Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Coina.
A 24 ore dalla mobilitazione generale l’aria tra le corsie del Policlinico Gemelli si fa davvero pesante. È l’elettricità di chi ha deciso di dire basta. Il Coina, sindacato delle professioni sanitarie, con 580 iscritti e una rappresentanza centrale all’interno della struttura, conferma lo sciopero per l’intera giornata di domani, 30 aprile, nel rispetto delle fasce di garanzia previste per i servizi essenziali. Una decisione obbligata dopo che l’amministrazione della Fondazione ha scelto di trasformare una trattativa concreta in un esercizio di retorica senza firma.
IL PESO DEL SILENZIO: PERCHÉ LO STRAPPO È DEFINITIVO
Dopo cinque round negoziali (3, 9, 10, 15 e 17 aprile), la Fondazione ha tentato il “gioco delle tre carte”: concordare i contenuti per poi sottrarsi alla firma. Un’intesa verbale che vale quanto una promessa al vento.
DALLA PREFETTURA ALLA ROTTURA: COME SI È ARRIVATI ALLO SCIOPERO
Il Coina aveva proclamato lo stato di agitazione, seguito da un primo tentativo conciliativo in Prefettura, conclusosi con esito negativo. Successivamente la Fondazione aveva aperto alla possibilità di un accordo per la revoca dello stato di agitazione, individuando un punto di equilibrio tra le richieste del sindacato e quelle aziendali.
Al momento della firma, prevista per il 15 aprile, la posizione della Fondazione è tuttavia cambiata. Una decisione che il tavolo ha dichiarato assunta dai vertici aziendali – il presidente della Fondazione Policlinico Gemelli e il direttore generale – e influenzata anche da presunte pressioni di alcuni sindacati confederali, ma che cosi facendo si configura di fatto come un implicito invito al Coina a proclamare lo sciopero.
“Un accordo non firmato è come un farmaco senza principio attivo: sembra una soluzione, ma non cura nulla – tuona Marco Ceccarelli, segretario nazionale Coina -. Ci hanno proposto di banchettare con le parole, mentre i lavoratori pagano il conto reale. Non abbiamo rotto un tavolo, abbiamo acceso la luce su una stanza vuota: senza un testo scritto, i diritti restano fantasmi. Domani fermiamo le attività per ridare corpo alla dignità”.
LE RAGIONI DELLO SCIOPERO: UNA PIATTAFORMA CONCRETA
Alla base della mobilitazione non c’è solo la mancata firma, ma una serie di criticità strutturali che il Coina denuncia da tempo:
- Contratto scaduto – Il rinnovo era previsto entro giugno 2025, con arretrati dal 2024. Ad oggi non è stato rinnovato e l’amministrazione ha già escluso il riconoscimento degli arretrati 2024, mentre quelli del 2025 restano incerti. La differenza retributiva con il pubblico impiego arriva fino a 300 euro mensili e, con il prossimo rinnovo, è destinata ad aumentare. In assenza dell’indennità di vacanza contrattuale, il ritardo nel rinnovo si traduce in una doppia penalizzazione economica per i lavoratori.
- Orario di lavoro fuori controllo – Mancato rispetto delle 11 ore di riposo, con turni fino a 17 ore, mancato riconoscimento dell’effettivo orario di lavoro, comprensivo anche delle attività preparatorie e finali, e decurtazioni improprie di straordinari nei turni lunghi.
- Straordinari e ferie – Straordinari trasformati in recupero senza reale possibilità di fruizione o pagamento; ferie non garantite, spesso autorizzate all’ultimo momento o imposte.
- Formazione obbligatoria – Svolta in postazioni non idonee o a domicilio, senza riconoscimento come orario di lavoro o con impatti su turni e riposi.
- Attività aggiuntive – Tariffe ferme al 2016 e mancato rispetto del regolamento, con un divario evidente rispetto ad altre strutture sanitarie.
- Valutazione del personale – Sistema applicato unilateralmente, senza criteri oggettivi né confronto sindacale, nonostante l’impatto economico.
- Assenze improvvise – Utilizzo improprio degli strumenti organizzativi per coprire carenze di organico e imporre doppi turni, senza emissione di un ordine di servizio.
- Dotazione organica insufficiente . Mancato rispetto degli standard, con aumento dei carichi di lavoro e ricadute sulla sicurezza delle cure.
- Conciliazione vita-lavoro – Condizioni organizzative che non garantiscono equilibrio tra lavoro e vita privata.
UN MESSAGGIO CHIARO
Il Coina non accetta più di fare da ammortizzatore a carenze strutturali coperte dal sacrificio individuale. Non è accettabile, secondo il sindacato, un atteggiamento di questo tipo nei confronti di professionisti che ogni giorno garantiscono il funzionamento di una delle principali eccellenze sanitarie del Paese.
La Fondazione Policlinico Gemelli, primo ospedale d’Italia e punto di riferimento nazionale, rischia di perdere valore se non riconosce adeguatamente chi quell’eccellenza la costruisce ogni giorno. Negli ultimi due anni, circa il 20% del personale infermieristico ha lasciato la struttura, scegliendo altre realtà – pubbliche o private – che garantiscono condizioni economiche e organizzative più sostenibili. Il divario retributivo, che può arrivare a circa 300 euro mensili, si accompagna a maggiori possibilità di crescita e a carichi di lavoro significativamente inferiori rispetto a quelli registrati al Policlinico Gemelli.
“Se l’amministrazione pensa che il sindacato sia un ospite silenzioso, domani avrà la risposta più rumorosa: il silenzio dei reparti e servizi – conclude Ceccarelli -. Senza garanzie scritte non si lavora: si resiste.”
PRESIDIO DEI LAVORATORI
È previsto un presidio davanti al Policlinico Gemelli nel corso dello sciopero del 30 aprile per manifestare il dissenso dei professionisti sanitari.
Redazione Nurse Times
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