Dall’audizione alla Camera emerge un quadro di controlli ancora stringenti. Le Regioni chiedono più risorse per il Fondo sanitario
La sanità pugliese resta sotto la lente dei ministeri della Salute e dell’Economia. Il quadro emerso il 15 settembre 2026 durante le audizioni della Commissione Affari sociali della Camera conferma infatti la Puglia tra le Regioni ancora sottoposte a Piano di rientro, insieme ad Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia.
La questione assume particolare rilevanza alla luce del disavanzo sanitario 2025, cristallizzato dalla Regione Puglia in 350 milioni di euro. Un dato che inevitabilmente incrocia i temi più delicati dell’attualità sanitaria regionale: assunzioni di infermieri e altri professionisti, investimenti negli ospedali, liste d’attesa, sostenibilità della rete territoriale e rispetto dei Livelli essenziali di assistenza.
Secondo quanto riportato nell’edizione del 16 settembre dal Quotidiano di Puglia, il percorso di risanamento potrebbe accompagnare la Regione anche nel 2027. È tuttavia opportuno precisare che, nei resoconti pubblicamente verificabili dell’audizione, non risulta indicata da Walter Bergamaschi una data formale di uscita della Puglia dal Piano: è stato invece confermato che la Regione è tuttora sottoposta al meccanismo di rientro.
Bergamaschi alla Camera: Puglia tra le cinque Regioni ancora nel Piano
A fare il punto davanti alla Commissione Affari sociali è stato Walter Bergamaschi, direttore generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei LEA e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni.
Bergamaschi ha spiegato che dal sistema dei Piani di rientro sono già uscite Liguria, Sardegna e Piemonte, mentre la Campania ne è uscita dal 2026. Per il Lazio è in corso un percorso che, secondo quanto riferito dal dirigente ministeriale, potrebbe completarsi nel 2027.
Restano invece sottoposte al Piano Abruzzo, Puglia, Molise, Calabria e Sicilia. Per Puglia, Abruzzo e Molise le criticità indicate riguardano principalmente l’aspetto contabile, mentre per Calabria e Sicilia vengono segnalate anche problematiche connesse all’erogazione dei LEA.
Il dato è importante perché distingue la condizione pugliese dalle situazioni nelle quali alle difficoltà finanziarie si associano formalmente criticità assistenziali più estese.
Il deficit sanitario pugliese: 350 milioni nel 2025
Il nodo principale resta quello dei conti.
La stessa Regione Puglia, con una comunicazione ufficiale del 30 aprile 2026, ha certificato per l’esercizio 2025 un disavanzo complessivo di 350 milioni di euro, 19 milioni in meno rispetto alla stima precedente di 369 milioni.
Il dato deriva da 361 milioni di perdite complessive degli enti sanitari, ridotti di circa 11 milioni grazie all’utile della Gestione sanitaria accentrata regionale.
Tra le cause dell’incremento della spesa sanitaria, la Regione aveva precedentemente indicato mobilità passiva, spesa farmaceutica, costo del personale legato ai rinnovi contrattuali e nuove assunzioni.
Per la copertura del disavanzo sono stati adottati nel maggio 2026 specifici provvedimenti regionali, compresa la rideterminazione dell’addizionale regionale IRPEF.
Per gli operatori della sanità pugliese il tema non è esclusivamente contabile.
La permanenza nel Piano di rientro comporta un sistema di monitoraggio rafforzato da parte dello Stato e rende particolarmente rilevante la compatibilità economico-finanziaria delle decisioni regionali.
Questo può riflettersi anche sulla programmazione del personale e degli investimenti. Non significa, però, che ogni assunzione sia automaticamente vietata: le possibilità di reclutamento dipendono dai piani dei fabbisogni, dalle autorizzazioni regionali e ministeriali, dai vincoli finanziari e dagli obiettivi assegnati alle singole aziende.
La questione assume particolare peso per gli infermieri, gli OSS, i medici e le altre professioni sanitarie, in una fase nella quale il Servizio sanitario deve contemporaneamente sostenere gli ospedali, sviluppare l’assistenza territoriale prevista dal DM 77/2022 e rendere operative Case e Ospedali di Comunità.
Ed è proprio sul personale che le Regioni hanno chiesto un cambiamento delle regole.
Le Regioni: «Aumentare il Fondo sanitario nazionale»
Nella stessa giornata la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome è stata ascoltata dalla Commissione Affari sociali.
Massimo Fabi, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, ha sostenuto la necessità di incrementare le risorse del Fondo sanitario nazionale, affermando che la stima della spesa sanitaria continua a risultare superiore alle disponibilità finanziarie.
Le Regioni chiedono inoltre una revisione del tetto storico della spesa per il personale, maggiori possibilità di reclutamento nelle aree più critiche e risorse strutturali per rendere operativi gli investimenti territoriali realizzati con il PNRR.
Un altro punto riguarda proprio i Piani di rientro: la Conferenza chiede che vengano introdotte regole certe per l’uscita dal meccanismo, basate sia sull’equilibrio economico-finanziario sia sul miglioramento costante nell’erogazione dei LEA.
Liste d’attesa: oltre 100 milioni per la specialistica privata accreditata
Parallelamente alla discussione sui conti, la Regione Puglia è intervenuta sul fronte delle liste d’attesa.
La Giunta ha confermato per il 2026 i tetti di spesa destinati alle prestazioni di specialistica ambulatoriale erogate dalle strutture private accreditate e contrattualizzate, per un importo complessivo che supera di poco i 100 milioni di euro.
La Regione punta ora a una revisione dei criteri di distribuzione del budget per il 2027, collegando maggiormente l’acquisto delle prestazioni agli effettivi bisogni assistenziali e all’obiettivo di ridurre i tempi di attesa.
Alle ASL resta il compito di valutare i fabbisogni territoriali e distribuire i tetti tra gli erogatori accreditati, nel rispetto dell’appropriatezza e degli indirizzi regionali.
Il nodo del 2027
Il quadro che emerge è quindi complesso. Da una parte, la Puglia ha ridotto il disavanzo rispetto alle prime stime, ma i 350 milioni certificati per il 2025 continuano a rappresentare un elemento rilevante nel rapporto con i ministeri vigilanti. Dall’altra, il sistema sanitario deve affrontare contemporaneamente carenza di personale, liste d’attesa, investimenti territoriali e crescita dei costi.
L’elemento ufficialmente accertato al 15 settembre 2026 è che la Puglia resta tra le cinque Regioni italiane sottoposte al Piano di rientro.
Per la sanità pugliese, dunque, i prossimi mesi saranno decisivi: il punto non sarà soltanto ridurre il deficit, ma dimostrare che il riequilibrio dei conti può procedere senza comprimere assunzioni, servizi, assistenza ospedaliera e territoriale, mantenendo al centro qualità delle cure e diritto alla salute.
Redazione NurseTimes
Fonti:
- Regione Puglia – bilancio consolidato e disavanzo sanitario 2025: Bilanci sanitari 2025, disavanzo da 350 milioni
- Conferenza delle Regioni – audizione del 15 settembre 2026: Richiesta di incremento del Fondo sanitario nazionale
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