La Legge di Bilancio 2027 riduce al 75% il turnover dei professori universitari. A Grosseto la Cgil avverte che il corso triennale dell’Università di Siena potrebbe non reggere i requisiti di accreditamento. Il Paese che cerca infermieri rischia di tagliare proprio il punto in cui si formano.
Il dibattito sulla Manovra, per gli infermieri, si è concentrato finora su stipendi, indennità e straordinari. C’è però un capitolo che non parla di sanità e che rischia di pesare sulla professione più di molte voci del Fondo sanitario: le regole sulle assunzioni nelle università.
Il caso è emerso a Grosseto, dove ha sede il corso di laurea triennale in Infermieristica dell’Università di Siena. Secondo Monica Pagni, segretaria della Camera del lavoro, e Alessandra Vegni, segretaria della Flc Cgil provinciale, per effetto del testo uscito dal Consiglio dei ministri il corso è, parole loro, “con ogni probabilità destinato a chiudere”.
Cosa prevede la Manovra
Secondo l’analisi della Flc Cgil, il disegno di legge fissa per il 2027 il turnover delle università al 75%, limitatamente ai professori. Tradotto: un ateneo statale potrà assumere a tempo indeterminato spendendo tre quarti di quanto costava il personale andato in pensione l’anno precedente. Per Siena, calcola il sindacato, significa investire in personale il 25% in meno.
La misura si aggiunge a quella della manovra precedente, che secondo la stessa Flc ha già comportato un taglio di circa 40 milioni e quasi 300 punti organico. Il sindacato segnala anche un altro articolo, il 108, che modifica le regole di calcolo delle spese di personale: dal conteggio potranno restare fuori solo i costi coperti da finanziamenti esterni di durata inferiore ai 15 anni.
Sul fronte delle risorse, il Fondo di finanziamento ordinario 2026 viene confermato a 9,365 miliardi in termini nominali. La Flc lo confronta con un’inflazione prevista sopra il 3% e con gli adeguamenti stipendiali del personale. Sono stime di parte sindacale, e il testo può cambiare in Parlamento, dove l’esame è iniziato in questi giorni.
Perché Infermieristica è più esposta
Un corso di laurea esiste solo se rispetta i requisiti di accreditamento, tra cui un numero minimo di docenti di ruolo. Se l’ateneo non può sostituire chi va in pensione, i corsi decentrati sono i primi a scoprirsi. Il corso di Grosseto, ricordano i sindacalisti, ha già dovuto cambiare sede per rispettare quei criteri. Ad agosto la delegata al polo universitario, la professoressa Ottavia Spiga, aveva legato la continuità dei corsi alla possibilità di fare nuove assunzioni.
Il problema non riguarda solo la Maremma. Le sedi periferiche di Infermieristica sono spesso l’unica porta d’accesso alla professione per studenti che non possono trasferirsi in città universitarie. Chi si laurea vicino a casa, inoltre, tende a restare a lavorare nelle aziende sanitarie del territorio. Chiudere una sede vuol dire, nel giro di tre anni, avere meno candidati ai concorsi locali.
Concorsi che spostano, non aggiungono
Un esempio di quanto il bacino sia stretto arriva dalla Liguria. La Regione ha pubblicato un bando di mobilità per almeno 100 posti da infermiere, con domande entro il 1° dicembre, prima del nuovo concorso atteso a fine novembre e aperto anche ai neolaureati. Il motivo: nel concorso dello scorso anno, su 640 posti, oltre la metà dei vincitori era già dipendente del servizio sanitario regionale.
In pratica, una parte dei concorsi serve a spostare infermieri da un’azienda all’altra. Per il coordinatore il risultato è noto: il collega vince il concorso, cambia ospedale, e il buco resta nel reparto di partenza. La Liguria prova a ordinare il flusso, prima i trasferimenti e poi le nuove assunzioni. Ma il numero dei nuovi ingressi dipende da quanti escono dalle università.
E nella parte sanitaria della Manovra
Per il personale del comparto, il testo bollinato contiene alcune voci specifiche. Secondo la ricostruzione del sindacato Coina, dal 2027 i limiti di spesa per le indennità di pronto soccorso crescono di 380 milioni l’anno, di cui 266 per il comparto. Fino a 300 milioni vanno alle prestazioni aggiuntive per le liste d’attesa, 87 dei quali al comparto. Altri 100 milioni servono a coprire sentenze e accordi sui buoni pasto non riconosciuti al personale con turni oltre le sei ore.
Il sindacato Nursind giudica positivamente solo quest’ultima misura. Il segretario Andrea Bottega osserva che le prestazioni aggiuntive non potranno essere usate per coprire le carenze di organico e ricorda la distanza tra lo straordinario ordinario, circa 21 euro lordi l’ora, e i 50 euro delle prestazioni aggiuntive. La sua sintesi sul resto della manovra è netta: “Il nulla cosmico per gli infermieri”.
Il Governo rivendica un Fondo sanitario a 146,3 miliardi nel 2027, il livello nominale più alto di sempre. Le opposizioni e la Fondazione Gimbe contestano il rapporto con il Pil. Nessuna delle due letture, comunque, si occupa di quanti infermieri usciranno dalle aule tra tre anni.
Cosa chiede il territorio
Pagni e Vegni chiedono ai parlamentari della provincia di intervenire per modificare almeno le norme sui tagli alla spesa per il personale universitario. È una richiesta locale, ma il tema è nazionale: la programmazione dei posti di Infermieristica la decidono ministero e Regioni, la sostenibilità dei corsi la decidono i bilanci degli atenei.
Se i due piani non si parlano, si può aumentare il numero di posti a bando e, nello stesso tempo, rendere più difficile tenere aperte le sedi dove quei posti dovrebbero essere coperti. La carenza di infermieri si combatte in corsia, nei contratti e nelle buste paga. Ma comincia prima, in un’aula con abbastanza docenti per restare aperta.
Antonio Leuci
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