È l’alba dell’11 del mese. Il caffè sale nella moka, la casa dorme ancora. Anna, infermiera in una struttura socio-sanitaria, apre la busta paga sul telefono: 1.450 euro. La stessa cifra dell’anno scorso, e di quello prima ancora. Le tasse, invece, sono già state pagate. Anna non le ha nemmeno viste: lo Stato le ha prese prima che lo stipendio arrivasse sul suo conto.
In questi giorni un rapporto sui redditi degli italiani ha fatto discutere. Racconta che il peso delle tasse grava su pochi, e dentro quei numeri c’è anche Anna: ogni anno paga al fisco circa 3.000 euro, più di quanto lo Stato spenda per curare un cittadino. Anna paga la sanità per i malati, i fragili e le persone che necessitano di cure, mentre lei stessa cura i pazienti e si prende cura degli altri. Anna è una dipendente con uno stipendio povero, che non arriva alla terza settimana del mese.
È un dato che non viene raccontato nelle statistiche né nei dibattiti televisivi e politici. Chi lavora alle dipendenze non sceglie quanto dichiarare: le tasse partono in automatico, fino all’ultimo euro. Stando ai redditi dichiarati, un gioielliere guadagna meno di un insegnante, un ristoratore meno di un impiegato allo sportello dell’ufficio postale, chi gestisce un bar meno di un autista di autobus. Non è un’accusa: esistono attività davvero in difficoltà.
Anna appartiene all’Italia che paga tutto e guadagna poco. Il suo contratto, come quello dei colleghi delle strutture socio-sanitarie e delle Rsa con contratto Aris Rsa e Aiop Rsa, è fermo da quattordici anni. In queste strutture infermieri, fisioterapisti e logopedisti non superano i 1.450 euro netti al mese, cioè dopo aver pagato le tasse, e gli oss arrivano a 1.300 euro netti. Negli ospedali classificati e nelle cliniche con contratto Aris e Aiop, invece, il contratto è fermo da otto anni. In tutto sono circa 350mila lavoratori, e dietro ognuno di loro c’è una famiglia.
Intanto, dal 2012 a oggi, la vita è cambiata. Il pieno di benzina costa sempre di più, le bollette di luce e gas sono esplose, il carrello della spesa si riempie di meno e si paga di più. Poi l’affitto o il mutuo, i libri di scuola, le tasse locali. Lo stipendio di Anna è rimasto fermo al 2012. Tutto il resto no: luce, acqua, gas, benzina, mutui, scuola, carrello della spesa. E anche le strutture socio-sanitarie riabilitative in cui Anna lavora ricevono rette, tariffe e Drg fermi da molti anni.
Eppure queste strutture non sono un mondo a parte. Accolgono anziani non autosufficienti, persone con disabilità, pazienti che reimparano a camminare dopo una frattura o a parlare dopo un ictus. Svolgono un servizio pubblico. Senza di loro molti ospedali non saprebbero dove dimettere i pazienti, e molte famiglie non saprebbero a chi affidare i propri cari.
C’è una domanda che la politica dovrebbe porsi: che cosa accade a un Paese quando infermieri, fisioterapisti, logopedisti, OSS ed educatori, che si prendono cura dei più fragili, diventano, a loro volta, fragili? Un contratto fermo da quattordici anni non è solo una questione di soldi.
È un messaggio: dice a chi lavora che la sua fatica vale oggi quanto valeva nel 2012. E un Paese che manda questo messaggio a chi cura, ai professionisti della salute, rischia, domani, di non trovare più nessuno disposto a svolgere il lavoro di infermieri, fisioterapisti, logopedisti, educatori, oss e altri professionisti della salute nelle strutture socio-sanitarie riabilitative e nelle Rsa.
L’appello va rivolto a tutti, con rispetto. Al Governo e alle Regioni, perché sostengano il rinnovo dei contratti delle strutture accreditate convenzionate, adeguino le rette e aiutino i professionisti delle strutture socio-sanitarie che hanno i contratti fermi da quattordici anni e coloro che percorrono ogni giorno molti chilometri per andare al lavoro.
Alle associazioni di categoria, perché senza personale infermieristico, fisioterapico, logopedico e delle altre professioni sanitarie non esistono strutture socio-sanitarie e RSA. Ai sindacati, perché questi lavoratori tornino al centro della loro agenda. Serve un tavolo comune, in cui il rinnovo dei contratti e l’adeguamento delle rette camminino insieme.
È sera. Anna torna a casa dopo aver assistito un anziano colpito da ictus, una donna operata al femore, un uomo che non riconosce più i figli. Ha pagato le tasse fino all’ultimo euro, prima ancora di ricevere lo stipendio. Anna paga le tasse. Ma chi paga Anna? Lei e gli altri 350mila non chiedono privilegi: chiedono di essere visti. E alle prossime elezioni sapranno scegliere da chi farsi rappresentare.
Dott. Daniele Leone
Infermiere – Coordinatore infermieristico
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