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Sanità sociosanitaria: il preoccupante silenzio a livello nazionale e regionale

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Accreditamento Rsa, Snalv Confsal: "Serve una governance nazionale per risolvere il problema. C'è la disponibilità del Governo"
Nurse consoling senior woman holding her hand
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Nel dibattito pubblico nazionale trovano ampio spazio dichiarazioni e contrapposizioni politiche, mentre rimane sostanzialmente marginale una questione che incide direttamente sulla tenuta del sistema assistenziale del Paese: la condizione del settore sociosanitario e riabilitativo accreditato.

Rsa, centri di riabilitazione ex art. 26, centri diurni per disabili e strutture territoriali rappresentano un presidio essenziale per l’assistenza a persone non autosufficienti, pazienti colpiti da ictus, Sla, Parkinson, demenze, disabilità gravi ed esiti di traumi complessi. Si tratta di servizi che svolgono una funzione pubblica fondamentale nella tutela del diritto alla salute e nella continuità tra ospedale e territorio. A fronte dell’invecchiamento progressivo della popolazione e dell’aumento della complessità clinico-assistenziale, il settore attraversa una fase di criticità strutturale che non può più essere ignorata.

In numerose strutture associate ad alcune delle principali organizzazioni datoriali del settore – che rappresentano una parte significativa e in molti territori maggioritaria dell’offerta socio-sanitaria accreditata – i contratti collettivi nazionali di lavoro risultano non rinnovati da oltre 12 anni. Le retribuzioni sono rimaste sostanzialmente ferme ai livelli di un decennio fa. Le rette riconosciute alle strutture non sono state adeguate in modo coerente rispetto all’incremento dei costi. I tetti di spesa continuano a limitare rigidamente la programmazione e la stabilità gestionale.

Nel periodo successivo alla pandemia l’aumento dei costi di energia, farmaci, dispositivi medici, presidi sanitari, alimenti e servizi ha inciso in maniera significativa sui bilanci delle strutture accreditate. L’assenza di adeguamenti tariffari proporzionati ha determinato un progressivo squilibrio economico-finanziario, mettendo in difficoltà molte realtà operative.

Le conseguenze sono evidenti:

  • crescente fragilità gestionale delle strutture;
  • ritardi nel rinnovo dei contratti collettivi;
  • erosione del potere d’acquisto dei lavoratori;
  • perdita di attrattività del settore;
  • mobilità del personale verso ambiti percepiti come più stabili o meglio remunerati.

Infermieri, fisioterapisti, logopedisti, oss, educatori, psicologi, assistenti sociali e medici continuano a garantire assistenza quotidiana con professionalità e senso di responsabilità, operando in contesti ad alta complessità assistenziale. Tuttavia, il protrarsi del blocco contrattuale e la mancata revisione delle rette stanno generando un clima diffuso di preoccupazione e incertezza.

Ciò che desta maggiore allarme è il silenzio. Preoccupa il silenzio della politica nazionale, che raramente affronta in modo strutturato la sostenibilità del sociosanitario accreditato. Preoccupa, in modo particolare, il silenzio regionale. L’Abruzzo è una delle regioni con un indice di invecchiamento tra i più elevati del Paese e con un’ampia presenza di aree interne caratterizzate da spopolamento e fragilità territoriale. In questo contesto la rete sociosanitaria territoriale non è un servizio accessorio, ma un’infrastruttura essenziale di coesione sociale.

Ridurre la questione a un tema meramente contabile significa non coglierne la portata sistemica. Senza un adeguato riconoscimento economico e contrattuale, senza una revisione delle rette coerente con i costi reali, il rischio è un progressivo indebolimento della capacità assistenziale nei territori più fragili.

Il lavoro di cura rappresenta un’infrastruttura sociale strategica. La sostenibilità economica delle strutture e la dignità professionale degli operatori sanitari e socio-sanitari sono condizioni imprescindibili per garantire qualità assistenziale, continuità delle cure e sicurezza dei pazienti.

È necessario che il tema entri con maggiore forza nell’agenda politica e istituzionale, attraverso un confronto serio e strutturato su:

  • rinnovo dei contratti della sanità privata e del sociosanitario accreditato;
  • adeguamento delle rette ai costi reali di gestione;
  • revisione dei tetti di spesa;
  • valorizzazione e stabilizzazione del personale.

Il diritto alla salute e la dignità del lavoro si sostengono reciprocamente. Ignorare le difficoltà del settore significa compromettere, nel medio periodo, la tenuta dell’intero sistema assistenziale territoriale e la fiducia delle famiglie nei servizi.

Daniele Leone
Dottore in Scienze infermieristiche
Master in Coordinamento delle professioni sanitarie
Delegato aziendale Fp Cgil

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