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Stabilizzazione del personale precario in sanità: cosa prevede il decreto legge sul Pnrr

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Asp Cosenza, operatori sanitari rivendicano la stabilizzazione
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Tra le norme più rilevanti contenute nell’allegato al decreto legge sul Pnrr, approvato dal Senato, figura quella interviene direttamente sul personale del Ssn, introducendo strumenti mirati di reclutamento e stabilizzazione per chi ha già maturato esperienza negli ultimi anni, spesso in condizioni di lavoro flessibile. L’obiettivo dichiarato di tale misura è ridurre il precariato e garantire continuità nei servizi

Per la stabilizzazione sono previste due modalità principali: il rafforzamento dei concorsi pubblici, con una quota riservata fino al 50% dei posti per il personale che abbia maturato almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni all’interno del Ssn; l’introduzione di una procedura selettiva semplificata per titoli e colloquio, riservata a chi ha svolto almeno 24 mesi di servizio continuativo a tempo determinato, sempre attraverso selezione pubblica.

La norma ha però carattere temporaneo. Le procedure potranno essere infatti attivate solo fino al 31 dicembre 2026. E dovranno rispettare una serie di limiti: tra questi, il tetto massimo del 30% dei posti complessivamente programmati nel triennio di fabbisogno del personale. Inoltre la stabilizzazione dovrà avvenire senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, utilizzando le risorse già disponibili e nel rispetto dei vincoli di spesa vigenti.

La ratio del provvedimento è duplice: da un lato si punta a ridurre il contenzioso legato all’abuso dei contratti a termine, fenomeno che negli ultimi anni ha prodotto numerosi ricorsi; dall’altro si vuole garantire la continuità dei servizi sanitari, in un contesto segnato da carenze di organico e pressioni crescenti sul sistema. Non a caso, la norma si inserisce nel più ampio quadro delle misure legate alla Missione 6 “Salute”, con particolare attenzione alla riduzione delle liste d’attesa e al rafforzamento dell’assistenza territoriale.

Restano, però, alcune incognite. Il limite del 30% e l’obbligo di operare a costo invariato potrebbero ridurre l’impatto reale delle stabilizzazioni, soprattutto nelle regioni con maggiori carenze di personale. Inoltre la discrezionalità lasciata alle aziende sanitarie nella programmazione dei fabbisogni potrebbe tradursi in applicazioni non uniformi sul territorio.

Redazione Nurse Times

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