi alterazioni”.

Ha concluso Bertolaso: “Adesso stiamo stabilendo la procedura per valutare le varie richieste di indennizzo. Ci siamo riuniti una volta, ci riuniamo adesso di nuovo il 5 di maggio e poi a Ginevra il 12 di giugno. Stabiliremo i criteri, in aggiunta ovviamente a quello che devono fare le altre istituzioni”.

Redazione Nurse Times

Articoli correlati

Condividi

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *