All’Asl Brindisi i sindacati denunciano l’assenza di un piano per l’emergenza del personale e il ricorso sistematico alle prestazioni aggiuntive. La Regione, intanto, annuncia oltre mille assunzioni, ma nel piano finanziato dal Fondo sanitario nazionale gli infermieri sono 42. In Puglia gli organici diminuiscono, i servizi aumentano e a fare da piano aziendale resta la disponibilità dei lavoratori.
In Puglia la sanità possiede ormai una capacità quasi soprannaturale: riesce a far funzionare servizi per i quali non dispone del personale necessario. Non si tratta ancora di intelligenza artificiale. Quella richiederebbe investimenti, formazione e almeno un regolamento. Qui basta un telefono.
“Puoi coprire il turno?”
È probabilmente questa la tecnologia più utilizzata negli ospedali italiani. Non compare nel Pnrr, non richiede aggiornamenti e funziona anche quando il sistema informatico aziendale è bloccato. L’unico inconveniente è che, dall’altra parte, deve esserci ancora qualcuno disposto a rispondere.
La notizia arriva da Brindisi. Cimo-Fesmed e Aaroi-Emac hanno diffidato la direzione generale dell’Asl, denunciando la mancata adozione di un piano aziendale per affrontare l’emergenza del personale. Nell’elenco delle criticità compaiono il Pronto soccorso e l’Ortopedia del Perrino, il Pronto soccorso e l’Ortopedia del Camberlingo di Francavilla Fontana e un’Ostetricia e Ginecologia che, secondo i sindacati, sarebbe ferma da anni.
Il problema principale, però, non è che manchi personale. Quello, ormai, è quasi un requisito strutturale del Servizio sanitario. Il problema è che alcuni reparti continuerebbero a sopravvivere grazie al ricorso sistematico alle prestazioni aggiuntive. L’eccezione è diventata così frequente da presentarsi al lavoro con il cartellino.
L’emergenza a tempo indeterminato
Le prestazioni aggiuntive dovrebbero servire per affrontare necessità temporanee. Nella sanità reale vengono sempre più spesso utilizzate per coprire attività ordinarie che l’organico ordinario non riesce più a sostenere. La differenza non è marginale.
Un conto è chiedere uno sforzo straordinario in una situazione imprevedibile. Altro è costruire la programmazione sull’aspettativa che medici, infermieri e altri professionisti continueranno ad aggiungere ore, notti e festività alla propria attività. In quel momento il lavoratore non integra più il piano aziendale. Diventa il piano aziendale.
La carenza viene assorbita attraverso la disponibilità personale, il senso di responsabilità e la consapevolezza che, dietro ogni turno scoperto, non rimane una casella vuota. Rimangono pazienti da assistere.
Il sistema conosce perfettamente questo meccanismo e lo utilizza da anni. Sa che il personale sanitario difficilmente abbandonerà un servizio dall’oggi al domani. Sa che qualcuno accetterà un turno in più per non lasciare soli i colleghi. Sa che la responsabilità professionale riuscirà ancora una volta a coprire l’irresponsabilità organizzativa. Poi definisce tutto questo “resilienza”. È una parola molto comoda. Permette di trasformare la mancata programmazione in una qualità del lavoratore.
1.000 assunzioni, 42 infermieri e molta comunicazione
La denuncia dei sindacati brindisini arriva pochi giorni dopo l’annuncio regionale di oltre mille assunzioni nella sanità pugliese. Il numero è importante, rotondo e adatto ai titoli. Dà l’idea di una Regione che apre le porte degli ospedali a un piccolo esercito di professionisti. Poi, come spesso accade nella pubblica amministrazione, bisogna superare il comunicato e raggiungere gli allegati.
Le unità finanziate direttamente attraverso il Fondo sanitario nazionale sono 753. Tra queste figurano 480 medici, ma soltanto 42 infermieri e 19 operatori sociosanitari per tutta la Puglia. Altre 259 posizioni dipendono da fondi vincolati del Pnes e del Pnrr e devono essere utilizzate per le finalità specifiche dei rispettivi programmi.
Nel nostro precedente articolo avevamo già evidenziato il paradosso: oltre mille assunzioni annunciate, ma appena 42 infermieri nel nucleo finanziato dal Fondo sanitario nazionale. Ora Brindisi offre la traduzione pratica di quei numeri.
Da una parte si dispone il graduale abbattimento delle prestazioni aggiuntive. Dall’altra si autorizza un contingente infermieristico che, distribuito sull’intero territorio regionale, rischia di produrre un impatto più simbolico che organizzativo. È una strategia raffinata: si riduce il lavoro aggiuntivo senza aggiungere abbastanza lavoratori.
Il prossimo passaggio potrebbe essere ridurre le liste d’attesa diminuendo il numero delle agende. Tecnicamente, anche quello produce un miglioramento statistico. Naturalmente le assunzioni previste non riguardano soltanto gli infermieri e sarebbe scorretto ignorare le altre professionalità.
Ma sarebbe altrettanto scorretto fingere che 42 unità possano rispondere alle carenze ospedaliere, all’assistenza territoriale prevista dal Dm 77, agli ospedali di comunità, alle centrali operative territoriali e alle case della comunità. La Puglia continua a progettare nuovi servizi con un entusiasmo direttamente proporzionale alla difficoltà di trovare chi dovrà garantirli. Gli edifici si inaugurano con il taglio del nastro. Gli organici, evidentemente, dovranno arrivare con quello della spesa.
Francavilla e Manduria: quando si condivide anche la carenza
Nella diffida compare anche l’ipotesi di una collaborazione tra gli ospedali di Francavilla Fontana e Manduria. Le direzioni mediche dei due presidi avrebbero avviato interlocuzioni per condividere alcuni servizi. I sindacati non contestano in assoluto la collaborazione, ma segnalano il rischio di aumentare l’attività della Chirurgia del Camberlingo, già in sofferenza, senza un preventivo confronto sulle conseguenze organizzative.
La sanità per reti è un principio corretto. Permette di collegare competenze, strutture e percorsi tra territori diversi. Ma una rete non genera automaticamente personale. Se Francavilla non dispone di professionisti sufficienti per sostenere stabilmente le proprie attività, affidarle anche una quota di quelle provenienti da Manduria non rappresenta necessariamente un’innovazione. Potrebbe essere semplicemente un modo più moderno di sovraccaricare lo stesso reparto.
Il paziente arriva da un’altra provincia. Il turno scoperto, invece, è già sul posto.
Prima di parlare di sinergie bisognerebbe conoscere organici, volumi, reperibilità, dotazioni infermieristiche, posti letto e capacità operatoria. Altrimenti la collaborazione interaziendale rischia di seguire il modello della cena tra amici: uno mette la sala, l’altro porta gli invitati e nessuno si ricorda di comprare da mangiare.
Il nuovo direttore e i vecchi problemi
Il direttore generale Stefano Rossi si è insediato da circa un mese. Sarebbe scorretto attribuirgli problemi costruiti in anni di programmazione insufficiente, vincoli finanziari e carenze professionali. Non gli si può chiedere di risolvere in poche settimane ciò che il sistema ha impiegato molto tempo a rendere strutturale. Gli si può però chiedere di chiamare le cose con il loro nome.
Se alcuni servizi dipendono stabilmente dalle prestazioni aggiuntive, occorre dirlo. Se l’organico disponibile non consente di coprire l’attività ordinaria, bisogna quantificarlo. Se la riduzione del lavoro aggiuntivo può mettere in difficoltà reparti essenziali, è necessario indicare come verranno sostituite quelle ore. Soprattutto, bisogna chiarire quali effetti produrranno realmente sull’ASL di Brindisi le assunzioni autorizzate dalla Regione.
Perché la programmazione non consiste nel pubblicare il numero complessivo dei posti. Consiste nel sapere quanti professionisti entreranno in ogni struttura, entro quale data e per sostituire quali vuoti. Tutto il resto è comunicazione istituzionale. Utile per riempire le pagine, un po’ meno per completare i turni.
Il vero piano aziendale indossa ancora la divisa
La vicenda brindisina racconta un metodo ormai nazionale. Si mantengono aperti servizi grazie allo sforzo aggiuntivo dei professionisti. Si rinvia il riequilibrio degli organici. Si annunciano assunzioni inferiori al fabbisogno. Poi si chiede di ridurre proprio quelle prestazioni aggiuntive che hanno impedito fino a quel momento al sistema di mostrare interamente la propria fragilità.
È come ordinare di rimuovere le impalcature prima di aver consolidato il palazzo.
Il problema non riguarda soltanto le condizioni dei lavoratori. Quando un servizio dipende dalla disponibilità straordinaria del personale, anche il diritto del cittadino diventa straordinario.
Oggi viene garantito perché qualcuno accetta un altro turno. Domani potrebbe dipendere da una reperibilità, da un trasferimento o dalla disponibilità di un altro ospedale. Il cittadino non conosce il piano aziendale, le dotazioni organiche e i tetti di spesa. Vede soltanto se trova il servizio, quanto deve aspettare e quanti chilometri deve percorrere per ricevere una prestazione. Per questo la diffida dei sindacati non può essere liquidata come l’ennesima controversia interna.
Se le accuse saranno confermate, l’Asl Brindisi dovrà mostrare un piano verificabile: carenze effettive, assunzioni previste, tempi, reparti prioritari e strategia per uscire dalla dipendenza dal lavoro aggiuntivo. Perché la sanità pugliese può continuare a celebrare le mille assunzioni e distribuire 42 infermieri su tutto il territorio regionale.
Può persino immaginare che Francavilla soccorra Manduria mentre Francavilla cerca ancora di soccorrere sé stessa. Ma prima o poi bisognerà riconoscere una verità meno adatta ai comunicati stampa: gli ospedali non vengono tenuti aperti dalle delibere che autorizzano il personale. Vengono tenuti aperti dal personale che, nonostante le delibere, continua ancora a esserci.
E fino a quando l’unico piano realmente operativo resterà chiedere a chi è in servizio di lavorare di più, la Puglia non avrà risolto l’emergenza. Avrà soltanto imparato a metterla in turno.
Guido Gabriele Antonio
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