Negli ospedali pubblici della Lombardia aumentano medici, infermieri e operatori sanitari, ma in misura non sufficiente a soddisfare una domanda di assistenza sempre più elevata. E preoccupa il numero delle dimissioni volontarie, in crescita costante. È quanto emerge dall’analisi di Uil Lombardia sui dati del Conto annuale 2024 della Ragioneria Generale dello Stato, pubblicata sul Corriere della Sera.
Secondo tale analisi, considerando sia i dipendenti a tempo indeterminato sia quelli con contratti flessibili, in Lombardia il personale sanitario complessivo del Servizio sanitario regionale ha raggiunto quota 112.360 unità, con 912 lavoratori in più rispetto al 2023. I dipendenti stabili sono passati da 106.818 a 108.382.
Guardando però all’andamento degli ultimi vent’anni, la crescita appare molto più contenuta. Rispetto al 2001 il saldo complessivo è infatti di appena 670 addetti, pari a un incremento dello 0,6%. Un dato che, secondo il Uil Lombardia, non basta a rispondere all’aumento dei bisogni sanitari legati all’invecchiamento della popolazione, alla pressione sui pronto soccorso, allo sviluppo dell’assistenza territoriale e alla necessità di ridurre le liste d’attesa.
Le province che registrano gli aumenti più consistenti sono Milano, Bergamo, Varese, Monza e Brianza, Como e Pavia, mentre Brescia, Lodi, Sondrio e Mantova fanno segnare una diminuzione degli organici. In diversi territori il numero degli operatori resta ancora inferiore a quello di oltre vent’anni fa. Tra gli elementi positivi figura la diminuzione dei contratti flessibili, scesi da 4.630 a 3.978, segnale di un maggiore ricorso alle assunzioni stabili.
Nel 2024 le cessazioni dei dipendenti a tempo indeterminato non dovute al pensionamento o al trasferimento in un’altra amministrazione sono state 4.188, contro le 3.880 del 2023, con un aumento del 7,9%. Un valore di poco inferiore al picco del 2022, quando, all’indomani dell’emergenza Covid, le dimissioni avevano raggiunto quota 4.279, ma nettamente superiore ai livelli del 2011, quando erano state appena 751.
Dall’analisi di Uil Lombardia emerge infine un altro dato significativo: il 74% del personale del Servizio sanitario regionale è composto da donne. Una caratteristica che, secondo il sindacato, dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione nell’organizzazione dei turni, dei carichi di lavoro e delle politiche di conciliazione tra vita professionale e familiare.
“La Lombardia assume, ma continua anche a perdere personale – osserva il segretario confederale di Uil Lombardia, Salvatore Monteduro –. Il problema non è soltanto reclutare nuovi lavoratori, ma riuscire a trattenere chi ogni giorno garantisce il funzionamento di ospedali, pronto soccorso, servizi territoriali e assistenza domiciliare”.
Sulla stessa linea il segretario generale di Uil Fpl, Daniele Ballabio: “Se non si interviene subito, il rischio è che il Servizio sanitario perda non solo personale, ma anche competenze, esperienza e qualità dell’assistenza”.
Redazione Nurse Times
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