Messi davanti a lavori ipotetici da confrontare, gli infermieri di sala operatoria danno al clima di lavoro un peso quasi triplo rispetto alla retribuzione. Lo studio, pubblicato sull’International Journal of Nursing Studies, viene dalla Cina ma parla a ogni blocco operatorio.
Un gruppo di ricercatori dell’Università del Sichuan ha chiesto a 385 infermieri di sala operatoria di quattro ospedali pubblici di scegliere tra coppie di lavori ipotetici. Ogni lavoro era descritto da sei caratteristiche: stipendio, clima di lavoro, sviluppo di carriera, qualità della leadership, orario e complessità degli interventi assegnati. Il metodo, chiamato esperimento a scelta discreta, obbliga a rinunciare a qualcosa per ottenere altro, e misura quanto pesa ogni elemento.
Il risultato è netto. Il clima di lavoro ha un’importanza relativa del 38,2%, l’orario del 21,6%, lo stipendio del 14,3%. Seguono carriera (12,9%), leadership (9,2%) e rischio legato agli interventi (3,9%). Le preferenze non cambiano in modo significativo per sesso, età, anzianità o ore settimanali lavorate.
I limiti e cosa resta
Gli stessi autori invitano alla cautela: quattro ospedali di una sola provincia cinese, scelte su lavori immaginari e non su comportamenti reali, nessuna registrazione preventiva dello studio. Il peso dello stipendio dipende anche dai livelli proposti nel questionario, e non va letto come un’indifferenza al salario.
Il messaggio, però, coincide con quanto la letteratura sulla retention ripete da anni. In sala operatoria, dove la carenza pesa su sedute e liste d’attesa, il clima tra colleghi, il rapporto con l’équipe chirurgica e la prevedibilità dei turni sono leve che dipendono in buona parte dall’organizzazione, non dal contratto nazionale.
Per un coordinatore di blocco operatorio questo vuol dire una cosa: alcune delle leve che trattengono gli infermieri sono già sul suo tavolo. Non costano un rinnovo contrattuale, ma tempo e attenzione.
Antonio Leuci
Fonti
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