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Puglia, 1.000 assunzioni in sanità. Ma nel piano Fsn gli infermieri sono solo 42

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La Giunta regionale della Puglia autorizza 1.012 ingressi nel Servizio sanitario: 753 finanziati dal Fondo sanitario nazionale e altri 259 attraverso Pnes e Pnrr. È un passaggio necessario dopo settimane di verifiche, ma il numero complessivo non dice ancora quanti professionisti arriveranno realmente in ogni azienda, quali carenze saranno coperte e quanto cresceranno gli organici.

In Puglia le assunzioni in campo sanitario sono state finalmente autorizzate. Adesso comincia la fase più difficile: assumere davvero. La Giunta regionale ha approvato i piani assunzionali 2026 delle aziende e degli enti del Servizio sanitario regionale. Il totale annunciato è di 1.012 unità: 753 finanziate dal Fondo sanitario nazionale, per una spesa complessiva di 66,32 milioni di euro, e altre 259 sostenute attraverso Pnes e Pnrr.

Dopo richieste aziendali, sospensioni, verifiche e nuove ricognizioni, la programmazione dispone quindi di un numero ufficiale. Non coincide con le circa 1.200 assunzioni inizialmente richieste dalle aziende, ma rappresenta comunque un’autorizzazione concreta, e non l’ennesima dichiarazione sulla necessità di rafforzare il personale. Un progresso significativo, considerando che nella sanità italiana anche la scoperta della carenza di professionisti tende periodicamente a essere presentata come una novità.

Il totale è chiaro. La composizione molto meno

La Regione ha pubblicato la distribuzione professionale delle 753 assunzioni finanziate dal Fondo sanitario nazionale: 480 medici, 10 dirigenti sanitari non medici, 5 dirigenti tecnico-professionali, 6 veterinari, 2 dirigenti amministrativi, 129 unità indicate come altro personale sanitario, 57 tecnici di laboratorio e radiologia, 42 infermieri, 19 oss e 3 amministrativi.

Il primo dato evidente è la forte concentrazione sul personale medico: quasi il 64% delle autorizzazioni Fsn. Agli infermieri sono attribuiti 42 posti, pari al 5,6%. Agli oss 19, il 2,5%. Occorre tuttavia evitare una semplificazione: 42 non è necessariamente il numero complessivo degli infermieri che saranno assunti attraverso l’intero piano. La Regione non ha infatti pubblicato, nello stesso comunicato, il dettaglio professionale delle ulteriori 259 unità finanziate da Pnes e Pnrr.

Possiamo quindi affermare che gli infermieri esplicitamente indicati nella tranche Fsn sono 42. Non possiamo ancora stabilire quanti siano sulle complessive 1.012 assunzioni. La differenza non è una sottigliezza contabile. È la distanza tra un dato disponibile e un titolo costruito oltre il dato.

Gli organici non crescono contando le autorizzazioni

Neppure le 1.012 assunzioni complessive possono essere considerate automaticamente un incremento di pari dimensione. Una parte potrebbe sostituire personale cessato, stabilizzare lavoratori già presenti o coprire posizioni finanziate temporaneamente. Per conoscere il rafforzamento reale degli organici bisogna calcolare il saldo netto.

Se un’azienda assume 100 professionisti, ma nello stesso periodo ne perde 80 tra pensionamenti, dimissioni e mobilità, il personale aggiuntivo non è 100. È 20. La comunicazione istituzionale preferisce generalmente il numero lordo. È più grande, più semplice e si presta meglio alle conferenze stampa. I turni, purtroppo, funzionano sul saldo netto.

Per valutare il piano servono quindi almeno quattro dati: assunzioni previste, cessazioni attese, personale già presente attraverso forme precarie e distribuzione delle nuove unità tra ospedale e territorio. Senza questi elementi, conosciamo il numero dei procedimenti autorizzati, non l’aumento effettivo della capacità assistenziale.

Perché così pochi infermieri nel piano Fsn?

La domanda non può essere evitata. Nella fotografia regionale richiamata dal provvedimento risultano quasi 20mila infermieri impiegati nel Ssr. Rappresentano la componente professionale più numerosa e sostengono ospedali, territorio, emergenza, assistenza domiciliare e strutture intermedie. In questo specifico piano finanziato dal Fondo sanitario nazionale ricevono 42 autorizzazioni.

Il dato potrebbe dipendere da cessazioni differenziate, graduatorie già utilizzate, assunzioni autorizzate con altre fonti, stabilizzazioni o specifiche priorità delle aziende. Proprio per questo la Regione dovrebbe pubblicare il quadro completo. Non basta dire che sono state autorizzate le figure necessarie. Bisogna mostrare quale analisi abbia prodotto quella distribuzione.

Quanti turni infermieristici risultano scoperti? Qual è il ricorso allo straordinario? Quante ferie sono accumulate? Quanti professionisti hanno lasciato volontariamente le aziende? Quale personale servirà nelle case della comunità, nell’assistenza domiciliare e negli ospedali di comunità? La programmazione diventa credibile quando collega ogni posto a un bisogno misurabile. Diversamente, rimane un elenco di profili preceduto dalla rassicurante espressione “fabbisogno aziendale”.

L’autorizzazione resta condizionata

Esiste poi un secondo elemento che ridimensiona l’immediatezza dell’annuncio.
Il provvedimento subordina le assunzioni al rispetto dei piani aziendali, dei profili e delle unità operative autorizzate e degli equilibri finanziari. Le aziende dovranno ridurre progressivamente la spesa per consulenze, prestazioni aggiuntive e personale in quiescenza. Qualora l’andamento della spesa non rispetti le condizioni previste, le assunzioni potranno essere sospese.

Si tratta di cautele comprensibili. Le aziende pubbliche devono controllare la spesa e non possono assumere senza valutarne la sostenibilità. Ma il meccanismo evidenzia una contraddizione organizzativa. Molte prestazioni aggiuntive vengono utilizzate proprio perché manca personale. Se la loro spesa non diminuisce abbastanza, le assunzioni potrebbero fermarsi. Il rischio è chiedere alle aziende di ridurre gli strumenti con cui oggi coprono le carenze prima che sia entrato il personale destinato a sostituirli.

Il passaggio deve essere governato con precisione. Prima arrivano le persone, poi si riduce progressivamente il ricorso al lavoro aggiuntivo. Pretendere l’ordine inverso significa togliere il ponte prima che sia completata la strada.

Brindisi deve conoscere la propria quota

Per il territorio brindisino manca ancora il dato decisivo: quante delle autorizzazioni riguardino l’Asl Brindisi, quali profili siano previsti e in quali servizi verranno collocati. Non è sufficiente conoscere il totale regionale. Un medico assunto a Bari non copre una carenza al Perrino. Un infermiere destinato a un’azienda del nord della Regione non rafforza l’assistenza domiciliare brindisina. Un’autorizzazione regionale acquista valore per il cittadino soltanto quando diventa un professionista presente nel servizio al quale si rivolge.

La Regione dovrebbe quindi pubblicare una tabella unica, contenente per ciascuna azienda:

  • posti autorizzati per professione;
  • unità operative e servizi di destinazione;
  • fonte di finanziamento;
  • cessazioni previste;
  • graduatoria o procedura da utilizzare;
  • data stimata dell’ingresso in servizio.

È il minimo necessario per distinguere la programmazione dall’aritmetica.

Dall’annuncio al turno

Il piano pugliese rappresenta una decisione necessaria. Dopo settimane di verifiche, le aziende dispongono finalmente di un quadro autorizzativo e possono utilizzare prioritariamente le graduatorie esistenti, avviare le procedure consentite e procedere alle stabilizzazioni previste.

Ora bisogna misurare l’attuazione. Tra qualche mese non servirà un nuovo comunicato che ricordi le 1.012 assunzioni approvate. Servirà sapere quanti contratti siano stati firmati, quante persone abbiano preso servizio e quali attività siano migliorate.

Le liste d’attesa non diminuiscono perché una delibera autorizza personale. Diminuiscono quando quel personale entra nei percorsi, dispone di strumenti e viene organizzato correttamente. I turni non si coprono con il totale regionale. Si coprono con nomi, date e assegnazioni.

La Puglia ha trasformato le richieste delle Asl in un piano assunzionale. Adesso deve compiere il passaggio che nella pubblica amministrazione sanitaria risulta sempre meno spettacolare e molto più importante: trasformare il piano in persone realmente presenti accanto ai cittadini. Perché mille assunzioni autorizzate sono una buona notizia. Mille professionisti effettivamente entrati nei servizi sarebbero finalmente un risultato.

Guido Gabriele Antonio

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