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Carta sanitaria, scontro sulla Manovra 2027: Fnomceo contesta l’esclusione del ministero

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La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri critica il mancato coinvolgimento del ministero della Salute nel decreto attuativo. In gioco 1,645 miliardi.

Si accende il confronto sulla carta sanitaria prevista dalla Manovra 2027, uno degli interventi destinati a sostenere l’accesso alle prestazioni per la popolazione anziana. Al centro della polemica c’è il mancato coinvolgimento del ministero della Salute nella definizione delle modalità attuative della misura.

A sollevare la questione è Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che ha espresso forte preoccupazione per la formulazione del disegno di Legge di Bilancio.

Carta sanitaria: previsti 1,645 miliardi per il 2027

Secondo quanto evidenziato dalla Fnomceo, la misura dispone di 1,645 miliardi di euro per il 2027. L’attuazione è affidata a un decreto del ministro del Lavoro, di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, senza prevedere espressamente il concerto del ministro della Salute.

Una scelta contestata dalla Federazione dei medici, che ritiene necessario il coinvolgimento dell’autorità sanitaria nella definizione delle prestazioni acquistabili attraverso la carta. Si tratta, allo stato attuale, di una disposizione contenuta nel percorso della Legge di Bilancio: i dettagli operativi dipenderanno dall’approvazione definitiva e dai successivi provvedimenti attuativi.

Le critiche della Fnomceo

Anelli ha definito la mancata partecipazione del ministero della Salute una scelta difficile da comprendere. La Federazione chiede al Parlamento di modificare il testo, prevedendo espressamente il coinvolgimento del dicastero guidato da Orazio Schillaci.

Il tema non riguarda soltanto la distribuzione delle competenze tra ministeri, ma anche la definizione dei criteri sanitari che dovranno orientare l’accesso alle prestazioni. Per la Fnomceo il sostegno economico alle persone anziane deve tradursi in un miglioramento concreto della possibilità di ricevere cure appropriate e tempestive.

Anziani e malattie croniche: il problema dell’accesso alle cure

Il dibattito si inserisce in un contesto demografico caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento dei bisogni assistenziali. Anelli richiama dati secondo i quali in Italia vivono circa 19 milioni di persone con almeno 60 anni e circa 14,3 milioni presentano almeno una malattia cronica.

L’accessibilità delle prestazioni rappresenta quindi un problema che riguarda milioni di cittadini e coinvolge direttamente l’organizzazione dei servizi territoriali e ospedalieri. La disponibilità di risorse economiche, da sola, non garantisce necessariamente una riduzione dei tempi di attesa se non viene accompagnata da una sufficiente capacità di erogazione delle prestazioni.

La proposta: utilizzare le risorse contro le liste d’attesa

La Fnomceo propone di destinare gli stanziamenti della carta sanitaria al rafforzamento dei meccanismi di tutela dei cittadini che non riescono a ottenere prestazioni nei tempi previsti. Tra le ipotesi avanzate figura il ricorso a prestazioni in libera professione intramuraria quando le liste d’attesa del servizio pubblico superano i termini stabiliti.

È una proposta della Federazione, non una modifica già approvata. Il confronto parlamentare dovrà chiarire se e come le risorse saranno utilizzate, quali prestazioni potranno essere acquistate e quali cittadini potranno beneficiare della misura.

Le ricadute per infermieri e assistenza territoriale

Il dibattito sulla carta sanitaria interessa anche le professioni infermieristiche. L’aumento della domanda di prestazioni da parte della popolazione anziana richiede infatti una rete capace di garantire continuità assistenziale, gestione delle patologie croniche, educazione terapeutica e presa in carico domiciliare.

Gli infermieri di famiglia e comunità, gli ambulatori territoriali e i servizi domiciliari possono contribuire alla gestione dei bisogni di salute, ma necessitano di personale, organizzazione e risorse adeguate. La carta sanitaria, se orientata principalmente all’acquisto di singole prestazioni, non risolverebbe automaticamente le criticità strutturali legate alla carenza di professionisti e alla frammentazione dei percorsi di cura. Si tratta di una questione organizzativa che merita attenzione nel confronto sulla riforma dell’assistenza territoriale.

Redazione Nurse Times

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