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Infermieri sotto assedio: ansia e depressione oltre la media europea

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Indagine Nursing Up: "Perdiamo per strada sempre più infermieri. Ben 15.450 dimissioni dalla sanità pubblica nel biennio 2021-2022"
Exhausted doctor in medical mask and cap having headache sitting on floor in hospital corridor. Tired and stressed surgeon resting on floor in hall suffering from migraine
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Nursing Up lancia l’allarme: aggressioni, stress e carenza di personale stanno mettendo a rischio la salute mentale degli infermieri italiani. De Palma: «Depressione e ansia sopra la media europea con percentuali del 34% e 25% sono il segnale di un malessere che nella sanità si manifesta con forza drammatica»

ROMA, 3 GIUGNO 2026 – Mentre il dibattito pubblico continua a concentrarsi sulla carenza di personale, sulle liste d’attesa e sulle difficoltà organizzative del Servizio Sanitario Nazionale, esiste un’emergenza meno visibile ma altrettanto grave: la salute mentale degli infermieri.

Nelle ultime settimane le cronache hanno riportato una nuova escalation di violenza nei confronti dei professionisti sanitari:

  • Roma un infermiere e tre addetti alla sicurezza sono stati feriti da un uomo esasperato dai tempi di attesa.
  • Bari un infermiere del 118 è stato brutalmente aggredito durante un intervento di soccorso.
  • Pozzuoli un operatore socio-sanitario è stato colpito violentemente al volto da un paziente in stato di agitazione.
  • Verona un infermiere è stato aggredito mentre si preparava a iniziare il proprio turno in Pronto Soccorso.

Episodi diversi, ma accomunati da una realtà sempre più preoccupante: chi lavora ogni giorno in corsia, nei pronto soccorso e sui mezzi di emergenza opera spesso in un clima di tensione, paura e insicurezza.

I dati ufficiali del Ministero della Salute parlano di oltre 18mila aggressioni denunciate nell’ultimo anno, ma rappresentano soltanto una minima parte del fenomeno. Secondo una analisi Nursing Up, costruita attraverso l’integrazione di dati ufficiali, evidenze scientifiche disponibili e indicatori sul sommerso, nel 2025 gli episodi reali, includendo anche le aggressioni mai denunciate, superano addirittura quota 130mila casi, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. Una forbice che evidenzia quanto il fenomeno sia ancora largamente sottostimato.  

«Da anni denunciamo che il problema non è soltanto la carenza di personale, ma il peso psicologico che gli infermieri sono costretti a sostenere ogni giorno», afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up. «Le aggressioni rappresentano soltanto la parte più visibile di una crisi più profonda che rischia di compromettere la tenuta stessa della professione infermieristica».

A confermare questa preoccupazione sono i dati dell’indagine “Mental Health of Nurses and Doctors (MeND)” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Europa, la più ampia ricerca mai realizzata sul tema, condotta su oltre 90mila professionisti sanitari in 29 Paesi (Ottobre 2025).

Il disagio psicologico degli infermieri, naturalmente, non può essere spiegato soltanto con il fenomeno delle aggressioni. A incidere pesantemente sono anche la carenza cronica di personale, gli organici insufficienti, i turni notturni e rotatori, il ricorso frequente agli straordinari, il sovraccarico assistenziale, la crescente complessità clinica dei pazienti e le difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata. Un insieme di fattori che, giorno dopo giorno, aumenta il livello di stress e usura emotiva dei professionisti sanitari e che trova oggi conferma nei dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il report evidenzia che un infermiere europeo su tre presenta sintomi compatibili con un disturbo depressivo maggiore, uno su quattro soffre di ansia e il 13% riferisce pensieri autolesivi o suicidari. Secondo lo studio, gli infermieri risultano inoltre esposti a condizioni di lavoro particolarmente gravose: il 56% opera con turni rotatori, il 39% svolge abitualmente turni notturni, il 9% supera le 50 ore lavorative settimanali e il 28% lavora con contratti temporanei o non permanenti.

Il dossier MeND parla chiaro. L’Italia presenta indicatori superiori alla media europea. La prevalenza della depressione raggiunge il 34% e quella dell’ansia il 25%, confermando un quadro di forte sofferenza psicologica che interessa una parte rilevante dei professionisti sanitari.

L’indagine evidenzia inoltre che i professionisti sanitari registrano livelli di depressione fino a cinque volte superiori rispetto a quelli della popolazione generale e che il disagio psicologico è associato a una maggiore intenzione di lasciare il lavoro e a un aumento delle assenze per motivi di salute.

«Dietro ogni aggressione non c’è soltanto una ferita fisica», conclude De Palma. «C’è un segno che resta nel tempo e che alimenta stress, ansia, sfiducia e desiderio di abbandonare la professione. Le cronache di Roma, Bari, Pozzuoli e Verona dimostrano che gli infermieri continuano a lavorare in prima linea in condizioni sempre più difficili. 

Servono organici adeguati, più sicurezza nei reparti, tolleranza zero contro le aggressioni, turni sostenibili, supporto psicologico accessibile e un riconoscimento concreto del valore degli infermieri italiani. Difendere la salute mentale di chi cura significa difendere il futuro del Servizio Sanitario Nazionale e la sicurezza delle cure per tutti i cittadini».

Redazione NurseTimes

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