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Buoni pasto negati per anni: Tribunale di Chieti dà ragione a infermiera assistita da Coina

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Infermieri e buoni pasto, Nursing Up: "Nel 2022 siamo ancora costretti a ingaggiare battaglie legali per un diritto sacrosanto"
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Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa del sindacato Coina.

Importante vittoria giudiziaria ottenuta dal Coina a tutela dei diritti dei lavoratori della sanità privata. Con sentenza del 23 giugno 2026 il Tribunale del Lavoro di Chieti ha accolto il ricorso promosso da un’infermiera iscritta al sindacato delle professioni sanitarie contro la Clinica Privata Santa Camilla S.p.A., riconoscendo il diritto della lavoratrice a beneficiare del servizio mensa o delle misure sostitutive previste dal Contratto collettivo nazionale di lavoro per tutti i turni superiori alle sei ore lavorative.

Il giudice ha stabilito che la struttura sanitaria dovrà corrispondere i buoni pasto maturati nel periodo compreso tra il 1° luglio 2015 e il 30 novembre 2024, oltre agli accessori di legge, respingendo l’eccezione di prescrizione sollevata dalla società e condannando la stessa anche al pagamento delle spese processuali.

Si tratta di una pronuncia di particolare rilevanza, che conferma come il diritto alla pausa pasto e alle correlate misure sostitutive non rappresenti un beneficio accessorio, ma una componente integrante delle tutele contrattuali riconosciute ai professionisti sanitari. Un principio che assume ancora maggiore valore in un settore caratterizzato da turni impegnativi, elevati carichi assistenziali e crescente pressione organizzativa.

La sentenza assume inoltre una portata che va oltre il singolo caso. Il pronunciamento del Tribunale di Chieti richiama infatti l’attenzione sul rispetto uniforme dei diritti contrattuali all’interno delle strutture sanitarie private e accreditate operanti sul territorio nazionale, dove migliaia di professionisti sanitari garantiscono quotidianamente la continuità delle cure e dell’assistenza.

Il risultato conseguito è frutto dell’impegno del Coina nel garantire una tutela concreta ai propri iscritti e dell’attività professionale svolta dall’avvocato Andrea Rosati del Foro di Chieti, che ha seguito una vertenza complessa, ottenendo un importante riconoscimento dei diritti della lavoratrice.

Per il Coina questa decisione rappresenta un precedente significativo per tutti i dipendenti delle strutture sanitarie private che, pur prestando servizio su turni superiori alle sei ore, non abbiano potuto beneficiare del servizio mensa o delle previste misure sostitutive.

“Il rispetto dei diritti contrattuali non può essere considerato un elemento secondario dell’organizzazione del lavoro sanitario – sottolinea il Coina -. La qualità dell’assistenza passa anche attraverso il rispetto delle condizioni di lavoro di chi opera ogni giorno a contatto con i pazienti”.

Il Coina continuerà a vigilare affinché i diritti contrattuali e professionali degli operatori sanitari siano pienamente rispettati in tutte le realtà assistenziali, pubbliche e private, confermando il proprio impegno quotidiano nella difesa della dignità del lavoro, della sicurezza professionale e della tutela dei propri iscritti.

Redazione Nurse Times

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