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Perché ogni infermiere dovrebbe saper leggere un referto di laboratorio: la risposta nel manuale del dottor Mattia Venarubea

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La medicina di laboratorio è spesso percepita come una disciplina distante dalla pratica infermieristica quotidiana. Nei percorsi universitari delle professioni sanitarie assistenziali la medicina di laboratorio occupa spesso uno spazio limitato, rafforzando l’idea che sia un ambito riservato ai medici e agli specialisti di laboratorio. La realtà è molto diversa.

Il processo laboratoristico si articola in tre fasi: pre-analitica, analitica e post-analitica. Se la fase analitica è affidata principalmente al tecnico sanitario di laboratorio biomedico, al biologo e al medico di laboratorio, la fase pre-analitica vede l’infermiere come protagonista assoluto.

È infatti l’infermiere che raccoglie il campione, ne verifica l’identificazione, ne garantisce la corretta conservazione e ne cura il trasporto. Errori apparentemente banali possono compromettere la qualità del risultato finale, generando risultati inattendibili o falsamente positivi. In altre parole, il miglior laboratorio del mondo non può produrre un risultato affidabile partendo da un campione raccolto in modo scorretto.

Anche nella fase post-analitica il ruolo dell’infermiere è tutt’altro che marginale. Sebbene la responsabilità diagnostica e terapeutica spetti al medico, l’infermiere è spesso il primo professionista sanitario a visualizzare un referto e a riconoscere un valore critico che richiede una comunicazione immediata al clinico.

Per svolgere questo compito in modo efficace non basta eseguire correttamente una procedura: è necessario comprendere il significato dei principali esami di laboratorio e il loro impatto sulla sicurezza del paziente.

L’infermiere moderno non è un semplice esecutore tecnico, ma un professionista che partecipa attivamente ai processi assistenziali e alla gestione del rischio clinico. Per questo motivo la conoscenza della medicina di laboratorio rappresenta oggi una competenza sempre più importante.

Da queste riflessioni e dall’esperienza maturata sia in laboratorio ospedaliero sia nell’insegnamento universitario è nato il volume Medicina di laboratorio per infermieri. Guida pratica per la lettura del referto clinico (CEA-Zanichelli), un manuale universitario scritto dal dottor Mattia Venarubea e pensato per studenti e professionisti che desiderano comprendere il referto di laboratorio, interpretarne i principali parametri e gestire correttamente la fase pre-analitica, trasformando il dato di laboratorio in uno strumento a supporto dell’assistenza e della sicurezza del paziente.

Nota sull’autoreMattia Venarubea è biologo specialista in Patologia clinica e biochimica clinica, nonché tecnico sanitario di laboratorio biomedico presso l’Ospedale San Paolo di Civitavecchia (Asl Roma 4). Nel corso della sua attività accademica ha ricoperto incarichi di docenza presso l’Università degli Studi Roma Tre, l’Università degli Studi della Tuscia e l’Università Sapienza di Roma. Attualmente è docente dei corsi di Biologia, Fisica, Fisiologia, Genetica, Elementi di anatomia patologica e Scienze tecniche di medicina di laboratorio presso il corso di laurea in Infermieristica dell’Università Sapienza di Roma, nelle sedi di Civitavecchia e Bracciano. È autore del volume “Medicina di laboratorio per infermieri. Guida pratica per la lettura del referto clinico” (CEA-Zanichelli).

Di seguito un’anteprima del volume Medicina di laboratorio per infermieri. Guida pratica per la lettura del referto clinico.

Redazione Nurse Times

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